Diario sindacale a cura di Enrico Marro emarro@rcs.it Nel 2006, per il quinto anno consecutivo, la Cgil ha chiuso il bilancio in perdita, ma prevede di tornare in attivo nel 2007. A mandare in rosso i conti questa volta non sono state tanto le spese per manifestazioni e iniziative di lotta quanto le uscite straordinarie per il congresso e per il centenario della Cgil. Che ovviamente non si ripeteranno nel 2007. Questo il quadro di sintesi dei documenti di bilancio approvati all'unanimità dal direttivo Cgil e che saranno pubblicati la prossima settimana su Rassegna sindacale, il settimanale del sindacato guidato da Guglielmo Epifani. A mandare in rosso i conti sono state soprattutto le spese per il congresso di Rimini, che hanno superato di ben 878 mila euro il preventivo di1,6 milioni. La confederazione è invece riuscita a risparmiare, rispetto al preventivo, 400 mila euro sui costi del personale, sceso a 185 unità (167 dipendenti e 18 collaboratori) rispetto alle 189 del 2005 (177 dipendenti e 12 collaboratori). Per ripianare le perdite accumulate nel quadriennio 2002-2005 si sono ridotti i fondi di riserva da 10,6 a 7,7 milioni di euro, con un taglio di quasi 3 milioni. Il disavanzo 2006, spiega Sgritta, dovrebbe invece essere ripianato con l'utile atteso per il 2007. Diversi i punti critici evidenziati nella relazione al consuntivo 2006. A cominciare dalla disponibilità di liquidità. la Cgil nazionale ha un «conto cassa e banca» pari a 1,5 milioni di euro, sufficienti a «un solo mese di sopravvivenza» della struttura confederale. C'è quindi «la necessità di modificare sistematicamente la consistenza di questo valore» ricominciando a chiudere i conti in attivo. Sulla situazione pesano anche i crediti verso categorie che non sono in grado di restituire i prestiti ricevuti dalla Cgil o lo fanno lentamente. È il caso della Fiom (metalmeccanici) guidata da Gianni Rinaldini, verso la quale la confederazione vanta un credito di 1.270.787 euro dovuto, spiega Sgritta, al mancato pagamento di tessere nel 2002, ma anche a una gestione molto costosa (le tute blu della Cgil fanno tantissime manifestazioni) e al fatto che negli anni scorsi la Fiom non firmava i contratti nazionali e quindi non riceveva le «quote di servizio» dai lavoratori. Con la Fiom la Cgil ha raggiunto un accordo per la restituzione del dovuto in 8 anni e l'amministratore è fiducioso che ciò avverrà vista la gestione più attenta che la categoria ha intrapreso. Inesigibile, invece, il credito della Filtea (tessili) guidati da Valeria Fedeli, pari a circa 700 mila euro. Qui il problema è lo strutturale calo degli iscritti (oggi 107 mila), spiega Sgritta, e sarà affrontato con l'accorpamento della Filtea nella Filcem (chimica ed energia) per razionalizzare i costi delle strutture. Inesigibile, scrive Sgritta, anche il prestito di 350 mila euro concesso a Smile, l'ente per la formazione. Punto di forza resta invece il patrimonio immobiliare (in buona parte ricevuto in dono dopo la guerra dallo Stato che lo aveva requisito ai sindacati fascisti), con un valore catastale di 9,4 milioni di euro, che, dopo il grosso acquisto fatto dai pensionati della loro sede a via dei Frentani per un importo di 3,3 milioni ha visto «nuove e importanti acquisizioni» sempre a Roma in via Quattro Fontane per il Silp, il sindacato della polizia, e in via Palestro per il Nidil (atipici). |
"Diario sindacale" Bilancio Cgil tra congresso e centenario
di Admin
mercoledì 27 ottobre 2021