Welfare, nella riforma anche tagli di spesa

10/12/2001





Welfare, nel
Pubblichiamo uno stralcio dal libro «Viaggio italiano» (Mondadori) di Andrea Monorchio e Luigi Tivelli di prossima pubblicazione
di Andrea Monorchio
e Luigi Tivelli

Il sistema di Welfare italiano registra un livello complessivo di spesa in rapporto al Pil inferiore a quello medio europeo. Esso è tuttavia caratterizzato, pur con le cautele che si rendono necessarie nell’effettuare confronti fra differenti Paesi, da una distribuzione delle risorse per funzioni che privilegia la "vecchiaia". Al riguardo, da più parti viene espressa la necessità di migliorare l’efficienza allocativa delle risorse destinate al Welfare in un contesto che, confrontandosi con le pressioni finanziarie derivanti dall’invecchiamento demografico, promuove la competitività del sistema-Paese.
Si pone pertanto l’esigenza di contenere gli oneri di finanziamento della spesa corrente (e quindi anche della spesa sociale).
Il primo passo andrebbe quindi fatto in favore di una maggiore efficienza della pubblica amministrazione e, in particolare, promuovendo servizi e prestazioni sociali.
È chiaro che qualsiasi riflessione sugli andamenti della spesa pensionistica e per la protezione sociale in genere e di riforma degli istituti che la compongono non può prescindere da una cornice di finanza pubblica, che, per quanto riguarda il nostro Paese, è condizionata anche dai vincoli finanziari a cui dovrà rispondere il bilancio del settore pubblico per i prossimi anni.
I predetti vincoli finanziari non possono quindi che trovare espressione in un contenimento della dinamica della spesa corrente al netto degli interessi rispetto a quella del Pil. Pertanto ogni intervento di modifica dell’assetto istituzionale del nostro sistema di Welfare volto a potenziare talune funzioni ritenute attualmente sottodimensionate, dovrebbe farsi anche carico quanto meno della neutralità finanziaria sul livello complessivo della spesa sociale rispetto alle tendenze programmate.
Tuttavia, in considerazione degli effetti che la transizione demografica avrà sulla dinamica della spesa sociale, tale neutralità potrebbe anche non rivelarsi sufficiente, vista la necessità sia di mantenere alti livelli di surplus primario sia di realizzare quelle efficienze allocative in grado di creare i presupposti di una strutturale crescita economica anche in una transizione che vedrà giocoforza diminuire il numero di soggetti in età attiva e quindi richiederà tendenziali incrementi di produttività.
In questo senso non può che essere considerato positivamente da un lato un maggiore sviluppo del pilastro della previdenza complementare a capitalizzazione privata, in una prospettiva sia di riqualificazione della spesa pubblica sia di riequilibrio fra la previdenza pubblica e quella privata, e dall’altro l’adozione di misure finalizzate a un effettivo incremento dei tassi di partecipazione e di occupazione dei lavoratori anziani.
Si tratta di un ordine di riflessioni che si possono in larga parte ritrovare nel recente «libro bianco» sul mercato del lavoro e nel documento sulla «verifica del sistema previdenziale» presentati dal ministro del Lavoro Roberto Maroni.
Anche a livello internazionale (in particolare Ue, Ocse) le linee politiche di riforma che consentono uno sviluppo della crescita economica in grado di contrastare le pressioni demografiche (il cosiddetto sviluppo sostenibile) sono in generale così individuate:
1 – i sistemi pensionistici, i sistemi fiscali e i programmi sociali di trasferimento devono essere riformati incentivando il posticipo del ritiro dalla vita attiva ed eliminando gli attuali incentivi per un ritiro anticipato;
2 – una serie di riforme si renderanno necessarie per fornire più possibilità di lavoro ai lavoratori anziani, garantendo loro gli strumenti per conseguire più adeguate professionalità;
3 – è sempre necessaria una politica di rigore sul versante della finanza pubblica nei rispettivi percorsi di rientro del livello del debito pubblico sul Pil;
4 – il reddito dei pensionati dovrebbe essere caratterizzato da un mix di pensione pubblica, pensione privata, risparmi privati e guadagni per attività: l’obiettivo è una diversificazione del rischio, un maggiore equilibrio del carico intergenerazionale e una maggiore flessibilità sulla decisione del pensionamento;
5 - la spesa per salute e cura della persona dovrebbe essere caratterizzata da una maggiore efficienza: la spesa per ricerca dovrebbe essere maggiormente indirizzata per aumentare l’autonomia fisica degli individui mentre dovrebbero essere sviluppate le politiche di sostegno per la cura degli anziani in condizione di difficoltà;
6 – lo sviluppo dei fondi pensione dovrebbe avvenire nel quadro di un moderno ed efficace contesto normativo;
7 - è importante realizzare il coordionamento anche temporale fra i vari Paesi di tali riforme, ponendo, inoltre, particolare attenzione a rendere consapevoli i cittadini di tali esigenze.

Domenica 09 Dicembre 2001