Welfare, Rifondazione riaccende lo scontro

08/10/2007
    sabato 6 ottobre 2007

    Pagina 14 – Economia & Lavoro

      Welfare, Rifondazione riaccende lo scontro

        Ferrero: senza modifiche voterò contro. I sindacati: possibili col consenso di tutti i firmatari. Da lunedì il referendum

          di Felicia Masocco/ Roma

          TITOLARITÀ – A chi spetta (eventualmente) modificare il protocollo sul welfare? E quando (eventualmente) potrà farlo? Per Rifondazione comunista il problema è interno all’Unione e minaccia di far mancare il proprio voto in Consiglio dei ministri in assenza di modifiche al testo. I sindacati rivendicano il ruolo insieme, dicono, agli altri firmatari dell’intesa. Per Cgil, Cisl e Uil è in ogni caso è impensabile che il protocollo venga cambiato mentre è in corso il referendum e chiedono al governo di farsi garante.

          La faccenda si complica. Com’era prevedibile, alla vigilia della consultazione nei luoghi di lavoro, che si terrà da lunedì a mercoledì, e dell’approvazione del collegato che recepisce l’intesa, fissata per venerdì, i nodi vengono al pettine. Già il presidente della Camera Fausto Bertinotti aveva detto che il compito di un partito, o più in generale della politica, non è quello di fare da «carta assorbente», di accordi sindacali. Ieri Franco Giordano lo ha ribadito al comitato politico di Prc: pieno rispetto per i lavoratori e il referendum «ma la politica ha il dovere di interpretare il risultato, di raccogliere quel malessere che già appare evidente dalle assemblee di fabbrica al Nord quanto al Sud». Quindi se non ci saranno modifiche significative su pensioni e precarietà «non ci sono le condizioni per votare il protocollo né in consiglio dei ministri né in Parlamento». Rilancia la sfida il ministro Paolo Ferrero, «è un problema della maggioranza riuscire a definire in che direzione e come modificare il protocollo – afferma – perché non è detto che il Parlamento lo modificherà in meglio».

          E infatti il problema è politico, ma andava risolto a monte. Per settimane Guglielmo Epifani aveva reclamato una posizione unitaria della maggioranza, proprio per evitare che un’eventuale intesa tra governo e parti sociali venisse poi sconfessata da pezzi di coalizione.

          Nella maggioranza, anche a sinistra, c’è chi come il ministro Fabio Mussi, Sd, ritiene sbagliato dire sempre «o così o pomì», perché come sulla Finanziaria, «dove con un po’ di pazienza qualcosa l’abbiamo modificata», anche sul protocollo sul welfare bisogna procedere senza strappi nè minacce.

          Per i sindacati eventuali modifiche per migliorare il protocollo sul welfare possono essere fatte soltanto «se si userà il buon senso» insieme a «coloro che lo hanno sottoscritto». «Una volta verificato l’esito del referendum – ha detto il segretario della Cgil – credo che bisognerà vedersi con i sindacati e parte del sistema delle imprese, e con il governo che è il contraente dell’accordo, per valutare le modalità con cui tradurre l’accordo in un testo legislativo». Una posizione nota da tempo, quella della Cgil. Anche secondo Angeletti «la cosa più importante è che il governo porti in Parlamento solo il testo concordato o, eventualmente, modificato con le parti». Un passo in avanti, viene semmai da Raffaele Bonanni da sempre il più rigido nel chiedere l’immodificabilità del documento: «Se tutte le parti sociali, ma proprio tutte, sono d’accordo e lo ritengono conveniente, possono fare quello che vogliono, possono anche rivedere alcuni punti del protocollo», afferma. Ben sapendo, tuttavia, che sarà arduo convincere Confindustria, ad esempio, a modificare alcunché. E infatti il direttore generale di Viale dell’Astronomia, Maurizio Beretta, ha immediatamente replicato: «L’idea delle modifiche è da respingere al mittente».