Pagina 8- Interni STORIA DI SARAH vogliamo solo un lavoro» Offre un patto ai comitati per il No: «Discutiamo assieme come attenuare l'impatto ambientale del nuovo insediamento». «All'inizio discutevamo dei problemi ambientali e urbanistici, ma poi, col passare dei mesi, è apparso chiaro che per loro la vera questione era, per così dire, la "destinazione d'uso" della base, è nato un dissenso, Rifondazione, Verdi, Pdci e una parte dei Ds hanno appoggiato il No. A quel punto alla Ederle abbiamo promosso un'assemblea con Cisl e Uil, la Cgil non è mai stata rappresentata». E quale posizione avete assunto? «Per noi non era importante che la nuova base Usa fosse realizzata in un posto o in un altro. Gli americani hanno spiegato che intendevano riunire la 173° brigata oggi schierata in due basi in Germania e a Vicenza. Abbiamo capito che in caso di risposta negativa da parte del nostro governo avrebbero realizzato la struttura in Germania o in Romania ed il nostro posto di lavoro sarebbe stato a rischio». A molti questa posizione degli Usa è sembrata un ricatto, ma Sarah spiega: «Sì, all’esterno può apparire così, per gli americani il ricongiungimento è stato presentato come una necessità vitale. Noi 744 dipendenti della Ederle paghiamo ogni anno 9 milioni di euro di contributi». Un piccolo esercito di meccanici, idraulici e impiegati. «Gli stipendi, lo ammetto, sono buoni - conclude Sarah - ed i contratti a tempo indeterminato. Ora il governo italiano ha deciso, noi siamo cautamente felici». |
"BaseUsa" «Noi della Ederle vogliamo solo un lavoro»
di Admin
mercoledì 27 ottobre 2021