Zero fondi, vietato spendere In Parlamento pochi spiccioli

15/10/2010

Zero spese, molti interessi. Sono ormai due anni e mezzo che la politica economica (si fa per dire) del Paese si riduce a questa formula: rubinetti chiusi, debito da finanziare. E fioccano tagli su tagli. Nel frattempo in Parlamento è la paralisi. Le leggi di spesa restano tutte sulla carta. Se quelle di iniziativa governativa hanno avuto finora qualche flebile boccata d’ossigeno, grazie ai fondi speciali dei vari ministeri e di Palazzo Chigi, quelle di iniziativa parlamentare sono sostanzialmente spacciate. Nulla di nulla.
CASSE VUOTE
L’immagine delle casse vuote è data dalle prime due tabelle della manovra, la A e la B. La prima è relativa agli accantonamenti per le leggi parlamentari in corso d’anno. I numeri parlano da soli. L’Economia per il 2010 non supera i 200mila euro, spiccioli. Lo Sviluppo economico 10 milioni, gli Esteri 20. Nessuno stanziamento per l’Istruzione e la ricerca, all’Interno ci si ferma a 10 milioni e 800mila. Su tutti svetta la Difesa, per cui si prevede uno stanziamento di 792 milioni, in gran parte già destinati alle missioni all’estero. Già così il quadro è allarmante, ma se si passa alla tabella B si tocca davvero il fondo. In questo caso si tratta di fondi in conto capitale, cioè quelli che davvero servono allo sviluppo. Per il 2010 non c’èuna cifra: zero-zero- zero-zero. A questo punto dell’anno anche i fondi ministeriali sono ridotti al lumicino. Per questo Giulio Tremonti chiede a Mariastella Gelmini di attendere: a dicembre vedrà se potrà rastrellare qualcosa per i ricercatori nelle pieghe del bilancio. Oggi è troppo presto. A fornire qualche traccia ieri è stato Maurizio Sacconi. «Le aziende chiedono meno fondi per gli ammortizzatori di quanto avevamo previsto – ha spiegato – siamo al 50%». Come dire: ci sarà qualche residuo da utilizzare altrove. La cultura è ridotta così, con gli avanzi di cassa: e non solo quella.
DA MARZO PIÙ NULLA
L’ultima legge di spesa varata dalle Camere è stato il decreto incentivi del marzo scorso: 300 milioni distribuiti a chi avesse acquistato ciclomotori, cucine, elettrodomestici. Il meccanismo è stato tanto complicato che si è speso addirittura meno di quanto stanziato: sono avanzati circa 120 milioni. L’impegno dello Stato si è fermato qui, in uno degli anni più neri della crisi. Gli ammortizzatori sociali sono stati rifinanziati sostanzialmente spostando voci di spe sa da una parte all’altra. C’erano i fas (fondi per le aree sottoutilizzate), oggi c’è la cig. L’anno scorso c’era stato il bonus famiglia, elargito soltanto per un anno, e la carta acquisti per i poveri, anche questa sottoutilizzata. Non è mai stata raggiunta la platea prevista all’inizio. A questo punto ci si chiede: cosa ha in mente Tremonti? Già da tempo il ministro teorizza che fare politiche espansive serve a poco in un Paese come il nostro. Con la scusa del rischio Grecia, continua a imporre tagli pesantissimi. ieri il titolare del Tesoro ha indicato il percorso che intende seguire. Per ora c’è la «stabilità », cioè il rigore. Da oggi parte lo sviluppo, con una riforma fiscale di là da venire. Il piano per lo sviluppo sarà presentato in Europa. Queste le intenzioni del ministro. Come dire: a Bruxelles voglio portare conti sotto
controllo, per avere margini di manovra sulle nuove regole allo studio. «Ho la netta impressione che il ministro voglia chiudere un ciclo di programmazione senza aprirne un altro – commenta Lino Duilio (Pd) – Ferma tutto, blocca le spese, chiude i rubinetti. Il Paese è paralizzato in attesa di una nuova era, che ancora non si vede». La verità è che al tavolo di Bruxelles, dove già da gennaio si comincerà a discutere sui nuovi vincoli di bilancio che tutti i partner dovranno rispettare, l’Italia parte in salita. Il ministro crede di superare gli ostacoli chiudendo la borsa. La verità è che proprio i mancati investimenti aumentano il dislivello: deprimono il Pil e rendono il debito più pesante. Il vero ostacolo da superare a questo punto è proprio Tremonti. E qualche ministro se ne sta accorgendo.