Wisława Szymborska

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Chi era

Wisława Szymborska è considerata la poetessa polacca più popolare, amata da un pubblico di lettori molto vasto, tanto tra gli appassionati di poesia quanto di letteratura. Nata nel 1923, muore a Cracovia nel 2012. In gioventù aderisce al partito comunista polacco, da cui prenderà le distanze fin dal 1953, con la pubblicazione del volume “Domande poste a me stessa”. Scrive poesie e nel frattempo collabora come critica e saggista con quotidiani e periodici. Negli anni ’80 partecipa attivamente alle attività del sindacato clandestino Solidarnosc.

La ricordiamo 

Quando nel 1996 le assegnano il premio Nobel per la letteratura, in Italia è praticamente sconosciuta. I suoi libri vengono quindi tradotti, riscuotendo un inaspettato successo. Viene citata in canzoni (Vecchioni e Jovanotti), le vengono dedicati film (Ozpetek) e i suoi versi ispirano titoli e citazioni di numerose opere letterarie. La sua fama si impenna pochi giorni dopo la morte, quando Roberto Saviano legge alla tivù alcune sue poesie, ad un pubblico di diversi milioni di telespettatori. La sua poesia, ironica e paradossale si caratterizza per la sintesi dei testi, che aprono però paesaggi infiniti di riflessioni etiche e filosofiche.

Hanno detto di lei 

«È riuscita fin quasi alla fine a vivere con i suoi ritmi, a lavorare, a incontrarsi con gli amici, a fumare sigarette, a bere un bicchierino di vodka. E a scrivere poesie.» (Anna Bikont e Joanna Szczesna)

Epitaffio

«Qui giace come virgola antiquata

l’autrice di qualche poesia. La terra l’ha degnata

dell’eterno riposo, sebbene la defunta

dai gruppi letterari stesse ben distante. 

E anche sulla tomba di meglio non c’è niente

di queste poche rime, d’un gufo e la bardana.

Estrai dalla borsa il tuo personal, passante,

e sulla sorte di Szymborska medita un istante.»

(Wisława Szymborska)

Per saperne di più

Cianfrusaglie del passato, di Anna Bikont e Joanna Szczesna, Adelphi. “La biografia di una poetessa che non voleva biografie”