Zivago, eutanasia di una società Internet

13/03/2001

ECONOMIA
E-COMMERCE – PERCHÉ HA CHIUSO LO STORICO SITO DI LIBRI E CD


Zivago, eutanasia di una società Internet
Tra le italiane, era una delle più note della Rete. E il fatturato cresceva. Ma, accusano i dipendenti, le rivalità tra i soci l’hanno condannata a morte.


di 
 
MARCO COBIANCHI
9/3/2001

Carlo Feltrinelli.
Adesso sappiamo qual è la speranza di vita di certe «dotcom» italiane: circa 16 mesi. Più o meno quella di un criceto in cattività. Tanto è durata l’avventura di Zivago.com, la via italiana al commercio elettronico. Nato il 2 novembre, giorno dei morti (sì, non la migliore data per fondare un’azienda), il sito che vendeva libri e dischi via Internet è stato messo in liquidazione il 27 febbraio 2001. E per il mondo dell’Internet italiano è stato uno shock. Zivago era leader nel suo settore, gestito da manager di tutto rispetto e con soci (al 50 per cento) grandi e prestigiosi: Kataweb, la società Internet del gruppo editoriale L’Espresso di Carlo De Benedetti, e Feltrinelli, una delle più importanti case editrici italiane. Ma ora Zivago non c’è più e i dipendenti preparano le lettere di dimissioni prima che arrivino quelle di licenziamento.

Gli affari per Zivago andavano bene, per quanto bene possano andare gli affari di una dotcom. Nel 2000 il fatturato è stato di 3,5 miliardi con perdite per 12. Tanti. Ma comunque nella media delle società di commercio elettronico. Sempre l’anno scorso Zivago ha consegnato in media 141 pacchi al giorno (rispetto ai 35 del 1999) del valore medio di 77 mila lire ciascuno. Il pareggio di bilancio si poteva raggiungere nel 2004, prima di quanto previsto dal business plan, e per quest’anno si stavano preparando importanti novità tecnologiche e commerciali.

In pochi, insomma, si aspettavano la chiusura e i 21 dipendenti
(oltre alla decina di collaboratori) assunti con un tradizionalissimo contratto del commercio non sono così certi di riuscire a trovare a breve un altro lavoro, «old» o «new» che sia. Si accontenterebbero che i due liquidatori scelti dalla società concedessero loro una buonuscita pari a 2-3 mesi di stipendio per chiuderla lì. Parlano malvolentieri di ciò che è successo; l’amministratore delegato, Arduino Mancini (ex manager dell’agenzia di stampa Ansa), tiene la bocca cucita. Nella sede, un appartamento riadattato nel cuore di Milano che assomiglia più a un centro sociale che al quartier generale di una delle più importanti dotcom italiane, qualcuno spera ancora nell’arrivo di un socio che rilevi l’azienda. In due si sono fatti avanti, ma non se ne è fatto nulla.



Ogni giorno 141 pacchi
Clienti
I navigatori registrati erano 56 mila, molti dei quali dall’estero.

Conti

Nel 2000 i ricavi sono stati pari a 3,5 miliardi con perdite per 12.

Dipendenti

Gli assunti con regolare contratto del commercio erano 21, più 10 collaboratori fissi.

Vendite

L’anno scorso sono stati consegnati in media 141 pacchi al giorno (domeniche incluse), ognuno dei quali del valore di circa 77 mila lire.
«Colpa del bilancio» dice un dipendente a denti stretti. «No» ribatte un altro «la verità è che per far fruttare questa azienda si dovrebbe rivoltarla come un calzino. Prima di tutto sbarazzandosi dei soci». Le incomprensioni tra Kataweb e Feltrinelli certo non hanno dato serenità a Zivago. Tra loro l’incomprensione è iniziata pochi mesi dopo l’avvio della società. Il motivo? Il sistema di approvvigionamento della materia prima: libri e dischi. Zivago è stato legato a un contratto in base al quale il rifornimento doveva avvenire esclusivamente presso i magazzini della Feltrinelli (per quanto riguarda i libri) e della Ricordi (società controllata da Feltrinelli, per i cd). Una scelta apparentemente giusta: Zivago non veniva appesantito dai costi di gestione di un magazzino e la Feltrinelli gli garantiva uno sconto sui prezzi di copertina. In questo modo, però, al sito è stato impedito di stringere accordi di approvvigionamento con i grandi distributori di cd e libri dai quali avrebbe potuto strappare sconti superiori a quelli garantiti dalla Feltrinelli. La quale, si sussurra in via Andegari, vedeva il sito come un concorrente e gli imponeva sconti fissi del 30 per cento circa. Il libro o il cd veniva poi venduto sul sito con uno sconto del 20 per cento riducendo il margine di guadagno al 10 per cento del prezzo di copertina. Troppo poco. Questa situazione ha portato Zivago a guadagnare proporzionalmente più dalla vendita di libri dei piccoli editori, con i quali l’amministratore delegato Mancini poteva stringere accordi di distribuzione, che con i grandi titoli, che doveva acquistare dal suo azionista.




