Troppa precariet? fa male ai giovani, all’economia e alle imprese BANCHE E IMPRESE sono uscite da Palazzo Koch particolarmente entusiaste. I sindacati, pur apprezzando, sono stati pi? avari di superlativi. Nessuna bocciatura per carit?. Sono lontani i tempi di Antonio Fazio che considerazione dopo considerazione chiedeva al mondo del lavoro lacrime e sangue. Come ha osservato Guglielmo Epifani, c’? ?un’aria decisamente nuova? di cui si avvertiva il bisogno. Mario Draghi ieri ha difeso, seppur indirettamente, la contrattazione nazionale, ha messo in guardia dalla flessibilit? permanente, ha posto la necessit? di investimenti in ricerca e innovazione. E poi ha toccato la nota dolente della previdenza suggerendo l’aumento dell’et? pensionabile. Lo ha fatto restando ben al centro di un perimetro liberista, assumendo il punto di vista delle imprese, si ? rivolto pi? a loro che ad altri quando ha spiegato, ad esempio, che la flessibilit? eterna non ? poi cos? conveniente. O che il vituperato assetto contrattuale che Confindustria vorrebbe cambiare, tanto male non ? se ha permesso di tenere a bada spinte inflazionistiche laddove la disoccupazione ? bassa e i servizi sono monopolizzati. In altre parole grazie a questo modello le retribuzioni sono state tenute per le redini. ? quello che i detrattori della concertazione chiamano ?moderazione salariale?. Non sono questi gli argomenti dei sindacati quando spingono contro la precariet? o per un maggior potere d’acquisto dei lavoratori dipendenti. Paradossalmente per? l’analisi di Draghi finisce col convergere almeno in parte con alcune richieste del mondo del lavoro. Sulla flessibilit?. I contratti atipici hanno aiutato le imprese a recuperare importanti margini di flessibilit?, tuttavia, ha osservato il governatore della Banca d’Italia, se diventano una prassi ?frenano lo sviluppo?. ?Se diventano un surrogato dell’ordinaria flessibilit? dell’impiego, impediscono a molti giovani di pianificare il futuro, riducono gli incentivi dell’impresa a investire nella loro formazione, frenano la produttivit? del sistema?, ha detto. ?Motivi di efficienza e di equit? richiedono che sia ridotta la segmentazione del mercato? con regole che permettano al rapporto di lavoro di ?acquisire stabilit? con il passare del tempo?. Si deve accompagnare il percorso con ammortizzatori sociali ?nel rispetto delle compatibilit? di bilancio?. Insomma in un sistema cos? competitivo ?si deve pensare pi? al lavoratore piuttosto che al posto di lavoro?. C’? una distanza siderale con il predecessore Fazio schierato a favore della modifica all’articolo 18. E poi torna nelle ?considerazioni? di Draghi il sostantivo ?equit?. Il governatore lo riferisce non solo al mercato del lavoro, ma anche agli ?strumenti di coordinamento nazionale della contrattazione salariale fra le parti sociali?, cio? al protocollo del luglio ‘93 che regola il modello di contrattazione. Queste regole, per Draghi, ?oltre a costruire un presidio di equit? contribuiscono a evitare che le dinamiche retributive assumano nei settori con poca concorrenza o nelle aree con poca disoccupazione, andamenti incompatibili con la stabilit? dei prezzi?, cio? con la lotta all’inflazione. Le stesse regole prevedevano che la produttivit? venisse distribuita a livello aziendale e questo - ha notato - non si fa se non nelle grandi imprese. Sulle pensioni la ricetta ? quella nota dell’innalzamento ?significativo? dell’et? pensionabile superando la soglia dei 60 anni e dare impulso alla previdenza complementare. L’ottica ? quella del contenimento della spesa corrente che suona come un richiamo al nuovo governo che ha annunciato di voler abolire lo ?scalone? per l’accesso alle pensioni di anzianit? per ritornare gradualmente alla flessibilit? d’uscita prevista dalla riforma Dini. I sindacati non ci stanno: gi? dato. Per Guglielmo Epifani, Luigi Angeletti e Raffaele Bonanni questa ?considerazione? non ? condivisibile. ? il segretario della Cisl a indicare la strada del recupero dell’evasione contribuiva delle ?imprese sleali? se si vogliono mantenere stabili i conti previdenziali. Bonanni apprezza il passaggio sulle liberalizzazioni, ma il giudizio complessivo che d? all’analisi di esordio di Draghi ? piuttosto freddo: ?Non d? e non toglie?, dice. Anche Guglielmo Epifani dice di condividere ?l’obiettivo della crescita? ma di avere anche delle perplessit?: ?Il punto che avrei approfondito - spiega - ? la parte relativa al Sud, alla domanda interna, di investimenti e di consumi. Non c’? nulla, ad esempio, per quanto riguarda la distribuzione del reddito e la condizione del reddito delle famiglie?. Che sono sempre pi? povere. Quanto al discorso della flessibilit? il leader della Cgil ha ?un’opinione parzialmente diversa?: ?Penso che vada intrapresa un’operazione culturale di contrasto alla precariet?. Non c’? solo il punto di vista dell’impresa ma anche quello dei lavoratori?. |
"BankIt" Troppa precarietà fa male
di Admin
mercoledì 27 ottobre 2021