Pagina 8 - Primo Piano IL CASO Fuori dal tempo DAL NOSTRO CORRISPONDENTE Eppure pare che viga ancora anche nelle basi della Nato. «Penso che il nostro Ministero della difesa e quelli dei Paesi alleati debbano rivederla. Non escludo che esistano motivi per tenere fuori dalle basi individui o gruppi di estrema sinistra, ma un intero sindacato? E in un Paese come l' Italia, che è tra i più democratici anche se tra i più chiassosi del mondo? La norma va emendata, se non abrogata, anche in vista dell' apertura di nuove basi americane negli ex stati satelliti dell' Urss nell' Europa dell' est. Il Pentagono ha il diritto di decidere autonomamente, ma riterrei utile una discussione collettiva della Nato». Egualmente ironica è la reazione di Edward Luttwak, l' esperto di questioni militari che l' altro ieri ha deposto al Congresso a favore di una riduzione delle truppe Usa in Iraq, del loro ripiegamento su posizioni difensive e del loro uso solo per interventi d' emergenza. «Ma non si finisce mai con Vicenza? - sbotta Luttwak - Un tormentone che qui lascia il tempo che trova? Se la Cgil si sente vittima di un torto, segua l' iter previsto. Non è uno stato a sé, è un sindacato: deve rivolgersi al vostro Ministero degli esteri, affinché si rivolga al nostro Dipartimento di stato, che poi a sua volta si rivolgerà al Pentagono. I rapporti tra l' Italia e l' America rimangono eccellenti nonostante il braccio di ferro sulla base. La questione verrà risolta in sede politica e diplomatica». Ma anni fa l' ambasciata Usa a Roma rispose che non c' era nulla da fare... «Nel frattempo l' amministrazione potrebbe avere cambiato idea. Non conosco le regole ma se sono come dite mi sembrano obsolete. Bisogna ricordare che una volta vedevamo nel Pci e nella Cgil dei nemici che volevano sovvertire la nostra Costituzione. Ma adesso non è più così, anche se nel Partito e nel sindacato sono rimaste frange troppo anti americane. Certo, le proteste contro la base non hanno aiutato: non ci va una divisione motocorazzata, non ci vanno sostanze inquinanti, ci vanno fanti, diplomati e laureati che amano la cultura italiana, non c' è rischio per l' ambiente. Ma non dovrebbe essere impossibile raggiungere un compromesso». Che il Pentagono non si sia liberato della sua eredità storica lo confermano gli Archivi di Washington. Dai numerosi dossier sulla Cgil emerge chiaro il tentativo delle amministrazioni americane di emarginare nel corso dei decenni il sindacato a favore della Cisl e della Uil in tutti i settori produttivi. Uno narra del paradossale divieto dell' amministrazione Eisenhower, di cui l' ambasciatrice Clare Booth Luce fu la punta di lancia a Roma, di finanziare la produzione del film italo americano Quo vadis?, di cui Mervyn LeRoy era il regista. Le trattative durarono dei mesi, coinvolsero il nostro governo, e si conclusero con il solenne impegno di Cinecittà di non accettare più del 10% del totale di «maestranze comuniste» che, protestò la Luce, avrebbero versato parte dei salari al Pci «per attività antiamericane». Le pressioni contro la Cgil sull' industria italiana furono pesanti soprattutto nel settore della difesa e dell' automobilismo negli Anni cinquanta e sessanta. Il Pentagono negò parecchi appalti e commesse per la Nato alle aziende dove la Cgil era in maggioranza, e la stessa Fiat fu costretta a dimostrare di averne ridotto l' influenza al suo interno prima di ottenerne qualcuno. La situazione mutò sotto Lyndon Johnson, il successore di John Kennedy. Johnson approvò persino la apertura di uno stabilimento della Fiat a Togliattigrad nell' Urss.
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"BaseUsa" «Il veto alla Cgil? Fuori dal tempo»
di Admin
mercoledì 27 ottobre 2021