Welfare, Unione divisa sul tetto agli «usuranti»

14/11/2007
    mercoledì 14 novembre 2007

      Pagina 4 – POLITICA & SOCIETÀ

        Welfare, Unione divisa
        sul tetto agli «usuranti»

          Primo stop alla camera sul
          protocollo di luglio. Montezemolo:
          «Cambiarlo è un attentato alla
          concertazione». L’ala destra
          dell’Unione chiede tagli alla spesa.
          Domani vertice di maggioranza

            M. Ba.

            Roma
            Sul welfare l’Unione parte in salita sia sui tempi che nel merito. E’ quasi impossibile che la camera approvi il ddl che traduce in legge il protocollo di luglio entro il 29 come preventivato. Troppi gli emendamenti presentati (circa 380). E troppi, soprattutto, i nodi ancora da sciogliere nella maggioranza. Giovedì un vertice tra governo e capigruppo proverà a dipanare una matassa di per sé intricata, e intimamente legata agli equilibri precari di palazzo Madama.

            In nottata la commissione presieduta da Gianni Pagliarini del Pdci ha iniziato le votazioni sull’articolo 2 del provvedimento. Lavoriamo per «una sintesi nella maggioranza in coerenza con lo spirito dell’accordo», dice Pagliarini. Impresa non facile. Subito «accantonati», infatti, gli articoli 1, 9 e 11 del ddl, il cuore del protocollo: scalini e lavori usuranti, mercato del lavoro e contratti a termine. Come sulla finanziaria, incombe anche qui l’ombra cupa dei «diniani», che in senato hanno ribadito di essere «contrarissimi» alla scomparsa del tetto di 5mila lavoratori «usurati» previsto in origine a luglio. A contrapporsi, ancora una volta, le anime del centrosinistra. Una cinquantina gli emendamenti unitari presentati da Prc, Pdci, Sd e Verdi ma contro gli «scalini» hanno firmato un unico emendamento (di bandiera) solo Prc e Pdci. Tanti però anche gli emendamenti dalla "destra" della maggioranza firmati soprattutto dalla Rosa nel pugno e dalla leader delle casalinghe Rossi Gasparrini (Udeur).

            Il tempo stringe. Tanto che qualcuno, nell’ala sinistra della maggioranza, ipotizza di inserire la parte sulla previdenza in finanziaria nel passaggio alla camera. Un’idea senza precedenti, sgradita al Quirinale e subito smentita dal governo tramite i ministri Vannino Chiti e Cesare Damiano. «Non esiste. Il protocollo ha una sua unità e integrità che va mantenuta – precisa il ministro del Lavoro – deve essere approvato per intero entro la finanziaria». L’unico spiraglio, fa capire Damiano, è sull’attuazione successiva delle tante deleghe previste dall’accordo. «Abbiamo accantonato la parte sugli usuranti per una maggiore riflessione – aggiunge in serata il sottosegretario al lavoro Montagnino- ma è chiaro che il contenuto non cambierà».

            Nel pomeriggio infatti Luca Cordero di Montezemolo non manca di far sentire la sua voce: «Il governo deve sostenere gli accordi sottoscritti. Se il protocollo fosse cambiato sarebbe un vero attentato alla pratica della concertazione». L’ultimatum del presidente della Confindustria si attira il rimprovero del capogruppo del Pdci Pino Sgobio e del ministro del Prc Paolo Ferrero.

            La discussione si fa rovente perché, soprattutto con margini di discussione così stretti, non è escluso che la maggioranza (se esisterà ancora dopo il voto in senato sulla finanziaria) decida di chiudere la trattativa sul welfare alla camera per poi blindarla al senato con un voto di fiducia. In questo caso, l’agguato centrista e «diniano» è più che probabile quasi certo. E trovare un’intesa si annuncia difficilissimo.

            Come se non bastasse, a palazzo Madama scoppia anche la «grana socialista». «Non esistono figli e figliastri», tuona in aula Gavino Angius, annunciando che lui e gli altri due senatori fuoriusciti da Sd (Barbieri e Montalbano) non voteranno il ddl sul welfare se non conterrà l’indennità di disoccupazione (400 euro) per i precari licenziati nel settore privato. L’emendamento è stato escluso dalla finanziaria ma il governo, con il sottosegretario Sartor, ha assicurato che la misura potrà essere inserita alla camera nel provvedimento sul welfare. Un impegno che Angius pretende «vincolante» per palazzo Chigi: «Attendiamo il governo alla prova».

            La situazione si fa incandescente. E in serata Romano Prodi ha convocato Tommaso Padoa Schioppa e il sottosegretario con delega al Cipe Fabio Gobbo per fare il punto della situazione.