Pagina 15 - Economia & Lavoro IL CASO lasciare a casa gli statali ?nullafacenti? di Oreste Pivetta Con la celerit? dell’instant book e con la copertina “cartone pesante” del saggio d’autore, va in libreria in questi giorni un prezioso volumetto di Pietro Ichino, professore universitario, giuslavorista di fama e di altissimo rigore, dal titolo che ? gi? qualcosa di pi? di un rimprovero, ? un additare alla gogna: ?I nullafacenti?. Pubblica Mondadori, al prezzo di dodici euro per 136 pagine. In realt? Ichino raccoglie qui quanto aveva gi? pubblicato altrove (e cio? sul Corriere della Sera, che paga lautamente i suoi collaboratori, lo diciamo ovviamente per sentito dire), quanto del dibattito successivo a tante voci era comparso sul sito internet lavoce.info (per una cinquantina di pagine), un capitolo introduttivo per spiegare in forma di dialogo (alla Filemone e Bauci) i termini della contesa (quindici pagine) e un capitolo conclusivo per spiegare come si possa ?garantire equit? e trasparenza nella valutazione, negli incentivi e nelle sanzioni? (ancora dal sito lavoce.info). Un buon esempio d’alta redditivit? dell’investimento, che sta tutto nella provocazione: gli statali non lavorano. Provocazione che nello stagno italiano ? un andare a nozze con il consenso, toccando contemporaneamente due “cardini” della cultura nazionale: il nullafacentismo e l’altrismo, che si riversano nel qualunquismo e nell’opportunismo. Cio?: “nullafacenti” s?, ma sono sempre “gli altri”. Anche Ichino cade nell’altrismo, accusando del reato gli statali (e poi s’immagina quali: impiegati oscuri d’uffici polverosi), assolvendo i dipendenti privati, costruendo una sorta di antropologia dell’indolenza, che prospera secondo lui solo dentro i saloni della pubblica amministrazione (senza aver mai fatto un giro, ad esempio nella redazione del suo giornale o di qualsiasi altro giornale). Non ? cos?. Qualcuno potrebbe obiettare: chissenefrega dei privati, pagheranno i padroni. Ma pubblico e privato corrono in Italia, come altrove, lungo una linea di confine assai osmotica e si vede che il sistema paese soffre di contagi che dilagano da una parte all’altra incuranti delle barriere di stato giuridico. Il nullafacentismo non lo si pu? relegare ad “affar di stato”, sta nel nocciolo della nostra cultura, anche della nostra cultura del lavoro, che in alcuni momenti s’? pure riabilitata per quella parte che riguarda la fatica, ?nei campi e nelle officine?, come si cantava una volta, in epoca fordista. Ma in altri s’? adagiata nel familismo e nel clientelismo. Ci consenta il professor Ichino di invitarlo a compilare intanto una lista pi? completa degli indolenti e a proporre terapie pi? efficaci del “licenziamento”, che colpiscono il peccatore ma non cancellano la possibilit? di continuare a far peccato. Pietro Ichino, che era stato parlamentare comunista e responsabile dei servizi legali della Camera del lavoro di Milano, non dimentica l’altra faccia della medaglia, i morti sul lavoro, lo sfruttamento, il mobbing, persino la depressione da stress, il peso feroce che grava sulle spalle dei subordinati atipici e precari d’ogni genere. Non dimentica in quali condizioni si lavori nell’infinit? di uffici del terziario arretratissimo, che meriterebbero una precisissima inchiesta. Ma trascura che proprio dentro questo paesaggio si ritrovano le ragioni della scarsa produttivit? o della produttivit?: e cio?, come si ? sempre detto, nella trasparenza, nell’appartenenza, nelle motivazioni. Anche nell’equit?. Operai e impiegati sono risorse: sta all’organizzazione del lavoro (pubblica o privata) utilizzarla. Per evitare di finire accusati di “benaltrismo” (vedi il glossario redatto dallo stesso professor Ichino: ?L’atteggiamento di chi squalifica una proposta di intervento concreto su un aspetto della realt? socio economica, criticandone l’orizzonte troppo ridotto e osservando che la vera questione ? “ben altra”?), concluderemo comunque sostenendo l’opportunit? dei licenziamenti accanto a quella dell’organizzazione, nel segno della responsabilit?: paghi chi deve pagare, dall’alto al basso (senza alcun rispetto per? per le lobbies: dai primari ai professori). |
"Cult&Info" L’ambizione del professor Ichino
di Admin
mercoledì 27 ottobre 2021