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luned? 11 dicembre 2006
Pagina 16 - Esteri
LA MORTE DI PINOCHET
"Non ha pagato per le sue colpe" l?amarezza del giudice Garz?n
Il magistrato spagnolo: facendolo arrestare a Londra colpii la sua dignit?
ALESSANDRO OPPES
MADRID - ?Alla fine, quello che resta, sono quei diciotto mesi in cui Augusto Pinochet fu costretto all?umiliazione degli arresti domiciliari, a Londra?. Baltasar Garz?n ricorda con orgoglio la clamorosa iniziativa giudiziaria con la quale, otto anni fa, riusc? a inchiodare per la prima volta il dittatore cileno davanti alle proprie responsabilit?. ?Pinochet - dice il super-magistrato della Audiencia Nacional - muore proprio il 10 dicembre, giusto nell?ottavo anniversario della sua prima detenzione e, per uno di quei paradossi della storia, anche nel giorno in cui si celebra il 58esimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell?uomo?.
Nel suo libro di memorie, ?Un mondo senza paura?, pubblicato lo scorso anno, Garz?n non nascondeva lo stupore per essere riuscito a messere a segno il colpo pi? clamoroso della sua brillante carriera. ?Quando decisi di redigere il mandato di cattura internazionale, non misurai le conseguenze. Volevo solo evitare che si perdesse un?opportunit? di fare giustizia, di mettere fine all?impunit? di un uomo che aveva le mani macchiate di sangue. Non pensavo che quell?ordine d?arresto fosse eseguito. Per? i miracoli esistono... ?.
Giudice Garz?n, Pinochet muore, ma muore nel suo letto di malattia, avendo schivato una ad una tutte le possibili condanne da parte della giustizia cilena. Cosa prova?
?Quando una persona muore, chiunque essa sia, non sarebbe molto opportuno esprimere giudizi. Per? si pu? dire che ? un peccato che Pinochet muoia senza che la giustizia cilena sia riuscita a emettere nessuna condanna definitiva contro di lui. Sarebbe stato sicuramente meglio poterlo vedere seduto davanti a un tribunale, sul banco degli imputati, chiamato a rispondere dei suoi crimini?.
Crede che la sua scomparsa possa finalmente facilitare il processo di riconciliazione nazionale in Cile?
?La riconciliazione, in realt?, era gi? cominciata. E la dimostrazione ? proprio nel fatto che, da qualche anno a questa parte, la magistratura cilena aveva mantenuto Pinochet sotto costante pressione, accusandolo non solo degli innumerevoli crimini compiuti durante i 17 anni della sua dittatura, ma scoprendo anche l?impressionante catena di reati fiscali e finanziari che gli avevano garantito un arricchimento illecito. Tutto ci? sarebbe stato qualcosa di impensabile fino a pochi anni fa, quando il Cile non riusciva ancora a liberarsi dell?apparato di leggi imposte dal regime militare a salvaguardia della propria impunit?.
Pinochet, per?, ha finito col perdere la propria immunit?. In che misura ha influito in questa svolta la sua determinazione nel cercare di applicare il principio di una giustizia universale?
?Credo che abbia avuto un?importanza molto grande. La nostra azione giudiziaria partiva dal principio secondo cui il carattere internazionale dei crimini di genocidio, tortura e terrorismo entra nell?ambito di applicazione della legge spagnola, che permette di applicare il principio della giurisdizione universale. Quell?iniziativa giudiziaria di otto anni fa, con il mandato di cattura internazionale che port? alla detenzione di Pinochet a Londra, non si concluse in realt? come avremmo sperato. Avremmo voluto vederlo imputato in Spagna, davanti alla Audiencia Nacional, ma non fu possibile. Per? l?importante ? che attraverso quell?azione si sia potuto mettere in moto qualcosa. L?importante ? che si sia cominciato. E dopo, una volta che il generale ebbe rimesso piede in patria, la giustizia locale continu? l?opera. Alla nostra iniziativa se ne sommarono poco a poco molte altre?.
Forse resta un po? di amaro in bocca per i familiari delle vittime.
?Sicuramente s?, per? ora possiamo dire che i familiari delle vittime, se non hanno potuto gioire per una condanna che non c?? mai stata, quantomeno hanno visto il tiranno privato in pi? occasioni della propria libert?. Da parte nostra, ? valsa la pena provarci, per una questione di giustizia, e di rispetto per chi non c?? pi?.
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