XXVI CONGRESSO IUF/UITA/IUL

XXVI CONGRESSO IUF/UITA/IUL

Il congresso si è svolto a Ginevra dal 14 Maggio al 18 Maggio con 321 delegati provenienti da 153 Paesi del Mondo. La UIF riunisce i sindacati alimentaristi, dalla “fattoria alla forchetta”, insieme ai sindacati del Turismo.
Per la Filcams CGIL erano presenti Elisa Camellini, Massimo Frattini e Nicola Poli in qualità di delegati, Giorgia Evangelista e Gabriele Guglielmi in qualità di osservatori.
Il tema guida del congresso era più che altro una parola d’ordine: ORGANIZE, FIGHT AND WIN. Questo motto descrive sinteticamente quale è lo scopo che si prefigge l’organizzazione per il prossimo quinquennio: organizzare sindacati laddove manchino tutele e diritti fondamentali per i lavoratori, coordinare le organizzazioni di diversi Paesi per trasformare rivendicazioni locali in lotte globali.
In questi giorni di lavori sono stati affrontati molti punti interessanti per il programma futuro della confederazione e le varie regioni in cui la UIF è strutturata hanno presentato le relazioni sulle attività svolte e le campagne organizzate con successo. L’avversario è individuato nelle compagnie multinazionali che, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, non rispettano i diritti fondamentali degli esseri umani e diritti del lavoro, primo fra tutti la facoltà e possibilità di aderire o formare un sindacato. Le politiche antisindacali di alcune multinazionali hanno portato a dure lotte supportate dall’ IUF, una fra tutte è quella che vede la Nestlé al centro di un boicottaggio e di una campagna mondiale per aver, tra le altre cose, licenziato 53 persone in Pakistan che si erano associate al sindacato per richiedere il rispetto dei loro diritti.
In molti Paesi l’azione sindacale porta a rischi anche maggiori della perdita di lavoro, alcuni delegati hanno infatti denunciato sia minacce sia omicidi le cui vittime sono dirigenti sindacali e lavoratori che chiedono null’altro che il rispetto dei loro diritti e condizioni umane di lavoro.
Altro filone conduttore del congresso è la lotta alla precarietà e alla precarizzazione del mondo del lavoro. Questo fenomeno è causato anche alle continue terziarizzazioni messe in campo dalle multinazionali nel settore del turismo e della lavorazione agricola. La precarietà del lavoro rende le persone enormemente ricattabili e le imprese possono in questo modo tenere i lavoratori in condizione di sottomissione e sfruttamento, pena la perdita del lavoro e quindi del sostentamento per la famiglia.
Tema importante in un mondo in cui una parte minoritaria consuma beni e risorse in maniere totalmente arbitraria e sproporzionata rispetto alla maggior parte della popolazione, è quello del diritto all’alimentazione e della sicurezza alimentare. Spesso nei Paesi in via di sviluppo vi è carenza di prodotti lì coltivati a causa del fatto che la produzione è in mano a multinazionali che esportano gli alimenti verso i ricchi mercati occidentali, lasciando solo la produzione di scarsa qualità per il mercato interno. La sicurezza alimentare passa anche dal riappropriarsi del diritto di decidere cosa e dove coltivare, diritto ora in mano a poche aziende transnazionali che controllano gran parte della produzione agricola nel mondo.
La continua ricerca di un profitto sempre maggiore combinata con la volontà di espandere le quote di mercato contenendo i prezzi alla vendita, fa sì che le multinazionali erodano sempre di più i diritti dei lavoratori per abbassare i costi di produzione. Esempio di questa scellerata politica è quello focalizzato dalla campagna dei sindacati brasiliani contro lo sfruttamento dei lavoratori del processo di elaborazione del pollame (il Brasile è il maggior produttore ed esportatore di pollo del mondo). In questi stabilimenti, di proprietà di multinazionali nordamericane, le persone lavorano in una e propria catena di montaggio in cui svolgono le stesse azioni in maniera ripetitiva e continuata per ore e ore, disossando un pollo in 23 secondi! I lavoratori, controllati da preposti con cronometro, sono spesso vittima di infortuni e mutilazioni, oltre che ammalarsi dopo poco tempo di malattie professionali dovute al ripetersi dei rapidi movimenti.
Tutti questi argomenti e molti altri, sono stati soggetto di risoluzioni atte a ribadire l’impegno della confederazione mondiale in ciascuno di questi casi. Le risoluzioni sono state votate ed adottate all’unanimità del Congresso.
Durante l’ultima mattina di lavori hanno preso la parola rappresentanti dei sindacati della Tunisia, del Bahrein, dell’Egitto e di Algeria. Questi delegati hanno spiegato alla platea quale fosse la situazione in questi Paesi prima di quel momento di libertà e democrazia che ha preso il nome di Primavera Araba e per relazionare il loro operato durante la lotta. Le problematiche, soprattutto in Bahrein, Algeria e in Egitto, non sono del tutto risolte e questi sindacalisti chiedono la solidarietà e l’aiuto della IUF per il progresso e la vittoria delle istanze che provengono da questi popoli. Gli interventi di questi delegati che hanno rischiato, e rischiano tuttora, per difendere valori e idee di libertà sindacali e diritti civili, hanno provocato una grande emozione nella sala.
Oltre alle relazioni e ai numerosi interventi che hanno composto il prolifico dibattito, in questo congresso si è proceduto all’elezione del Comitato Esecutivo dell’ IUF nella quale è stata nominata anche la nostra compagna Giorgia Evangelista, RSA e delegata del CAE di Compass. A lei i migliori auguri di un buon lavoro!
Alla guida della confederazione è stato confermato Ron Oswald quale Segretario Generale.
Rientrati ora a casa i partecipanti al congresso dovranno far del loro meglio per rendere i lavoratori partecipi di questo programma che, in un mondo sempre più globalizzato, diviene imprescindibile. Non resta quindi che rimboccarsi le maniche, organizzarsi, lottare e vincere!

A cura di Nicola Poli