sabato 22 aprile 2006


    Pagina 3- Primo Piano
      L’INOSSIDABILE GIULIO SI COMPLETA LA SUA RIABILITAZIONE

      Il ritorno di Belzeb?
      ?nonno della patria?

      personaggio
      MATTIA FELTRI

      ROMA
      Giulio Andreotti forse non lo ricorda ma ieri, giorno in cui Gianni Letta e Pier Ferdinando Casini gli hanno offerto la candidatura alla presidenza del Senato, era il tredicesimo anniversario dell’audizione nella Giunta che avrebbe poi dato parere positivo all’autorizzazione a procedere per mafia. Secondo le bizzarrie del tempo, Andreotti ? ora abilitato e anzi caldeggiato per la guida dell’assemblea che tredici anni fa non prov? imbarazzo a consegnarlo ai magistrati palermitani, perch? i magistrati medesimi ne dimostrassero la mafiosaggine, e dimostrassero che parti dello Stato repubblicano appartenevano alla criminalit? organizzata.

      Lui, che ? stato sette volte presidente del Consiglio e chiss? quante ministro, non ha mai ricoperto ruoli istituzionali. Gli sarebbe piaciuto il Quirinale, ma in altri tempi, quando era un concorrente credibile. E adesso si vede offerta la seconda carica dello Stato proprio quando sembrava relegato a manifestazioni di altissimo cazzeggio, come la presenza in qualit? di luminare a un convegno dell’Aquila sulla ?maldicenza in politica?. La riabilitazione dopo la lunga vicenda giudiziaria pareva giusto sufficiente per riportarlo in tv e sui giornali a sentenziare, stavolta lui, sull’inopportunit? di un riconoscimento a Oriana Fallaci nella citt? di Giorgio La Pira, oppure sulla squallida campagna contro Antonio Fazio, oppure ancora sulla stravaganza di un premier che, a proposito della scalata di Unipol alla Bnl, va in procura a raccontare risvolti senza rilievi penali.

      Ecco, da padre a padrino della patria, e poi di nuovo padre, ma nobile, e quindi platealmente riverito, ma non pi? calcolato nei giochi delle poltrone. Uno buono per il rilancio dell’appeasement in Medio Oriente, per la critica ferma ma non feroce alle lentezze e alle guittezze della giustizia. Uno buono persino per il reality show. Si chiamava ?Una giornata particolare? e andava in onda sulla Rai, Andreotti accett? di essere ripreso dalle telecamere mentre si impiegava in una libreria, e involontariamente diede la testimonianza definitiva sulla Prima Repubblica. Un cliente and? alla cassa con due libri e Andreotti fece subito un buco in bilancio di dieci euro: ?Questo quindici, questo tredici, fa diciotto?. Insomma, testimonianze involontarie e volontarie. Testimone prediletto per le seconde serate sul Dopoguerra. Testimone nella causa di beatificazione di Karol Wojtyla davanti al Tribunale della Congregazione dei Santi. Il sacro e il profano, la proposta rifiutata di condurre il dopofestival al Sanremo di Paolo Bonolis, quella accettata di fare la pubblicit? ai telefonini con Claudio Amendola e Valeria Marini che, colpita dal fascino dell’immortalit?, avrebbe poi collocato l’uomo ideale nel punto di congiunzione fra Vittorio Cecchi Gori, Fidel Castro e, appunto, Andreotti. E lui che nel tempo libero riscopre la gioia della recitazione assaggiata anni fa nel ?Tassinaro? con Alberto Sordi: ora lo spot e il teatro, a interpretare se stesso intervistato da un Giorgio Albertazzi nei panni di Montanelli.

      Dunque una redenzione se non a met?, a tre quarti. Certe volte buffa, per esempio sulle pagine dell’Unit? che in un’edizione del marzo 2003 lo intervist? alla pagina dieci perch? sostenesse l’illegittimit? della guerra in Iraq, e a pagina quindici, a firma Marco Travaglio, lo dichiarava mammasantissima anche se lo avevano assolto. E adesso che si pensa a lui, al padre nobile, o magari nonno nobile, visti gli ottantasette anni, per salvare la patria dalla rissa continua, perch? nessuno come lui padroneggia l’arte della mediazione, vengono in mente anche i giudizi di tredici anni fa. Per esempio quello di Achille Occhetto, allora segretario del Pds: ?La Democrazia cristiana ? stata colpita al cuore del dominio, e con Andreotti ? stata colpita la grande mediazione di governo che ha dominato anche sulla base di accordi con la mafia e con la malavita organizzata?.
        Torna di moda Andreotti, torna di moda la mediazione, quella con la mafia ? stata a tratti attribuita a Silvio Berlusconi per il tramite di Marcello Dell’Utri e del pacchetto-pentiti. Com’? lontano il Novantatr? con i suoi punching-ball a faccia andreottiana portati nei paesi per le feste di piazza. Come sono svaniti i brividi di Gianfranco Fini, che quando seppe dell’avviso di garanzia al diavolaccio democristiano disse: ?E’ la fine del regime, e lo dimostra il boato che ha salutato la notizia da me data a migliaia di veronesi?. Come sono allo zerovirgola le rivendicazioni di Alessandra Mussolini che il medesimo giorno inform? della medesima notizia i napoletani, e mentre la folla ritmava ?duce / duce? lei commentava: ?Che bello che proprio un Mussolini possa leggere questa notizia?. Come sono preistorici i paragoni fra Andreotti e Ceausescu proposti da Leoluca Orlando quand’era sindaco di Palermo. E come ? pi? formidabile l’annotazione di Paolo Rossi sui senatori a vita e quelli eletti all’estero: ?E chi avrebbe mai immaginato che mi salvavano l’Argentina e Andreotti??.