marted? 12 dicembre 2006

    Prima Pagina - Editoriale

    Il rimedio sbagliato

    di Pietro Ichino
      L'emendamento alla Finanziaria che prefigura l'immissione indiscriminata in ruolo di centinaia di migliaia di lavoratori precari del settore pubblico - anche ammesso che si trovino davvero i soldi necessari - rischia di essere un rimedio peggiore del male che si vuole combattere.

      Da molti anni, ormai, una parte rilevante della funzione pubblica ? affidata a lavoratori non di ruolo, assunti in una miriade di forme: trimestralisti, supplenti, ?contrattisti?, co.co.co., stagisti e altre figure ancora, che si affiancano permanentemente a un personale di ruolo in parte efficientissimo, in altra parte impigrito dalla totale assenza di incentivi, talvolta del tutto inerte o assente. Il male ? che ai primi, i paria, si accolli tutto il peso della flessibilit? necessaria, che non si pu? o non si vuole chiedere al personale di ruolo; e che ciononostante essi siano trattati molto peggio, sotto ogni punto di vista.

      E’ apprezzabile che il governo si proponga di correggere un'ingiustizia e un'incongruenza tanto gravi. Il problema, per?, ? che correggerle per davvero implica mettere in discussione l'intero sistema dell'amministrazione pubblica; perch?, in quel sistema, la precariet? degli uni ? l'altra faccia dell'iperprotezione e inamovibilit? degli altri. Limitarsi a trasferire gli avventizi dal regime di iperflessibilit? a quello di iperprotezione produrr? l'effetto di assimilarli in tutto, anche nei comportamenti, al vecchio personale impiegatizio; e i ruoli pubblici, ancor pi? sovradimensionati di prima, torneranno a essere inaccessibili per molti anni, creando nuove generazioni di precari e di esclusi.

      Qualcuno, dalle file della maggioranza, replicher? che il governo si appresta a stipulare entro Natale con le confederazioni sindacali maggiori un ?memorandum? sul rinnovo dei contratti collettivi pubblici, destinato a garantire che d'ora in poi la produttivit? venga adeguatamente premiata. Per quanto ? dato saperne, questo documento segna, in qualche misura, un passo avanti in questa direzione; ma esso non basta certo a voltar pagina incisivamente rispetto a decenni di inerzia dell'apparato statale.

      Manca del tutto, in questo ?memorandum?, l'attivazione di organi indipendenti capaci di una valutazione puntuale e credibile dell'efficienza delle strutture pubbliche e degli addetti: senza di quelli, affidarsi a una sorta di verifica concertata con i sindacati ? - nel migliore dei casi - un'ingenuit?. Manca il principio per cui non si devono valutare solo l'efficienza e la produttivit? medie di una struttura, ma anche le differenze enormi di rendimento tra gli addetti migliori e i peggiori: passaggio indispensabile se si vuole davvero premiare quelli che lavorano per due e stanare i nullafacenti. Manca un meccanismo credibile di individuazione dei molti casi di grave sovradimensionamento degli organici, da risolvere con i trasferimenti.

      Manca infine - non ultimo per importanza - il principio di partecipazione e di piena voce della cittadinanza in questa valutazione, che non si garantiscono con le ?consultazioni?, ma col dare ai ricercatori, alle associazioni degli utenti, ai giornalisti specializzati, l'accesso costante e immediato a tutti i dati di cui dispongono gli organi di valutazione.

      Questi nuovi principi e strumenti costituiscono l'oggetto essenziale del progetto di legge elaborato da un gruppo di giuristi, di cui abbiamo dato notizia su queste pagine gioved? 7 (Un'Authority per il merito ) e che verr? presentato al governo e ai sindacati venerd? prossimo. Dal modo in cui governo e sindacati risponderanno analiticamente, su ciascuno dei punti indicati, si misurer? la seriet? del loro impegno riformatore.