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gioved? 9 marzo 2006
Pagina 4 - Primo Piano
SEYMOUR TOPPING - L’EX DIRETTORE OPERATIVO DEL ?NEW YORK TIMES? ED EX AMMINISTRATORE DEI PREMI PULITZER
?Per noi in America ? routine?
intervista PAOLO MASTROLILLI
NEW YORK ?Un giornale americano ha il diritto di appoggiare il candidato, il partito, o i temi che preferisce in una campagna elettorale. I lettori si aspettano che lo faccia, e nessun politico contesta questa prerogativa?. Seymour Topping parla dall'alto della sua esperienza come ex managing editor, ossia direttore operativo del ?New York Times?, ex amministratore dei Premi Pulitzer, e professore emerito alla Facolt? di Giornalismo della Columbia University.
Quando lei faceva la prima pagina del ?New York Times?, non le ? mai capitato che un politico si lamentasse per l'appoggio dato ad un avversario?
?Come prima cosa, il diritto del giornale di fare l'endorsement ? riconosciuto da tutti. Alcuni quotidiani non lo praticano, ma in quelli principali, come “New York Times”, “Washington Post” e “Los Angeles Times”, ? una prassi assodata. I lettori se lo aspettano e i politici anche. Come seconda cosa, c'? una netta distinzione fra il governo e il partito. Se, ad esempio, i repubblicani non condividono una nostra scelta, possono benissimo criticarla. A farlo, per?, sono i quadri del partito, non il presidente Bush. Chi sta alla Casa Bianca o nell'amministrazione non discute gli appoggi dichiarati dai giornali, perch? come membro del governo di tutti deve stare al di sopra delle parti?.
Come funziona il processo dell'endorsement al ?New York Times??
?Abbiamo un editorial board con un suo capo, che lavora in completa autonomia dal direttore e risponde solo all'editore. Alla vigilia delle elezioni il capo dell'editorial board riunisce tutti i suoi esperti dei vari settori, che fanno raccomandazioni su chi appoggiare. Le raccomandazioni vengono presentate all'editore, ossia il proprietario del giornale, che decide se accettarle o cambiarle?.
L'editore del ?New York Times?, quando lei ricopriva l'incarico di direttore operativo, era il mitico Arthur ?Punch? Sulzberger. Il soprannome ?Punch? significa ?cazzotto?: non l'ha mai chiamata per correggere la linea?
?Mai. Come managing editor, io non partecipavo alle riunioni dell'editorial board, e l'editorial board non partecipava alle mie riunioni di redazione. In genere venivo a conoscenza dei nostri endorsement dalle agenzie. Forse in qualche occasione Sulzberger avr? rifiutato le raccomandazioni dell'editorial board, ma non conosco episodi specifici?.
Il giorno dopo aver scoperto gli endorsement del ?Times? dalle agenzie di notizie, lei ne teneva conto nel fare la prima pagina del giornale?
?Assolutamente no. Nei quotidiani americani esiste il sistema che noi chiamiamo della "Muraglia cinese": la parte editoriale e quella delle notizie lavorano in assoluta separazione ed autonomia?.
Su che base vengono decisi gli endorsement?
?Appoggiamo il candidato o il partito con il programma e le qualit? migliori, nell'interesse del Paese?.
Alla Columbia University insegnate che un giornalista, per conservare la sua oggettivit?, non dovrebbe neppure andare a votare per non autocondizionarsi. E' quello che lei pretendeva dai suoi redattori del ?Times??
?Sul voto, naturalmente, ognuno decide per s?. L'equidistanza e la non affiliazione ad un partito, per?, sono regole auree essenziali del nostro mestiere?.
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