Pagina 2 - Primo Piano SCONTRO SULLA MANOVRA / PRODI: ?ALLA CAMERA UNA SCELTA INDISPENSABILE, SE VOGLIAMO RISPETTARE I TEMPI ED EVITARE L’ESERCIZIO PROVVISORIO? Spallata mancata, domani la fiducia ROMA Per la Finanziaria, che si discute alla Camera, ? questione di giorni: il governo ha deciso di tagliar corto con la discussione in aula e di chiedere il voto di fiducia. Un Consiglio dei ministri straordinario, riunito a sera, ha preso la decisione che era abbondantemente nell’aria. Pier Ferdinando Casini aveva gi? gridato all’ ?esproprio del Parlamento?, Francesco Rutelli aveva gi? replicato che il governo Berlusconi ?l’aveva messa 19 volte negli ultimi 9 mesi?. Sabato pomeriggio si voter? il maxi-emendamento che viene scritto in queste ore e domenica, perlomeno a Montecitorio, sar? tutto finito. ?Una decisione indispensabile?, secondo Romano Prodi, ?se vogliamo rispettare i tempi ed evitare l’esercizio provvisorio?. In Senato la fiducia non ? stata ancora chiesta. Siamo al ?forse, vedremo, dipende da come si comporta l’opposizione?. Ma tutto fa pensare che alla fine verr? messa. Cos? pure a Palazzo Madama il decreto fiscale (collegato alla Finanziaria) giunger? rapido a destinazione. Il centro-destra prova a piazzare massi sui binari, finora senza successo. Ieri ha tentato di far deragliare il decreto sulla pregiudiziale di costituzionalit?, sperando in qualche defezione nella maggioranza. Una in effetti c’? stata: Sergio De Gregorio (ex Italia dei valori) s’? schierato con l’opposizione. Ma non ha sconvolto gli equilibri poich? ? finita 160 a 154 per l’Unione, e nel voto immediatamente successivo (richiesta di rinviare tutto per due settimane) 161 a 154. Lo scarto rimane insomma di 6-7 voti, come tre giorni fa sulle altre pregiudiziali. Sarebbe salito a 7-8 se non vi fosse stata l’assenza, dovuta a motivi personali, del diesse Gavino Angius. Il divario tra maggioranza e opposizione sarebbe invece sceso a 4-5 qualora, al momento del voto, il forzista Alfredo Biondi non fosse andato in infermeria, il leghista Giuseppe Leoni dal barbiere e una gentile senatrice di An (della quale per galanteria ha negato la d?faillance il capogruppo Altero Matteoli) in toilette. La prima reazione del centro-destra ? consistita nel prendersela coi senatori a vita. In aula ve n’erano quattro, e tutti e quattro avevano votato a favore del decreto fiscale: Carlo Azeglio Ciampi, Emilio Colombo, Francesco Cossiga, Rita Levi Montalcini. Contro di loro s’? scatenato un coro di fischi e insulti, ?vergogna? il pi? carino. La violenza ? stata tale da sembrare preordinata, un assalto studiato a tavolino. Franco Marini, presidente dell’Assemblea, ha stigmatizzato: ?Sono senatori come gli altri, il diritto alla libert? di voto ? garantito a tutti?. Marco Follini, ex Udc ora Italia di Mezzo, s’? alzato platealmente per manifestare solidariet? ai ?grandi vecchi?. Chiaro l’obiettivo della contestazione: intimidire i senatori a vita, minacciare di trascinarli dal piedistallo della loro popolarit?. La Montalcini ? tornata a casa per nulla impaurita: ?Non li sto nemmeno a sentire?, ha commentato. Cossiga, che in queste situazioni si diverte da matti, ha colto la palla al balzo per lanciare una proposta sul filo del paradosso: ?Aboliamo pure i senatori a vita, ma dateci la pensione perch? per noi ex presidenti della Repubblica non ? prevista...? (Berlusconi l’ha preso subito in parola). Ma c’? chi, tra i patres patriae, ? rimasto un po’ scosso. Ciampi, in particolare, da destra l’hanno preso di mira perch?, accusa il leghista Castelli, ?un decreto del genere presentato da Berlusconi lui da Capo dello Stato non l’avrebbe fatto passare, invece ora addirittura lo vota?. La contromossa dell’Unione ? consistita in una lettera aperta a firma di Anna Finocchiaro, Luigi Zanda e Nicola Latorre, di gratitudine e incoraggiamento ai senatori a vita. Il cui sostegno al governo, sebbene ieri non sia stato determinante, potrebbe diventarlo tra pochi giorni sulla fiducia. |
"Finanziaria" Spallata mancata, domani la fiducia
di Admin
mercoledì 27 ottobre 2021