luned? 10 luglio 2006
    domenica 9 luglio 2006
    sabato 8 luglio 2006

    Pagina 3 - Primo Piano

    LA SCELTA DETTATA DAL TIMORE DI ESSERE SCAVALCATI DAI COMUNISTI ITALIANI METTE A RISCHIO IL GOVERNO
      E il Prc apre la guerra a sinistra

      Il premier esorta: ?Non fasciamoci la testa prima di essercela rotta?.
      Poi affida una mediazione, fallita, a Enrico Letta

      retroscena
      FABIO MARTINI
        ROMA
        La carrellata dura gi? da un’ora e attorno al lungo tavolo del Consiglio ogni ministro sta dicendo la sua sul Dpef. Qualcuno lo fa con un discreto piglio polemico, chiedendo (ed ottenendo) qualche ?integrazione? grazie all’assenso del ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa. Ma quando prende la parola Paolo Ferrero, il capodelegazione di Rifondazione comunista, il rito dello scambio si interrompe: il ministro denuncia subito ?il taglio generalizzato della spesa sociale?, proponendo una serie di emendamenti al testo particolarmente incisivi. Inizialmente sia Prodi che Padoa-Schioppa cercano di riassorbire il dissenso, prendendo alla lettera i rilievi del ministro comunista. Il presidente del Consiglio parla rotondo, cerca di lavorare di bulino: ?Io credo sia necessario trovare un accordo, dobbiamo fare il possibile per trovarlo?. Prova a dire: ?Caro Ferrero, lo sai, nessuno di noi vuole colpire le fasce pi? deboli? e in ogni caso ?il Dpef ? soltanto la cornice dentro la quale tutti, governo e parti sociali, continueranno a lavorare per trovare l’equilibrio pi? giusto?.
          E per irrobustire il consueto argomento per cui tutto si aggiusta, Prodi prova ad usare un’espressione un po’ pi? energica: ?Non facciamo drammi, non fasciamoci la testa prima che si sia rotta!?. Ma Ferrero - l’ex militante di Democrazia proletaria cresciuto a Villar Perosa e che coltiva la passione per le arrampicate e per il jazz - non ? l? per trattare. Il mandato ricevuto dal suo partito ? mettere a verbale il suo dissenso. Gli altri ancora non lo sanno e infatti Prodi le prova tutte. Chiede a Enrico Letta di appartarsi con Ferrero, ma il ministro comunista - dopo aver minacciato anche di votare no - alla fine si rivela irriducibile. E comunica la sua decisione: ?Non metter? la mia firma sotto il Documento di programmazione economica e lo render? noto con un comunicato?.
            E cos?, alle 14,30 lo strappo ? consumato: il terzo partito della coalizione, il pi? consistente tra quelli della sinistra radicale, non ha sottoscritto uno degli atti fondamentali di qualsiasi governo: il documento che disegna la strategia economico-finanziaria dell’esecutivo nel quadriennio successivo. Ieri sera, nel pathos determinato della sorpresa, nessuno lo ha rilevato ma va da s? che il dissenso, nel caso fosse confermato in Parlamento, aprirebbe una crisi di governo. Non ? un caso: al Dpef uscito dal Consiglio manca la firma del ministro comunista, ma a verbale non c’? un formale ?no?, che avrebbe pesato di pi?.
              E proprio per scongiurare lo scenario al momento improbabile di un reiterato dissenso, ieri sera, a Palazzo Chigi nello studio di Enrico Letta, si sono incontrati in un vis-?-vis il ministro del rigore e il ministro comunista: Tommaso Padoa-Schioppa e Paolo Ferrero si sono riparlati dopo lo strappo della mattina, provando ad immaginare come trovare un’intesa. Accordo tutto da costruire, anche se a Rifondazione - che non potr? mai sopportare di essere scavalcata a sinistra n? dal Pdci n? dai sindacati - stava a cuore lanciare un messaggio politico forte. In pi? direzioni. Il primo, al mondo sociale che Rifondazione condivide con Cgil, Cisl e Uil. Due giorni fa, dopo l’uscita molto critica - la pi? critica da quando c’? il governo Prodi - da parte dei sindacati sul Dpef, il segretario del Prc Franco Giordano ha intuito subito il rischio di restare ?ingabbiati? al governo, in difesa di un documento che prefigura una Finanziaria molto pesante.
                E Giordano ha sondato personalmente gli umori dei leader della Cgil e della Cisl che ha incontrato nelle ultime 48 ore. Da entrambi, ma con una sottolineatura inattesa nel leader della Cisl Raffaele Bonanni, Giordano ha trovato molto determinati i due principali sindacati. Il segretario di Rifondazione ha voluto alzare bandiera rossa sul Dpef anche ?per riportare al centro la questione sociale? rispetto alla pur importante vicenda afghana. Ma con il no al Dpef, il Prc ha voluto riconquistare un suo protagonismo rispetto ai ?cugini? del Pdci, stavolta presi in contropiede. Presenti al governo con un ministro tecnico come Alessandro Bianchi, quelli del Pdci si sono fatti vivi - con una dura dichiarazione di Oliviero Diliberto - ben due ore dopo l’annuncio della dissociazione del ministro di Rifondazione.