Prima Pagina (segue a pagina 30) - Commenti L’informazione dimezzata Fondo gestito - secondo le stesse regole sostanziali - dall'Inps; ovvero, ancora, c) devolute a ?fondi pensione? operanti sul mercato finanziario. Se il lavoratore non esprimer? una scelta entro il giugno 2007, il Tfr verr? destinato ai fondi pensione (uno strappo rispetto al sistema del diritto privato, che non riconosce, se non marginalmente, il principio del silenzio-assenso, valevole viceversa nei rapporti fra privati e Pubblica Amministrazione). Infine, non si prevede la possibilit? di una destinazione ?mista? (parte alle gestioni Inps, parte ai fondi pensione): la scelta- quella volontaria o quella ?automatica? in favore dei fondi in caso di silenzio del lavoratore - ? secca. E qualora privilegi i fondi, anche irrevocabile. Come si vede, il congegno normativo intende nettamente favorire il decollo della previdenza integrativa, ritenuta necessaria sia per evitare future eventuali ?difficolt? dell'Inps, sia per mobilitare risorse finanziarie che i fondi destinerebbero ad investimenti nel ?sistema? economico. Non intendo n? saprei discutere questa scelta, che vede forti ed eterogenee convergenze di concreti interessi (il Tfr ?vale?, nel 2007, quasi 20 miliardi di euro). Mi limito a esprimere due dubbi marginali. Il primo: il rischio di future difficolt? dell'Inps non si ridimensionerebbe forse decisamente se all'Istituto non fossero pi? addossati gravosi impegni sul fronte dell'?assistenza? (oltre che della ?previdenza?), impegni che dovrebbero far carico alla fiscalit? generale? Il bilancio strettamente ?pensionistico? dell'Inps non ? forse, tuttoggi, in attivo? Il secondo: il servizio finanziario al ?sistema? non ? gi? svolto, e direttamente, dal regime tradizionale, in cui le somme del Tfr restano in azienda? La liquidit? ex Tfr non costituisce forse, di fatto, uno strumento di finanziamento che consente alle imprese di ridurre la morsa creditizia? Ma, come dicevo, il punto che qui vorrei trattare ? un altro. Di fronte a quelle alternative di scelta, e alla destinazione per legge ai fondi in caso di silenzio dei lavoratori, l'informazione che viene rivolta a costoro - non certo tipicamente definibili come sofisticati investitori finanziari - si segnala per una vistosa carenza. Una carenza che purtroppo persiste anche nella recentissima ?ripresa? della campagna di informazione istituzionale. Si avverte, s?, correttamente, dell'esistenza di profili diversi di convenienza delle singole soluzioni. Ma non si attira espressamente l’attenzione dei lavoratori sullo specifico profilo/problema delle garanzie. Non si esplicita, in particolare, che la forma di gestione attuale, da parte del datore di lavoro (cos? come quella che sar? svolta dall'Inps per il Fondo tesoreria dello Stato) ? sostenuta da un apposito fondo di garanzia, istituito presso lo stesso Inps, che tutela il lavoratore nell'ipotesi di insolvenza dell'impresa, assicurandogli l'intero capitale e una certa, pur modesta, redditivit?. Si tratta di formale garanzia statuale (legge 29/5/ 82, n. 27), a ?tenuta? assoluta. Viceversa, la restituzione delle somme che verranno conferite ai fondi pensione non ? attualmente assistito da una altrettanto efficace garanzia. Il decreto legislativo 252 del 2005 prevede infatti che i fondi che gestiranno il Tfr investano nelle linee finanziarie a contenuto pi? prudenziale, ?tali da garantire la restituzione del capitale e rendimenti comparabili... al tasso di rivalutazione del Tfr?. Ora, quel ?tali da garantire? corrisponde, in termini giuridici, solo ad un ragionevole affidamento, non tuttavia sostenuto da alcun fondo di garanzia in senso proprio. In breve: la disciplina attuale della previdenza complementare non sottrarrebbe il Tfr ai rischi del mercato finanziario. Se la gestione dei fondi fosse ?sfortunata?, causa di perdite ingenti, le perdite sarebbero del lavoratore (il fondo guadagnerebbe comunque le commissioni pattuite). La situazione potrebbe mutare se il lavoratore sottoscrivesse dei ?prodotti? finanziari con restituzione garantita del capitale e di un (minore) interesse, offerti da taluni fondi di impronta assicurativa. Ma - a parte la insufficienza generale dell'informazione su siffatte diversificazioni (specie rispetto ad una platea di investitori tipicamente non esperta di mercati finanziari) - qualcuno di quei fondi potrebbe fallire. Improbabile? Certamente, ma altrettanto certamente non impossibile, specie in un arco di tempo che,per i giovani lavoratori, potrebbe essere di trent'anni. Diverso sarebbe il discorso in un'altra ipotesi : che i fondi assicurassero (con una polizza a favore dei lavoratori-investitori) il proprio rischio di non riuscire a restituire l'intero capitale e l'interesse convenuto. Per i cosiddetti grandi rischi, ? abituale che le compagnie di assicurazione provvedano alla cd riassicurazione. Perch? non pensarvi anche per il Tfr investito nei fondi pensione? Si tratta, non dimentichiamolo, di accantonamenti sul salario (il Tfr ? ?salario differito?). Sarebbe, certo, un sistema pi? costoso per azionisti e gestori dei fondi. Ma non sarebbe pi? costoso,per l'intero sistema-paese, se la fiducia dei lavoratori venisse tradita?
*Presidente onorario del Movimento Consumatori
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"Commenti" Tfr, l'informazione dimezzata (G.Ghidini)
di Admin
mercoledì 27 ottobre 2021