Pagina 27 - Cronaca fu una rivoluzione come Internet Intere generazioni vi hanno basato il loro immaginario dell´Altrove La prima carta del Tci fu il prodotto di un´epoca. Era appena finita la stagione delle esplorazioni, romantici feuilleton e racconti di viaggio impazzavano, nasceva il turismo, e l´Europa degli ultimi walzer - ignara della guerra alle porte - era divorata dall´impazienza di conoscere il territorio nelle sue pieghe minimali. Le carte terrestri, fino ad allora, erano cose per militari. E quando il Bertarelli decise di mettere mano alle mappe al 100 mila dell´Igm per trasformarle in un minuzioso affresco dell´Italia, su scala 250 mila, quella fu una rivoluzione democratica simile a Internet. Venivano messe in rete le conoscenze di pochi. I cartografi dell´esercito regio avevano finito da poco il lavoro. Una ricerca pionieristica, che assemblava le carte dei vari regni e principati della Penisola. Per conoscere i toponimi minori, si interrogavano i contadini, e talvolta la risposta faceva testo anche se era un «Mi sai nen», non so niente, oppure «So mega», che divenne per qualche tempo il Monte Sòmega. Negli stessi infortuni incorsero gli Asburgo, che allora estendevano la cartografia a Bosnia e Dalmazia. Le popolazioni, perplesse da tanto furore trigonometrico, beffavano i geografi viennesi inventandosi in lingua slava, per scogli e isolette, nomi come «Gran puttana» o «Piccola scorreggia». Che resistono tuttora sulle mappe. Su tutto questo arrivò l´idea del Bertarelli. Una mappatura che mobilitasse, nella sua costruzione, i soci del Club. La risposta dell´Italia riunificata fu stupefacente. Sull´Istituto DeAgostini, che produceva materialmente le nuove carte, piovvero valanghe di dettagli. Ponti, boschi, case, frazioni, mulattiere, pendenze, primizie toponomastiche, persino la rete antica dei tratturi che l´Igm aveva quasi ignorato. La ricchezza dei particolari e la perfezione dell´assetto grafico - affidata a incisori importati anche dalla Germania sotto la supervisione grafica di Achille Dardano - superarono qualsiasi carta militare precedente e fecero della nostra la migliore delle carte europee. Il mercato tirava alla grande, tant´è vero che ci furono subito tentativi - maldestri - di imitazione, svela Albano Marcarini, forse il miglior conoscitore della topografia segreta d´Italia. Ma il Tci mise a tacere i concorrenti, si impose con la qualità di gran lunga migliore e la fidelizzazione dei soci, e diffuse capillarmente le mappe, a partire dalle scuole, dove venivano regalate agli alunni meritevoli del Regno. Erano mappe straordinarie. Quand´ero bambino mio padre le usava ancora. Le tirava religiosamente fuori dall´involucro di pergamena impermeabile, le stendeva sul tavolo della cucina e mi insegnava a leggere le distanze e pianificare i viaggi in automobile - una giardinetta con le portiere in legno - nei quali mi avrebbe nominato ufficiale di rotta. Su quelle isoipse, quei toni del verde e del marrone capaci di comuncare frenesia migratorie da «Gran tour», su quel turchino inimitabile dei fiumi e dei laghi, generazioni di italiani avevano già costruito la loro percezione dello spazio e il loro immaginario dell´Altrove. L´ultima meraviglia di un´epoca perduta fu il grande atlante internazionale del 1950, che proiettò il Touring ai vertici mondiali, e divenne il top del suo genere, prima delle aereo-fotogrammetrie e dei sistemi di orientamento satellitare. Subito dopo questa performance, arrivò la normalizzazione. Il Club finì per dimenticare le sue gloriose radici ciclistiche (la ruota della bici è rimasta solo nel logo dell´associazione), e si adeguò all´automobile. Semplificò le carte, le portò a scala 200 mila. Ma conservò l´essenziale del grande impianto estetico delle progenitrici. |
"Cult&Info" L'Italia entrò in una mappa
di Admin
mercoledì 27 ottobre 2021