Pagina 1/12/13 - Economia IL personaggio LA STORIA che volevano scalare l?Italia La maxi mazzetta calcolata su un patrimonio di oltre tre miliardi L?ex leader dei negozianti poteva controllare quattro milioni di voti Quattrocento metri di attico locati per centomila euro all?anno pagati dagli associati, compreso il salumiere sotto casa, e che furono gi? calcati da Raul Gardini ai tempi della tangente Enimont, la madre – forse ormai impallidita – di tutte le tangenti. ? l?, in quel tempio kitsch, che l?ex pasticciere, il quale si dichiara discendente della famiglia di origine francese dei Billet, baroni di Montelupo, si muove come Burt Lancaster nel "Gattopardo". ? quello il suo romanzo preferito, secondo quanto ha confessato all?impagabile Anna La Rosa, la signora versata negli affari che di Bill?, quando smise di servire cocktail renforc? nel locale di piazza Cairoli a Messina, fece una indelebile guest star della Rai - servizio pubblico, pari a pari con i politici pi? importanti. A parte il Visconti del Gattopardo, il film prediletto dall?ex presidente della Confcommercio ? "Million dollar baby", ma secondo i magistrati che lo hanno messo agli arresti domiciliari, lui stesso ? protagonista di un film che si intitola invece "Fifty millions dollars baby". Anzi euro. Perch? di cinquanta milioni era la tangente promessa - 3 milioni di acconto - da Stefano Ricucci per la realizzazione dell?affare del secolo, la vendita dell?immenso patrimonio immobiliare dell?Enasarco, valutato in 3,25 miliardi di euro, come dire qualcosa di simile a 6500 miliardi di ex lire. Badate, non ?, come si potrebbe a prima vista pensare, la storia di folli megalomanie di provincia, di velleitarismi di personaggi che, gomito a gomito col potere, hanno perso la brocca. Non si pu? pi? ironizzare sulle caratteristiche antropologiche del pasticciere siculo, sul vernacolo del suo sodale Stefano Ricucci e di tutta la compagnia dei furbetti. Non ? "Tot?, Peppino e i fuorilegge". Perch? con le nuove accuse e l?arresto di Bill? si completa l?affresco del nuovo e organizzato capitalismo delinquenziale, che voleva scalare l?Italia intera. Non l?avventura di newcomers un po? arruffoni, di raider velleitari, di finanzieri dalle origini oscure, ma un?associazione a delinquere con progetti ben definiti. ?Associazione a delinquere?: esattamente questi furono i termini usati da Marco Tronchetti Provera nei confronti degli scalatori della "Rizzoli Corriere della Sera", compreso Bill?, che aveva rifornito di azioni Rcs anche il suo conto personale al Monte dei Paschi di Siena. Il paradosso ? che, un anno dopo, mentre si dipanano nuove scene del serial, il presidente di Telecom ha dovuto lasciare il suo incarico dopo uno scontro selvaggio con il presidente del Consiglio e la societ? ex monopolista telefonica ? coinvolta in un caso di spionaggio che oscura tutti i precedenti scandali del genere. E tutti i fili sembrano riannodarsi in un unico canovaccio che parte, per l?appunto, dalla privatizzazione di Telecom, dall?emergere sei anni fa, regnante il centrosinistra, di quella "Razza padana" che doveva rinnovare il capitalismo senza capitali e che ci lascia, un lustro dopo, come in una palude che ha inghiottito ogni regola e ogni eticit?, in un?Italia nella quale l?intreccio tra affari e politica ha creato una patologia che sembra inestirpabile. Via Aracoeli numero 4, quella casona fastosa pagata attingendo alle decine di milioni di euro del fondo ?presidenziale? della Confcommercio, ? il compendio, la location perfetta per ci? che almanaccava il pasticciere di Messina diventato ricco, potente e politicamente ineludibile per il presunto controllo dei quattro milioni di voti che i sondaggisti elettorali attribuiscono all?organizzazione dei commercianti. Tra gli stucchi e i fauni danzanti, si alternavano fino a pochi mesi fa il barone Antonio D?Al?, sottosegretario all?Interno forzista, Rocco Crimi, tesoriere del partito di Berlusconi, e tanti altri notabili ben pi? importanti: soprattutto alte cariche di Alleanza Nazionale, ma persino, secondo le vanterie del padrone di casa, Fausto Bertinotti con la signora Lella. Democristiano di cuore antico, adoratore di Ciriaco De Mita ai tempi d?oro, Bill? arriv? in piazza Gioacchino Belli, dove ancora erano fresche le ferite lasciate dal suo predecessore socialista Francesco Colucci affondato negli scandali, quando la stella di De Mita era gi? appannata. Tanto che il pasticciere smise di mandargli in regalo a Nusco nel giorno del suo compleanno il solito furgone refrigerato con settanta chili di gelato alla gianduia. Fu costretto cos? a guardarsi intorno e a fare un po? di "shifting" politico. Prima Segni, poi Berlusconi, per transitare a Fini quando il Cavaliere non lo fece ministro. Infine, con tanti mezzi in entrata, l?idea di un partito "fazista", dal nome dell?ex governatore della Banca d?Italia, o di un partito del Sud. Caduta la stella di Fazio, cominciata la frana dei furbetti, prima di finire nei guai per l?acquisto da Ricucci di un palazzo da 60 milioni che valeva sei o sette volte in meno, stava accarezzando l?idea di un saltafosso verso il centrosinistra, se Clemente Mastella gli avesse offerto una candidatura. Ma la tangente di 50 milioni promessa da Ricucci per l?affare Enasarco era gi? finita nei dossier dei magistrati. |
"Enasarco" L´ultimo colpo dei «furbetti»
di Admin
mercoledì 27 ottobre 2021