Riforme&Lavoro
il dibattito Rosa nel pugno E non deve valere solo per i lavoratori E' qui che si giocher? la sfida di governo dell'Unione, ed ? qui che occorre una svolta culturale, prim'ancora che politica. Il tema ? stato coraggiosamente aperto da un dirigente diessino come Gianni Cuperlo, presentando, qualche mese fa, una ricerca della SWG nella quale si chiedeva agli elettori di centrosinistra in quali parole ?si riconoscessero?. Il risultato appare ancora impressionante. ?Progresso? viene associato alla sinistra dall'85% del campione; ?socialdemocrazia? dall'80; ?uguaglianza? dal 90, come ?gestione pubblica? e ?lavoratori?. E fin qui, si dir?, nulla di strano. Ma la sorpresa non positiva viene quando emerge che meno di un quarto degli interpellati si identifica con il valore del ?merito individuale?; che lo stesso piccolo quarto si riconosce nel ?talento?; che la ?gestione privata? arriva a mala pena al 33%; che l'?ambizione individuale? si ferma al 10% e il ?rischio? (anche nell'attivit? economica) si attesta su uno striminzito 12%. Ecco perch? ci vuole una svolta. Ed ecco perch? ci vuole pi? Blair (oltre che pi? Zapatero e pi? Fortuna, secondo il ?trittico? che la "Rosa nel pugno" ha scelto di proporre). Per questa ragione, da mesi continuo ad evocare l'?agenda Giavazzi?, cio? l'esigenza di tramutare in priorit? di governo alcune misure di liberalizzazione, a partire non dalla ?riforma? (come vagamente e qualche volta ipocritamente si sente dire), ma dall'abolizione degli ordini professionali o almeno di larga parte di essi, e di tutti quei ceppi corporativi, protezionistici, illiberali che impediscono al paese di camminare. Per giunta, a me pare che le misure proposte da Francesco Giavazzi ben si incrocerebbero con altri stimoli, come le riflessioni di Tito Boeri sul reddito minimo garantito, la ?questione generazionale? posta tante volte da Mario Monti, e i contributi giunti -su tutti questi temi- da Pietro Ichino. Ma soprattutto, bisogna recuperare le proposte di un grande socialista, che ? stato anche iscritto allo Sdi: Marco Biagi. Io, che pure difendo la ?legge Biagi? e riterrei un errore grave la sua abrogazione, comprendo una critica che viene mossa: perch? gli unici a rischiare, a stare davvero sul mercato, debbono essere i lavoratori? Domanda serissima, e la risposta giusta non ? quella di sottrarre loro al mercato, ma quella di portare sul mercato anche tutti gli altri, cio? chi ? vissuto su rendite comode, parassitarie, finora inattaccabili. Da questo punto di vista, un esercizio importante sarebbe quello di esplorare la distanza (che c'?, e non ? poca) tra quella che poi sarebbe stata definita la ?legge Biagi? e -invece- il Libro Bianco che Marco Biagi aveva, ben prima, realizzato (e che gli valse non lievi attacchi: non manc? chi defin? ?limaccioso? quello studio…). In realt?, ? proprio quella prima opera ad indicare il cammino da riprendere, perch? non si limitava a prevedere forme di flessibilit? per i lavoratori, ma inseriva forme importanti di riequilibrio: sia riscrivendo il sistema degli ammortizzatori sociali, sia portando anche altri sul mercato, superando la cattiva abitudine italiana per cui le riforme liberali si fanno solo sul blocco sociale ?altrui?. |
"Commenti" La sfida decisiva resta il mercato (D.Capezzone)
di Admin
mercoledì 27 ottobre 2021