Non avere un magazzino proprio ha provocato altri problemi. Per ogni ordine fatto sul sito, un fattorino (dipendente) doveva recarsi fisicamente nei magazzini Ricordi e Feltrinelli per ritirare il materiale ordinato. Poi lo trasportava nel centro di smistamento Zivago dove altre persone lo impacchettavano e lo spedivano. Non avere la gestione del magazzino voleva dire che sul sito risultavano disponibili libri che magari non lo erano. In questi (frequenti) casi il pacco rimaneva in giacenza fino a quando il volume o il cd non veniva effettivamente consegnato alla Feltrinelli dal distributore. Un meccanismo che ritardava i tempi di consegna, aumentava il lavoro manuale moltiplicando le probabilità di errore.

Come molte dotcom, anche Zivago si è fatta prendere dall’ubriacatura tecnologica.
Sono stati fatti forti investimenti nella tecnologia Wap (Internet sul cellulare) quando gli italiani che dispongono di telefonini compatibili sono meno di 1 milione. Altri fondi sono stati destinati alla redazione giornalistica che curava un notiziario culturale ben fatto (memorabile lo speciale sui Radioheads) ma che poco aveva a che fare con il core business. Infine, la scelta di non accettare pubblicità viene ora definita «suicida» dagli stessi dipendenti.

Errori che capitano in qualsiasi azienda, ma mortali per una dotcom, soprattutto quando i soci si rimpallano le responsabilità delle perdite. Così anche i successi commerciali si trasformano in boomerang. I «buoni acquisto», per esempio: i navigatori hanno dimostrato di apprezzare questo sistema di pagamento che consentiva di acquistare senza inserire i dati della carta di credito in Rete. Ora, però, sono in circolazione in Italia una sessantina di milioni in buoni acquisto nelle mani di 7-800 persone che devono essere contattate una per una e rimborsate in contanti. Se li avessero lasciati fare, quelli di Zivago avrebbero lanciato entro poche settimane anche il pagamento via carta telefonica. Era tutto pronto, poi i soci hanno deciso di sopprimere il «criceto».


Kataweb, traballano i siti commerciali
Il portale del gruppo De Benedetti potrebbe uscire dal settore
La decisione di chiudere Zivago.com potrebbe essere la spia di un cambiamento di strategia di Kataweb nei confronti del commercio elettronico. Ciò che viene dato per probabile è l’ufficializzazione della decisione di uscire dal settore del commercio elettronico per concentrarsi sullo sviluppo del portale puntando sui contenuti editoriali.
Kataweb mantiene la maggioranza delle azioni in altre due società di commercio elettronico. La più conosciuta è Esperya.com che commercializza prodotti alimentari regionali e della quale possiede il 70 per cento. Il restante 30 per cento è in mano ai fondatori della società, i fratelli Tombolini di Ancona.
Il secondo sito che, si dice, sia quello che presenta la situazione finanziaria peggiore, è Easytickets.it, del quale Kataweb possiede sempre il 70 per cento. La restante quota è nelle mani della società bolognese Quadrante.
Poi c’è Eviaggi.it, uno dei più noti siti italiani di turismo. In questo caso si tratta di una joint-venture al 50 per cento con la multinazionale delle prenotazioni aeree Amadeus.net. Per questo, secondo alcuni osservatori, se Kataweb decidesse effettivamente di abbandonare l’e-commerce questo sarebbe il sito che meno degli altri rischierebbe la chiusura.



 
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