Pagina 7 - Politica Roberto Giovannini inviato a RIMINI Quando uno viene accolto con tre standing ovations, evidentemente vuol dire che grandi problemi non ce ne sono. E con la platea del popolo cigiellino, ieri, il leader dell’Unione Romano Prodi si ? trovato davvero benissimo: invitato dalla presidenza a ?vincere per cacciare la destra?, ha preso un mucchio di applausi, prima durante e dopo il suo intervento. Un successo che non ? stato soltanto di stima: come confermavano i visi sorridenti dei dirigenti della Cgil, il candidato premier del centrosinistra ha sostanzialmente detto un netto e chiaro ?s? a tutte le proposte di politica economica, fiscale e sociale lanciate nella relazione di Guglielmo Epifani. S?, dunque, a una cancellazione della precariet? del mercato del lavoro, s? a una ?feroce lotta all’evasione?, s? a respingere l’idea di una politica dei due tempi, s? a una rivalorizzazione del lavoro e dell’industria, s? all’integrazione degli immigrati. Ieri al Palafiera riminese qualcuno – ricordando la famosa scena al convegno confindustriale di Parma del 2001 tra Silvio Berlusconi e Antonio D’Amato – ironizzava su un remake tra Prodi e la Cgil di quell’indimenticabile ?ho copiato io il tuo programma, o sei tu che hai copiato il mio??. Vero ? che la sintonia tra il sindacato e il leader dell’Unione ? apparsa pressoch? totale. Con qualche modesta (ma non irrilevante) eccezione: Prodi – che ha parlato soltanto di politica economica - non ha detto una parola sul qui richiestissimo ritiro delle truppe italiane dall’Iraq e Afghanistan. E ha deluso gli insegnanti, ricordando che la riforma Moratti non verr? completamente azzerata. Concludendo il suo intervento, pur esaltando il ruolo del sindacato (che deve essere ?un interlocutore forte, esigente, responsabile ed autonomo?), Prodi ha poi un po’ minacciosamente avvertito che le confederazioni devono tutelare i diritti, ?ma siamo giunti a un punto – ha spiegato – per cui non possiamo pensare che tutelare significhi conservare?. Insomma, nella prossima legislatura il sindacato potrebbe anche trovarsi costretto a mandar gi? qualche boccone amaro, se ? vero che gli si chieder? ?una disponibilit? radicale al cambiamento?. Ma questi saranno problemi del domani. Oggi ? praticamente idillio, con Prodi che esordisce affermando che lo slogan del congresso (Riprogettare l’Italia) ?? un impegno che ci assumiamo insieme?, che vede ?una concordanza sulle ricette e le politiche che dopo mesi di lavoro abbiamo proposto nel nostro programma?. Concordanza che ? totale anche sulla fotografia del critico stato di salute del paese, incagliato in un declino produttivo senza precedenti e in un ?disastro finanziario? da cui si pu? uscire soltanto ?dando al paese una scossa?. ?Non ? possibile una politica dei due tempi, che faccia precedere il risanamento finanziario agli interventi per lo sviluppo e la redistribuzione del reddito?. Reagire si pu?, con un pacchetto di ?riforme radicali?. La prima riguarda il fisco: niente pi? condoni e ?facili arricchimenti?, ?lotta feroce all’evasione fiscale e contributiva?, una nuova tassazione delle rendite finanziarie che lasci intatti i piccoli patrimoni, il taglio del ?cuneo? che grava sul costo del lavoro. Bisogna eliminare la ?inaccettabile precariet? permanente che sta distruggendo una generazione di giovani? contenuta nella legge Biagi; una generazione ?che rischia di essere frustrata nelle sue aspirazioni e di essere condannata ad un domani di pensioni miserevoli?. Affermazioni che hanno fatto insorgere Forza Italia e il coordinatore Sandro Bondi ha dichiarato che ?Prodi ha rinunciato a rappresentare le posizioni del cattolicesimo democratico per approdare alle tesi pi? radicali e massimaliste della sinistra e dell'estremismo sindacale?. Detto che il rialzo dei tassi deciso dalla Bce ? pericoloso, per tornare a crescere serve una politica industriale basata su tecnologia, aggregazione di imprese, sostegno alla internazionalizzazione, sviluppo di nuovi settori con grandi progetti di ricerca co-finanziati dal pubblici. E ancora, difesa della sanit? e della scuola pubblica, valorizzazione della donna nel lavoro, iniezioni di competizione per i livelli professionali medio-alti. Quanto alla presenza degli immigrati, deve sparire la Bossi-Fini; chi nasce e cresce in Italia poi, ?deve essere considerato cittadino italiano a tutti gli effetti?. Con un sindacato ?forte, responsabile ed autonomo?, conclude Prodi, ?? possibile riattivare il prezioso strumento della concertazione che con grande miopia e cinismo ? stato accantonato?. |
"Cgil" Prodi: la vostra ricetta è la mia
di Admin
mercoledì 27 ottobre 2021