sabato 2 dicembre 2006

    Pagina 20 - Cronaca


    IL CASO

    L?analisi del Centro studi: vanno studiati meccanismi che trasmettano alla collettivit? le spinte positive
      "Quelle mille scintille d?energia
      non mettono in moto la societ?"
        Senza il traino delle strutture statali, le minoranze assumono sempre pi? peso nei processi inventivi e produttivi E il ceto medio ? andato in frantumi

        ALESSANDRA RETICO
          ROMA - Un movimento forte e creativo, ma lo stato non se ne accorge. Peggio: occulta le energie vitali per mantenere privilegi e posizioni. A rischio quel "piccolo silenzioso boom" economico che dopo anni spunta come un?alba in Italia. E nella gente, malinconia e risentimento. Problematica, divisa, attraversata da umori e linguaggi diversi la situazione sociale nel Rapporto Censis 2006. Segni positivi si mischiano a malcontento, l?avanguardia a zavorre e resistenze conservative. Da una parte la crescita economica grazie al coraggio e alla capacit? di adattamento delle piccole e medie imprese. Dall?altra politiche incapaci di vedere le trasformazioni in atto: ?Lo Stato lavora per maggioranze potenziali e non su dati reali dice? Giuseppe De Rita. Il segretario generale del Censis dice molte altre cose, una fa impressione: ?La nostra societ? pu? evolvere se le sue minoranze sono allegre?. L?allegria come motore, come potere economico: le "minoranze" che inventano e producono, che intuiscono dove va il mondo, non durano se non sono sostenute da altre energie positive. Invece c?? distacco: chi innova ? una minoranza, la societ? civile si organizza in nuove articolazioni, lo stato ? lontano da entrambe, bloccato, fisso nel suo ego. Incapace di essere trainato dal progresso, radicato alla realt?.

          Eppure la gente lo dice qual ? il suo reale: su temi come aborto, uso della pillola del giorno dopo, procreazione assistita e utilizzo di embrioni umani per la ricerca scientifica per esempio. La maggioranza delle donne ? a favore di tutto l?elenco. O l?eutanasia: dalla perfetta spaccatura del campione del 2003 a una quota maggioritaria (57%) di favorevoli: ?Affermazione estrema del primato del soggetto?.

          Ma anche su altri piani c?? contraddizione: si dice che il futuro ? la scuola e i giovani, invece investiamo in istruzione meno della media dei paesi Ocse; welfare per tutti, eppure sussiste un sistema clientelare; gli ammazzamenti a Napoli e il bullismo sono solo una faccia della criminalit? (con Milano in testa) perch? la paura cresce in province marginalmente interessate dalle cronache; il lavoro aumenta, ma solo quello a bassa qualificazione. S?invocano le energie femminili, ma poi le donne sono ancora penalizzate, nel lavoro e nella politica, vittime di una cultura "postvelinistica". E di violenze, tante e molte in casa.

          Ai servizi che non funzionano, ma anche alle spinte creative, risposte deboli e stanche. ?Con la Finanziaria ci siamo chiesti: sono sopra o sotto i 40mila euro, ricco o povero? Ci? ? la devastazione dell?identit? collettiva?. Manca un senso di appartenenza, la gente fa fatica a trovare il suo centro emotivo, culturale. Ceto medio scomparso. E nella bulimia del virtuale, l?anoressia delle connessioni sociali: un "corpaccione", un corpo ingrassato dalle possibilit?, ma povero di verit?. Ricco di occasioni, mediatico, moderno, ma "Paese di single", di entit? isolate. E attorno un continuo disintreccio di piani: economia e politica non si parlano, cos? come economia e societ?. Mancano obiettivi collettivi. Per tornare insieme ci vuole una "nuova riarticolazione sociale": rimodulazione del sistema di imprese; puntare sul crescente valore economico di borghi e citt?; credere nel terziario dei servizi alle persone e alle comunit?. ?? questa triade che, rompendo l?invaso e la cultura della cetomedizzazione, sta alla base della nostra ripresa attuale e della sua futura tenuta?. Forse il dovere civile dell?ottimismo, lo sguardo oltre.