sabato 5 aprile 2003
«Caro Piero, ti sei dimenticato della Cgil»
Epifani: dovevi ricordarti delle nostre lotte. Pezzotta: valorizziamo le convergenze nel sindacato
.
Carlo Brambilla
MILANO Un omissis non trascurabile:
almeno questo è parso al leader della
Cgil, Guglielmo Epifani, e che cioè in
quelle 37 pagine della relazione di Fassino
non fosse contemplato un passaggio
forte sul ruolo di lotta della Cgil,
da molti mesi protagonista sulla scena
sindacale e politica italiana. Un omissis
che non poteva passare inosservato
e che Epifani, prendendo la parola dal
palco, ha rimarcato così: «In questo
Paese c'è un declino forte e in questo
momento non arrestabile, un declino
più grave di quanto Piero abbia descritto
nella sua relazione. Ci sono scelte
che gridano vendetta come quelle
relative al Mezzogiorno, scelte e politiche
di governo contro le quali ha lottato
la Cgil e avrei voluto che di questa
lotta parlasse Fassino soprattutto per
rispetto dei milioni di lavoratori che
vi hanno partecipato. C'è stato un impegno
non solo sociale che credo sia
stato punto di riferimento prezioso anche
per l'opposizione politica».
Epifani ha difeso con puntiglio le
«ragioni» delle scelte fatte fin qui dal
maggior sindacato italiano e ha come
chiuso un bilancio di lotte anche dure
ma sempre «ragionate». Scelte e lotte
che soprattutto appartengono alla gestione
Cofferati. Ma Epifani ha anche
voluto raccogliere, condividere e sotto-
lineare i «segnali importanti di unità»,
arrivati da Luigi Angeletti e soprattutto
da Savino Pezzotta che lo avevano
preceduto negli interventi dalla tribuna.
I segretari Uil e Cisl avevano entrambi
epsresso pareri molto positivi
sull’«impostazione riformista» della relazione
di Fassino.
Comunque Epifani ha puntato
l’indice anche su un altro omissis della
relazione del segretario ds: il ruolo della
Confindustria. Ha detto in proposito:
«Ci vorrebbe una terapia d'urto
contro lo scivolamento inarrestabile
del nostro Paese. Purtroppo questo declino
rende più difficile sostenere lo
stato sociale nel momento in cui ce ne
sarebbe più bisogno. Ci vorrebbe ad
esempio una riforma seria degli ammortizzatori
sociali per le piccole imprese.
Tutto questo è accaduto con la
complicità del presidente della Confindustria
che pensa soltanto ad una flessibilità
che sfoci nella precarietà e che
ritiene che l'articolo 18 sia il vero problema
della nostra competitività».
E più che sul programma riformista
messo in campo da Fassino, Epifani
ha voluto «subito» chiarire ciò che
si aspetta concretamente la Cgil dall’interlocutore
di centrosisnistra: «La
Cgil ha predisposto una piattaforma
di proposte sulle quale abbiamo raccolto
oltre 5 milioni di firme, la maggiore
raccolta di firme della storia. Voglio
dire che la Cgil si aspetta per il
futuro, per quando verranno predisposti
i programmi, che coerentemente
l'opposizione politica proponga il ritiro
della delega fiscale, di quella previdenziale,
della riforma della scuola e
del mercato del lavoro e anche il ripristino
dell'articolo 18 come era prima
della legge delega».
Per Epifani il ruolo della Cgil non
stato per nulla secondario anche all’interno
dello «straordinario movimento»
contro la guerra: «Voglio anche
dire che se questo grande movimento
si è sempre comportato in modo esemplare
è anche grazie al contributo della
Cgil che in questo senso si è mossa
con la massima forza per il rispetto
della legalità». Ed è stato proprio par-
tendo dalla lotta perb la pace che sono
stati ripristinati importanti collegamenti
con Cisl e Uil. I tre sindacati
hanno infatti deciso unitariamente la
manifestazione del Primo Maggio sul
tema della pace. Così il segretario del
più grande sindacato italiano ha aggiunto:
«La Cgil è impegnata sul terreno
dell'unità sindacale. Lo stesso Pezzotta
ha detto che ci siamo ritrovati su
molti punti di lavoro comune e tra
l'altro negli ultimi mesi abbiamo firmato
cinque contratti nazionali unitari.
Voglio che sia chiaro che quando
non firmiamo lo decidiamo in base ai
contenuti e siamo convinti ancora della
giustezza della nostra scelta sulla
mancata firma del Patto per l'Italia».
In precedenza Angeletti aveva sottolineato:
«Non voglio dire che è stata
la politica a creare divisioni tra i sindacati,
ma il rapporto con la politica non
ha aiutato l'unità sindacale». Ancora:
«Ora serve riconoscere un rapporto di
autonomia reciproca e occorre porsi il
problema del rapporto tra i sindacati e
il centrosinistra. Non bisogna dare per
scontato che siamo sempre d'accordo».
Sullo stesso registro anche Pezzotta:
«La strada per la ripresa dei rapporti
unitari sta nella capacità di puntare
all'autonomia del sindacato. Solo un
sindacato autonomo può essere pluralista
e, pertanto, unitario».
Ma l’unità pur possibile è vicina o
lontana? Pezzotta: «Bisogna aprire spazio
alla partecipazione dei lavoratori e
rivedere la concertazione. Sarebbe utile
e necessaria una maggiore unità dei
sindacati. Qui, purtroppo, abbiamo
molti problemi, che non vedo superabili
nel breve periodo. Bisogna superare
la visione di chi pensa che il futuro
del sindacato sia una sorta di bipolarismo
fotocopiato dagli schieramenti
politici. È una caricatura e un'idea anche
offensiva».
Ci si accontenti di registrare i segnali
positivi: «Dobbiamo cercare delle
convergenze. Alcune le abbiamo trovate,
sulla pace e sulle pensioni, e vanno
valorizzate per quel che sono. Ci
sono divisioni nei contratti, ma alcuni
segnali nuovi emergono».