venerd? 24 febbraio 2006
      Pagina 9 - Capitale/Lavoro

      CONTRATTI
        Ichino, l'irriducibile
          Fucik
            Il professor Pietro Ichino insiste, in modo sistematico, nel proporre un sostanziale cambiamento del modello contrattuale in vigore nel nostro paese. L'ultima occasione gli ? stata offerta dalle obiezioni sollevate da Eugenio Scalfari su Repubblica (?in questo modello il sindacato, inteso come strumento di solidariet?, unit? e egualianza tra i lavoratori, rischia di non contare pi? niente?). Semplificando il suo pensiero con le sue stesse parole, Ichino propone che ?il contratto nazionale (ccnl)? venga ?conservato cos? com'?, ma a livello regionale territoriale o aziendale consentiamo a un sindacato serio, sorretto dalla maggioranza dei lavoratori interessati, di sperimentare soluzioni diverse, negoziando anche in deroga rispetto al ccnl?. Anche a prescindere dal pericolo di creare cos? ?sindacati padronali di comodo? o, all'opposto di ?far diffondere i Cobas? (queste le ulteriori obiezioni sollevate da Scalfari), la ?deroga? di Ichino lascia intravedere una negoziazione al ribasso. Lo ammette lui stesso, magnificandone per? il senso in rapporto al Sud, ?dove il 40% dell'economia ? sommersa? perch? ?i livelli salariali decisi dal ccnl? sarebbero eccessivi. Il lavoro nero, ne conclude, ? in fondo una ?deroga? ben pi? grave di quella da lui proposta.
              Brandelli di verit? disseminati in un'argomentare capzioso e contestabile, peraltro nient'affatto nuovo avendo gi? supportato il dibattito sul ?pacchetto Treu? prima, sulla ?legge 30? poi. Si prende infatti ad esempio negativo il caso pi? estremo (l'economia sommersa e il lavoro nero) e, con la scusa di ?combatterlo?, si riparametrano il sistema salariale e quello normativo a un livello pi? ?compatibile? con quel fenomeno. Il risultato ? una perdita secca per tutti i lavoratori, non un guadagno per quelli ?in nero?. La ?deroga al ribasso?, infatti, una volta ammessa nel sistema contrattuale, non pu? non far sentire il suo peso condizionante gi? in sede di definizione del ccnl; ma soprattutto, apre la strada al ?federalismo contrattuale? e a una spirale di ?concorrenza? verso il livello salariale pi? basso. Insomma: una volta riposizionata tutta la materia contrattuale intorno al sacro obiettivo della ?competitivit? delle imprese, diventa obbligatorio rimuovere tutti gli ostacoli - persone in carne e ossa, dotate di diritti e pensiero autonomo - che rallentano il perseguimento della massima redditivit?.
                N? ci si pu? attardare sull'escamotage ichiniano, puramente retorico, secondo cui ?nei casi migliori? i lavoratori potrebbero strappare anche aumenti superiori a quelli del ccnl. Intanto perch? un mercato del lavoro che svaluta organicamente il prezzo della forza-lavoro disincentiva gli imprenditori, e gli stessi lavoratori, dal creare ?isole felici? che non siano puramente occasionali (una commessa eccezionale, un prodotto particolarmente riuscito, ecc); ma soprattutto, perch? un sindacato strategicamente ?locale? (?federalizzato?, nel senso detto prima) ha un potere contrattuale infinitesimo.
                  La ?modesta proposta? di Ichino, insomma, lungi dall'essere un disegno riformatore di largo respiro, si risolve in una dotta dissertazione intorno ad un'antica tesi padronale: ?come funzionerebbe bene l'economia, se i lavoratori obbedissero e il sindacato si facesse da parte?.