Pagina 3 - Primo Piano L’APPLAUSO DELL’AULA DI MONTECITORIO ANTICIPA LA COMUNICAZIONE UFFICIALE DI BERTINOTTI. IN SERATA DA CIAMPI PER CONCORDARE IL PASSAGGIO DI CONSEGNE Un solo rimpianto: le schede bianche del centrodestra FEDERICO GEREMICCA La luce del sole che entra ancora un po’ di taglio, inonda e rischiara la stanza della Metamorfosi: una scrivania ingombra di libri, con un unico portaritratti, la foto di Lui con la nipotina, capelli castani e tunichetta a fiori; due comode poltrone damascate a righe larghe, in oro e azzurro; tre sedie pi? dimesse; una piccola scaffalatura sulla quale fa mostra un’altra unica foto, Lui con Yitzhak Rabin; e infine Lui, appunto, Giorgio Napolitano, capo dello Stato in divenire. E’ mezzogiorno, e al primo piano di Palazzo Giustiniani il senatore a vita non pi? leader di partito e non ancora Presidente ? oggetto di una lenta ma inarrestabile trasformazione. ?Bianca?, ?Napolitano?, ?Napolitano?, ?Napolitano?... scandisce la voce di Fausto Bertinotti che giunge ovattata attraverso la tv. Nella stanza della Metamorfosi, quando si avvicina il momento, quando soltanto cinquanta schede fanno la differenza tra il Senatore e il Presidente, resta solo Gianni Cervetti, l’uomo dell’Oro di Mosca, il compagno migliorista e riformista di cento battaglie e forse pi?. Ha nella tasca della giacca il basco di sempre, e davanti un grande foglio sul quale annota i voti. ?Impensabile quindici anni fa - sussurra -. Quindici anni fa, quasi volevano cacciarci dal partito...?. Due ore prima, per?, la Metamorfosi era appena cominciata in mezzo a un dolce e familiare parlar napoletano. Pochissimi amici hanno avuto il privilegio di tener compagnia al senatore nella sua ultima Trasformazione: un evento che meritava (e meriterebbe) discrezione e riserbo, prudenza e rispetto, e che cos? racconteremo, fermandoci nell’attimo esatto della proclamazione a Presidente. Ma prima no. Anzi, ora no. Ora che sono le dieci del mattino e Giorgio Napolitano, avendo appena votato per se stesso, ? proprio qui - di fronte a noi - circondato dagli amici napoletani, ora qualcosa si pu? dire. Gli fa corona il gruppo di comando di ?Mezzogiorno/Europa?, il centro studi voluto sette anni fa dal futuro presidente una volta arrivato al Parlamento di Strasburgo. C’? Ivano Russo, giovane ricercatore universitario, poi Alberto Irace, Alfredo Mazzei e il direttore dell’omonima rivista, un ex deputato del Pci, vecchio amico del non ancora Presidente. Napolitano chiacchiera amabilmente, raccontando i giorni della sua candidatura. ?Quanti piccoli e inutili disegni - sussurra -, quanti calcoli incomprensibili... C’? perfino chi ha voluto far prevalere, di fronte alla scelta di un nuovo capo dello Stato, l’ingombro e il valore di un’elezione amministrativa?. Si ferma, riflette, poi apre una finestra, quasi cercasse l’aria fresca di Roma e la luce del sole che si alza. Arriva Emilio Colombo, senatore a vita come il senatore quasi Presidente: si salutano, si complimentano e il vecchio capo doroteo non resiste alla battuta ?un cosacco al Quirinale, va dicendo qualche cretino. E io non conosco comunisti meno comunisti di Napolitano e democratici pi? democratici dell’uomo che stiamo eleggendo Presidente?. Ma ormai ci siamo quasi. Arrivano gli uomini del cerimoniale per preparare il dopo proclamazione, gentili, ossequiosi, efficienti come mai. Arriva Pasquale Cascella, suo passato e futuro portavoce. Arriva Giuseppe Mennella, una vita negli uffici del Senato, che lo coccola, lo scorta e gli spiega quel che accadr?. Napolitano ? in piedi, ascolta tutti, ?bianca?, ?Napolitano?, ?Napolitano? e la Metamorfosi ? ormai quasi completata. Telefona Antonio Bassolino, scongiuri, auguri e una richiesta: ?Giorgio, la tua prima visita spetta a Napoli. Perch? non vieni subito, anche prima delle elezioni??. Ma appunto, il dado ? tratto, l’uomo che passeggia nella stanza luminosa ha ormai il profilo del Presidente e sarebbe bene fosse chiaro a tutti che Presidente sar?. ?Prima del voto... Mah...?. Riflette a voce alta. Un’ingerenza nella campagna elettorale. Un aiuto, oggettivo, ad uno schieramento piuttosto che a un altro. S?, il senatore-Presidente ha gi? scrupoli di questo tipo, alla faccia di chi ha voluto dichiarare che sar? il garante di mezza Italia e dell’altra mezza no. Ecco, il Presidente della Repubblica ? diventato inavvicinabile. Arrivano i valletti, i cerimonieri, si prepara la sala per la comunicazione ufficiale che i presidenti di Camera e Senato si accingono a fare a Napolitano. Ed eccolo, ora, il Presidente. Eccolo nell’istante che vale una vita. Abbraccia Gianni Cervetti, che ha gli occhi lucidi. Abbottona la giacca, sistema la cravatta, ringrazia Carlo Azeglio Ciampi, che ? il primo in assoluto a telefonare. Poi esce dalla stanza della Metamorfosi e va incontro al suo destino. A destra, sulla parete, il disegno a pastelli che ha incuriosito tutti: un sole che piange e un aereo che bombarda una casa in fiamme, e un po’ pi? a destra un sole che ride, una colomba che vola ed una casa con i fiori alle finestre. ?Glielo hanno regalato i bambini di Serajevo quando era presidente della Camera. Da allora lo porta sempre con s?...?. |
"EtMaintenant..." «Spiaciuto per i giochini»
di Admin
mercoledì 27 ottobre 2021