Pagina 1 e 39 La Cgil che torna al passato Questo disegno ? assolutamente antitetico non soltanto a quello della Casa delle libert?, ma alle esigenze fondamentali dell'economia e della societ? italiana. Esso indica perentoriamente un inflessibile ritorno al passato che non lascia scampo ad alcuna possibilit? di rilancio dell'economia italiana. Non solo, ma corrisponde a un modello di economia e di societ? che, come ha detto con i toni pi? soft sabato al Forex il nuovo governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, vede l'economia italiana come ?insabbiata? dall'inizio degli anni Novanta: Novanta, si badi. Bisogna dunque sapere bene che sono in gioco due modelli alternativi di economia e societ?, quindi due tipi di futuro altrettanto alternativi. In sostanza, quello della sinistra-Cgil non soltanto guarda al passato, ma corre sempre pi? velocemente, diremmo disperatamente, verso un regime di rigidit? e di centralizzazione del sistema. Vedi al riguardo la questione basilare dei contratti e la risposta sprezzante a Pezzotta (che pure ha il cuore a sinistra) sul decentramento salariale per la flessibilit? e la produttivit?: adesso bisogna dare un scossa, non disturbare il manovratore! Non c'? da stupirsi che persino la Confindustria ne sia stata fortemente delusa e auspichi finalmente (speriamo nettamente) scelte nette. Si veda la proposta di un nuovo ?patto sociale? per il fisco e il welfare, capace (?) di reperire risorse da destinare appunto agli investimenti, all'istruzione e al welfare. Come? Semplicemente escludendo i ?due tempi?, prima il risanamento e poi il resto: un programma che sia portato avanti dal sindacato come vero soggetto politico. Questo significa evidentemente una politica fiscale diametralmente opposta a quella del centrodestra, basata sulla riduzione strutturale delle aliquote tributarie per dare spazio all'iniziativa, rafforzare gli incentivi economici nel senso della concorrenza, del mercato, della produttivit? e della competitivit?, ampliando l'area di libert? e di ?sussidiariet? dei cittadini e della societ? civile. Questo ? proprio ci? che richiede con urgenza il mondo globalizzato di oggi e di domani. Ci? che insomma ? indispensabile alla crescita duratura. La scelta di Prodi-Epifani ? invece quella della stretta fiscale simultanea, basata sul principio della pi? antiquata progressivit? delle imposte indirette, basata sul ?chi pi? ha, pi? paghi?, a parte le stangate patrimoniali. (Principio, fra l'altro, gi? contestato molti anni fa da un grande economista laburista come Lord Kaldor). Poi, sullo sfondo ma non tanto, c'? la questione della ?concertazione?, che sta tanto a cuore, anche per ragioni teoriche, al Presidente Ciampi: uno strumento che ha svolto certamente la sua funzione proprio dagli inizi degli anni Novanta. Da quando, appunto, l'economia italiana si ? ?come insabbiata? e l'ombra lunga di un declino non ineluttabile ha incominciato a stendersi su di noi. Ma adesso, come ha detto Draghi, il tempo si fa breve. |
"Cgil" Torna al passato
di Admin
mercoledì 27 ottobre 2021