il caso ALESSANDRA ZINITI "Pasticcere di regime" lo hanno chiamato per anni proprio per quel continui legare la sua attività di titolare della più famosa pasticceria di Messina con i suoi stretti rapporti con i potenti. Ma di Billè, nel locale della centralissima piazza Cairoli fondato negli anni Trenta dal papà pasticcere, è rimasto solo il nome stilizzato nell´insegna. «Quello che è sicuro è che la pinacoteca non se l´è fatta vendendo cannoli - ironizza un anziano professionista messinese al banco degli aperitivi - . Questo è un pezzo della storia di Messina che stava andando in malora». Pochi dei suoi clienti vip sanno, forse, che la pasticceria Billè non è più del presidente di Confcommercio. Nel 2000 l´hanno rilevata quattro famiglie di noti imprenditori della città: i Siracusano, assicuratori, i Barbera, industriali del caffè, i Risciotto, viaggi e turismo, e i Vinci del settore della grande distribuzione. «Ci dispiace per le vicende che sta attraversando Billè, ma noi con lui non c´entriamo nulla», dice Gabriele Siracusano. A Sergio Billè è rimasta una partecipazione del 10 per cento. All´interno del locale neanche una foto sua e dei suoi insigni ospiti. I nuovi soci pensano ai cannoli e alla pignolata, pezzo forte della pasticceria. Billè qui non si vede da anni, ma ogni tanto fa arrivare ordini per clienti illustri: e da piazza Cairoli partono vassoi di cannoli per il Quirinale, per palazzo Chigi, per le residenze private di Berlusconi, per i meeting di Cernobbio. |
"ConfCom" Billè, il «pasticciere di regime» senza pasticceria
di Admin
mercoledì 27 ottobre 2021