Pagina 3 - Primo Piano L’ECONOMISTA - PER VENTICINQUE ANNI IN BANCA D’ITALIA E’ STATO IL RIVALE DI FAZIO Stefano Lepri Modello svedese: lasciare che chiudano le imprese messe fuori mercato dalla globalizzazione, e allo stesso tempo aprire una solida «rete di sicurezza offerta dallo Stato» per i lavoratori che perdono il posto. Il programma economico che Tommaso Padoa-Schioppa realizzerebbe se divenisse ministro dell’Economia si intuisce da alcuni articoli recenti scritti per il Corriere della sera, che danno anche il senso di una evoluzione. Non rinnega il liberismo che è sempre stato suo, però si preoccupa che non tratti le persone come cose; patriota europeo, difende la qualità della vita e la solidarietà civile dell’Europa contro il modello americano. «Tps» ovvero tipiesse come lo si indica per brevità, è dunque un europeo di etnia italiana, a suo agio nel mondo: studi post-laurea a Boston; quattro anni a Bruxelles come direttore generale per gli affari economici alla Commissione europea; sette anni a Francoforte come membro del comitato esecutivo della Bce e da lì sempre in viaggio per il mondo a tenerle le relazioni internazionali; e ora in movimento tra l’Italia e Parigi, dove presiede l’associazione Notre Europe fondata da Jacques Delors, o Londra, dove guida lo Iasc, un comitato internazionale incaricato di coordinare i principi della contabilità societaria. Nel frattempo, Padoa-Schioppa si è applicato. Alla Bce era riuscito - unico tra i membri dell’esecutivo - a conciliare la riservatezza ferrea del banchiere centrale con la presenza pubblica dell’intellettuale, autore di numerosi libri, come Europa, forza gentile, del 2001, e Dodici settembre. Il mondo non è al punto zero del 2002. Rientrato da Francoforte, tra articoli e relazioni per convegni ha affrontato una gamma di argomenti più vasta. Ancora ieri, esponeva una diagnosi sul malessere delle banche italiane, energico nella critica degli «avvantaggiati» che ne tengono bassa l’efficienza, annidati «in importanti strati della dirigenza bancaria, nel sindacato, nell’Associazione bancaria». Via via si è evoluto verso sinistra il suo liberismo, fino a far sue le parole di un ministro socialista del Lavoro svedese, che ben potrebbero prefigurare confronti del governo di domani con Cgil, Cisl e Uil: «Il sindacato non deve, pur di tenere in vita vecchie industrie, accettare che i lavoratori si impoveriscano; deve invece difendere occupazione e alti salari favorendo lo spostamento verso produzioni nuove». Inutile continuare ad inseguire i Paesi emergenti abbassando i salari e allungando gli orari, meglio concentrarsi su quello che i Paesi emergenti non sanno fare; ai disoccupati una indennità che metta al riparo dalla miseria ma da togliere a chi rifiuta i nuovi impieghi offerti. |
"BladeRunner" Padoa-Schioppa pronto alla sfida
di Admin
mercoledì 27 ottobre 2021