Welfare, prove di disgelo tra Epifani e la Fiom

26/09/2007
    mercoledì 26 settembre 2007

    Pagina 2 – Economia

      Primo faccia a faccia tra il leader Cgil e Rinaldini: nessuno strappo, solo divergenze

        Welfare, prove di disgelo tra Epifani e la Fiom

          La discussione interna rinviata a dopo il referendum nelle fabbriche

            PAOLO GRISERI

            TORINO – Tra Cgil e Fiom non c´è strappo ma una divergenza di merito sui contenuti del protocollo sul welfare e, più in generale, sul rapporto tra sindacato e politica. Nel primo faccia a faccia dopo il «no» dei metalmeccanici al protocollo Damiano, Guglielmo Epifani e Gianni Rinaldini smorzano i toni della polemica e rinviano a dopo il referendum nelle fabbriche una discussione interna che si annuncia non facile. L´occasione per il confronto è il convegno organizzato dalla Fiom nazionale e dal Manifesto sulla figura di Claudio Sabattini. È il leader della Cgil a proporre il terreno della discussione interna: «Dopo la consultazione tra i lavoratori e i pensionati, che dirà la parola decisiva sul protocollo del welfare, dovremo certamente discutere su quanto è accaduto e lo faremo negli organismi dirigenti. Propongo che il confronto parta da una verifica del programma fondamentale della Cgil pensato da Bruno Trentin nel 1991».

            Si tratta, in sostanza, di discutere quale deve essere il ruolo del sindacato in Italia: «Quel che accade anche sul fronte politico – dice il leader della Fiom, Gianni Rinaldini – deve farci riflettere. Siamo alla vigilia di un terremoto e dobbiamo attrezzarci. Il sindacato italiano deve proporre un progetto di società e confrontarlo in autonomia con tutti i partiti». Un punto su cui Epifani concorda: «Dobbiamo difendere l´autonomia del sindacato. Invitando tutte le forze politiche, nuove e vecchie, ad approfondire l´analisi sul lavoro e a tenerne conto nei loro programmi». Il rischio, avvertono i due sindacalisti, è che senza una discussione sui rapporti con «i vecchi e i nuovi partiti» della sinistra, il sindacato, e per prima la Cgil, finisca per diventare la cassa di risonanza delle diatribe che agitano le forze politiche.

            La discussione tra le diverse anime del principale sindacato è dunque rinviata alla primavera, alla Conferenza di organizzazione già programmata da tempo. In queste settimane tutta la Cgil, Fiom compresa, svolgerà le assemblee di fabbrica sul protocollo del welfare cercando di evitare spaccature. Anche Rinaldini andrà dunque nelle assemblee a sostenere quell´accordo che ha bocciato come Fiom? «Queste sono le regole che ci siamo dati – risponde – e, anche se non mi entusiasmano, le rispetterò. Io andrò in fabbrica a illustrare la posizione unitaria di Cgil, Cisl e Uil». Che ci sia contraddizione è fuor di dubbio ma non c´è volontà di approfondire il solco tra Fiom e Cgil, soprattutto nei giorni della consultazione sui luoghi di lavoro. Una tornata di assemblee che Epifani vede partire con qualche rischio: «Abbiamo registrato una preoccupazione, un clima di sfiducia verso la politica che si riflette nella discussione in fabbrica». Proprio quel corto circuito che nei mesi scorsi a Mirafiori aveva scatenato la contestazione ai segretari di Cgil, Cisl e Uil. Anche per questo è utile rinviare il confronto interno a tempi meno caldi. Rinaldini accetta la proposta di Epifani: «Una discussione sul programma fondamentale della Cgil può essere l´occasione per affrontare il nodo del nuovo ruolo del sindacato». Niente richiesta di congressi straordinari? «Quelli li chiede solo il segretario generale. Se li chiedono altri diventano una resa dei conti che non mi interessa affatto».