Draghi aveva ragione allora. E ha ancora pi? ragione oggi. Lo ?spirito del Britannia?, altrettanto rivoluzionario, aleggia in tutte le 22 pagine delle sue prime ?Considerazioni finali?. Il nuovo governatore ha finalmente aperto porte e finestre di Palazzo Koch, per far sentire il ?respiro del mondo? a un?istituzione che in questi ultimi anni ? stata purtroppo indebolita da un disegno autarchico e provinciale, e imbolsita da un potere monarchico e autoreferenziale. Il suo discorso, nei toni e nei temi, sancisce un definitivo cambio di stagione. L?epoca di Antonio Fazio ? finita per sempre. In tutti i sensi. L?uomo di Alvito subiva con scetticismo l?avvento dell?euro. Riceveva segretamente i banchieri amici. Parlava di ?parres?a?, ripeteva i suoi age quod agitur, citava San Tommaso D?Aquino. Draghi esalta ?i benefici dell?euro, preziosi specialmente per l?Italia?. Frusta i signori del credito sulla competizione globale. Parla di governance, di compliance, di private equity. Si levano consensi bipartisan alla relazione del governatore, che non tradisce tentazioni da ?decalogo? per un governo potenziale del Paese. Ma ? certo che per il governo passato costituisce un benchmark impietoso: cos?ha fatto la sedicente destra liberista, in cinque anni di risse paralizzanti? Ed ? altrettanto certo che per il governo attuale rappresenta uno stimolo prezioso e tuttavia pericoloso. Non condividerlo ? impossibile. Ma condividerlo vuol dire accettare la sfida lindberghiana di un?altra trasvolata oceanica. Significa rivoluzionare il panorama italiano. Distruggere le tutele passive. Abbattere le rendite corporative. Il ?vaste programme? di De Gaulle. Avr? la forza di appropriarsene davvero, questo polifonico centrosinistra sospeso tra vecchi massimalismi e nuovi riformismi? Ma la svolta di Draghi ? anche operativa. In questo caso di impronta kennediana. Il nuovo governatore non si limita a spiegare al Paese ci? che deve fare per s?, ma indica alla banca centrale ci? che pu? fare per il bene del Paese. Secondo una corrente di pensiero ?minimalista?, dopo l?euro e il passaggio delle leve monetarie alla Bce, Via Nazionale dovrebbe ridimensionarsi ad autorevole centro studi, e niente di pi?. Il nuovo governatore smonta questa tesi, e riassegna alla Banca d?Italia il ruolo che le spetta. Motore della crescita, fattore della modernizzazione. Mai, fino ad ora, tanta parte delle ?Considerazioni finali? era stata dedicata al contributo che il sistema bancario pu? dare alla ripresa dell?economia. Nella ?finanza per lo sviluppo?, ripulita dai furbetti del quartierino e dai furboni dei salotti buoni, Via Nazionale non si ferma a sollecitare cambiamenti, ma comincia a produrli. Dal varo del Codice etico alla rimozione dei vincoli alla partecipazione delle banche nelle imprese, dalla semplificazione delle norme di vigilanza all?abolizione della comunicazione preventiva per l?acquisto di quote di controllo tra le banche. |
"BankIt" Il manifesto della modernità (M.Giannini)
di Admin
mercoledì 27 ottobre 2021