4 giugno 2004
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| Sorprendendo la Francia che non lo ha votato, ma soprattutto quella che lo ha fatto, Jean-Marie Le Pen ha benedetto il primo matrimonio fra omosessuali che verrà celebrato illegalmente domani dal sindaco verde di Begles, vicino a Bordeaux. «Se si amano, perché no?», ha dichiarato l'anziano tribuno della destra razzista, in controtendenza rispetto alle scomuniche di uno specialista dell'indignazione come Chirac. Qualcuno sospetterà che Le Pen soffra d'arteriosclerosi. O abbia letto l'ultima intervista di Cecchi Paone, il presentatore televisivo candidato da Forza Italia che ha sconvolto Baget Bozzo confessando a dieci giorni dal voto la propria «omoaffettività» (a me continua a sconvolgere di più Baget Bozzo, in genere). Eppure anche stavolta Le Pen ha detto qualcosa di destra. Un difensore della tradizione non può che rallegrarsi che in una società cinica e scettica, restia a prendere impegni per la vita e a rispettarli nei prossimi cinque minuti, ci sia ancora qualcuno disposto a credere nell'istituto matrimoniale. Il desiderio di vincoli solidi e la volontà di impegnarsi in un progetto non egoistico sono merci così rare che persino un Le Pen si affretta a raccoglierle ovunque si manifestino. In fondo, ai suoi occhi di bigotto professionista, un matrimonio consapevole fra gay è meno destabilizzante di un divorzio fra etero. | ||||
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