Zampino della Ragioneria per dare più rigore al protocollo

15/10/2007
    domenica 14 ottobre 2007

    Pagina 11 – Economia

    Pensioni pari al 60% degli stipendi? Era solo un´indicazione generica, ora non c´è più

      Lo zampino della Ragioneria
      per dare più rigore al protocollo

        BARBARA ARDÙ

        ROMA – È una questione semantica, come sostiene il governo? O ha ragione invece Epifani, quando sostiene che nel protocollo sul welfare sono stati stravolti più punti sul fronte delle pensioni? Se le parole hanno un senso, certo è che quelle messe nero su bianco nel disegno di legge approvato venerdì in Consiglio dei ministri non sono esattamente le stesse. Cambiate, sotto pressione della Ragioneria generale, dunque del Tesoro, preoccupato di trovarsi, prima o poi, con una falla nei conti. Che la pressione ci sia stata lo dimostra la battaglia ingaggiata dal ministero del Lavoro per cambiare la norma sui lavori usuranti. Cancellare il tetto dei 5mila pensionamenti annui non è stato semplice. La Ragioneria voleva garanzie che non si sforasse con la spesa per mandare in pensione anticipata chi fa un lavoro che sfianca. Ha vinto il ministro Damiano, perché il tetto dei 5mila è stato cancellato, anche se è rimasto il limite alla previsione di spesa annuale. Un dignitoso compromesso.

        Che non sembra essersi trovato invece sulle future pensioni dei giovani precari. Nel testo del 23 luglio si ipotizzava che il tasso di sostituzione (il rapporto tra lo stipendio e la pensione) per le nuove generazioni non dovesse essere inferiore al 60 per cento. Un passaggio che è «sparito» dalla nuova formulazione del testo, accusa Epifani. E in effetti in quello nuovo non ce n´è traccia. Perché? Nel vecchio testo, dicono fonti vicine al Tesoro, il riferimento era solo «indicativo» e per di più tutta la frase era messa tra parentesi. Come dire che non era un passaggio fondamentale. Eliminata la parentesi è infatti sparita la frase. Chi si fa carico, del resto, in un sistema pensionistico di tipo contributivo di coprire (se ce ne fosse mai bisogno) un eventuale buco nei conti causato da quella "incauta" promessa? Finirebbe tutto sulle spalle del Tesoro, che ha messo le mani avanti. D´altra parte il problema è politico più che tecnico.

        Ma la Ragioneria è riuscita a spuntarla anche su un altro punto, l´aumento dei contributi previdenziali a carico del lavoratore (dello 0,09%) a partire dal 2011. Nel testo approvato a luglio l´aumento non era dato per scontato, ma era subordinato al successo nel processo di razionalizzazione degli enti previdenziali, da cui ci si attendono risparmi pari a 3,5 miliardi. L´aumento dei contributi, sarebbe valso come «clausola di garanzia»: ci sarebbe stato solo se i risparmi non fossero arrivati.

        Ora invece, accusa Epifani, «il disegno di legge prevede il contrario: prima gli aumenti poi, in caso di razionalizzazione degli enti, uno sconto successivo. Spero – aggiunge il segretario della Cgil – sia solo frutto di una applicazione burocratica del testo dell´accordo». E in effetti il testo ha capovolto i passaggi che si occupavano del problema. «A decorrere dal 1 gennaio 2011 – recita la nuova formulazione – l´aliquota contributiva… è elevata, per la quota a carico dei lavoratori di 0,09 punti percentuali». È solo nel passaggio che segue che si fa riferimento al riordino degli enti: «In funzione delle eventuali economie» che arriveranno dalla razionalizzazione degli enti previdenziali, gli incrementi delle aliquote contributive, si chiarisce, «sono corrispondentemente rideterminati».

        Romano Prodi, assicura che non è cambiato nulla, che gli aspetti messi in discussione sono «punti minori». Che le incomprensioni nascono dalla difficoltà di tradurre quello che è un «accordo in un documento legislativo, in una proposta di legge». Nodi che, assicura il premier, verranno sciolti la prossima settimana quando verranno convocate le parti sociali.