Pagina 3- Primo Piano ?nonno della patria? personaggio MATTIA FELTRI Giulio Andreotti forse non lo ricorda ma ieri, giorno in cui Gianni Letta e Pier Ferdinando Casini gli hanno offerto la candidatura alla presidenza del Senato, era il tredicesimo anniversario dell’audizione nella Giunta che avrebbe poi dato parere positivo all’autorizzazione a procedere per mafia. Secondo le bizzarrie del tempo, Andreotti ? ora abilitato e anzi caldeggiato per la guida dell’assemblea che tredici anni fa non prov? imbarazzo a consegnarlo ai magistrati palermitani, perch? i magistrati medesimi ne dimostrassero la mafiosaggine, e dimostrassero che parti dello Stato repubblicano appartenevano alla criminalit? organizzata. Lui, che ? stato sette volte presidente del Consiglio e chiss? quante ministro, non ha mai ricoperto ruoli istituzionali. Gli sarebbe piaciuto il Quirinale, ma in altri tempi, quando era un concorrente credibile. E adesso si vede offerta la seconda carica dello Stato proprio quando sembrava relegato a manifestazioni di altissimo cazzeggio, come la presenza in qualit? di luminare a un convegno dell’Aquila sulla ?maldicenza in politica?. La riabilitazione dopo la lunga vicenda giudiziaria pareva giusto sufficiente per riportarlo in tv e sui giornali a sentenziare, stavolta lui, sull’inopportunit? di un riconoscimento a Oriana Fallaci nella citt? di Giorgio La Pira, oppure sulla squallida campagna contro Antonio Fazio, oppure ancora sulla stravaganza di un premier che, a proposito della scalata di Unipol alla Bnl, va in procura a raccontare risvolti senza rilievi penali. Ecco, da padre a padrino della patria, e poi di nuovo padre, ma nobile, e quindi platealmente riverito, ma non pi? calcolato nei giochi delle poltrone. Uno buono per il rilancio dell’appeasement in Medio Oriente, per la critica ferma ma non feroce alle lentezze e alle guittezze della giustizia. Uno buono persino per il reality show. Si chiamava ?Una giornata particolare? e andava in onda sulla Rai, Andreotti accett? di essere ripreso dalle telecamere mentre si impiegava in una libreria, e involontariamente diede la testimonianza definitiva sulla Prima Repubblica. Un cliente and? alla cassa con due libri e Andreotti fece subito un buco in bilancio di dieci euro: ?Questo quindici, questo tredici, fa diciotto?. Insomma, testimonianze involontarie e volontarie. Testimone prediletto per le seconde serate sul Dopoguerra. Testimone nella causa di beatificazione di Karol Wojtyla davanti al Tribunale della Congregazione dei Santi. Il sacro e il profano, la proposta rifiutata di condurre il dopofestival al Sanremo di Paolo Bonolis, quella accettata di fare la pubblicit? ai telefonini con Claudio Amendola e Valeria Marini che, colpita dal fascino dell’immortalit?, avrebbe poi collocato l’uomo ideale nel punto di congiunzione fra Vittorio Cecchi Gori, Fidel Castro e, appunto, Andreotti. E lui che nel tempo libero riscopre la gioia della recitazione assaggiata anni fa nel ?Tassinaro? con Alberto Sordi: ora lo spot e il teatro, a interpretare se stesso intervistato da un Giorgio Albertazzi nei panni di Montanelli. Dunque una redenzione se non a met?, a tre quarti. Certe volte buffa, per esempio sulle pagine dell’Unit? che in un’edizione del marzo 2003 lo intervist? alla pagina dieci perch? sostenesse l’illegittimit? della guerra in Iraq, e a pagina quindici, a firma Marco Travaglio, lo dichiarava mammasantissima anche se lo avevano assolto. E adesso che si pensa a lui, al padre nobile, o magari nonno nobile, visti gli ottantasette anni, per salvare la patria dalla rissa continua, perch? nessuno come lui padroneggia l’arte della mediazione, vengono in mente anche i giudizi di tredici anni fa. Per esempio quello di Achille Occhetto, allora segretario del Pds: ?La Democrazia cristiana ? stata colpita al cuore del dominio, e con Andreotti ? stata colpita la grande mediazione di governo che ha dominato anche sulla base di accordi con la mafia e con la malavita organizzata?. |
"EtMaintenant..." Il ritorno di Belzebù
di Admin
mercoledì 27 ottobre 2021