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gioved? 18 maggio 2006
Pagina 7 - Primo Piano
Damiano: impegno sul precariato Per la Biagi faremo come Zapatero
intervista ANTONELLA RAMPINO
ROMA Cesare Damiano ? uno dei pochi neo-ministri per i quali l’esperienza che inizia con questo 17 maggio alla guida del dicastero del Lavoro ? davvero nuova. Non bastasse, lui che prima di diventare responsabile Lavoro della Quercia ha trascorso una vita in Cgil, profilo da sindacalista ?tecnico?, e da leader moderato della per solito radicalissima Fiom, ? anche uno dei pochi fassiniani dell’esecutivo Prodi. E anche per questo le sue prime risposte ai cronisti che l’assediavano col quesito di rito, ?che ne farete della legge Biagi??, hanno gi? fatto notizia: ?Faremo come Zapatero?. Senza avere il tempo di specificare, l? nell’anticamera della Vetrata al Quirinale, che ?Zapatero ha fatto una cosa che abbiamo scritto gi? nel programma della nostra coalizione: disincentivare il lavoro precario, e incentivare il lavoro a tempo indeterminato. Tutto qui?. Il ?noi? riferito all’estensione di quella parte del Programma ? un tratto di stile, sottotono. Damiano ? un cuneese alto alto con l’hobby di ritrarre a fumetti il segretario del suo partito (Fassino, appunto): in realt?, quelle pagine programmatiche sono uscite proprio dalla sua penna.
Damiano, un po’ di ripresa internazionale c’?, e sta arrivando anche da noi. Ma perch? l’occupazione non cresce? E’ mancata una politica del lavoro o una politica industriale? O una politica dei redditi?
?Bisogna tornare a quell’antica moderna idea per la quale un Paese deve avere una politica industriale, deve sapere quali sono i settori e i fattori strategici alla ripresa. Quanto alla politica dei redditi, che ha dato i suoi risultati nel corso degli Anni Novanta, ? efficace se ha alle spalle una buona contrattazione sindacale, che consenta di rinnovare i contratti alla loro scadenza naturale, e non con anni di ritardo; che abbia come riferimento un’inflazione reale e non sottostimata; che abbia un fisco amico del reddito da lavoro e della famiglia. La condizione in cui siamo ? che il governo Berlusconi ha tagliato 6 milioni di euro di tasse a vantaggio della parte pi? ricca del Paese. Una politica dei redditi al rovescio. Se avessimo invece usato quelle risorse a vantaggio del 75 per cento delle famiglie, e per riportare al 18 per cento la tassazione sul trattamento di fine rapporto, forse sarebbe stato utile e il Paese sarebbe in una condizione diversa?.
Torniamo alla legge Biagi.
?Dobbiamo diminuire la precariet? e trasformare il lavoro da flessibile in stabile. Ma i problemi della legge 30 partono da lontano, partono dal “Libro bianco” del 2001. Perch? vede, la 30 ? operativa solo dal 2004, e sono state introdotte solo alcune delle numerose forme di flessibilit? che prevedeva, peraltro recepite assai modestamente dal sistema contrattuale. Mentre col “Libro bianco” ? stata eliminata la concertazione e si ? corroso quell’elemento impalpabile che si chiama coesione sociale e che per un Paese moderno ? anche un fondamento di competitivit?. Un Paese che non ? coeso, non ce la pu? fare ad essere un Paese competitivo. Poi il governo Berlusconi ha eliminato gli incentivi che stabilizzano il lavoro, come il credito d’imposta, che il centrosinistra aveva introdotto. Le d? solo un dato: nel 2001 le nuove assunzioni erano all’80 per cento stabili. Nel 2005 quel dato ? rovesciato: sono al 70 per cento precarie. E’ il segno del peggioramento delle regole del mercato del lavoro. Noi dovremo rovesciare queste tendenze?.
Come?
?Risospingendo il lavoro verso condizioni di normalit?. Dobbiamo fare in modo che il lavoro flessibile non costi meno di quello stabile. Anche perch? chi in Italia entra nella flessibilit? non dispone come in altri Paesi di protezioni sociali?.
E qui siamo a Zapatero, e al superamento della ?temporalidad?. Il presidente di Confindustria per? ancora ieri, nel farle gli auguri di buon lavoro con attestato di stima, ? tornato a chiederle flessibilit?.
?L’Italia nel corso di questi anni ha perso competitivit?. L’azione di governo deve metterla in condizione di agganciare la ripresa, che sta arrivando. Certo che non aboliremo, l’ho gi? detto, la flessibilit?. Ma anche il cuneo fiscale aiuter?, ripartendo il vantaggio in parte all’impresa e in parte al lavoro. Col vantaggio di far ripartire il dialogo sociale?.
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