Welfare, Mussi avverte: «Così non lo voto»

09/10/2007
    martedì 9 ottobre 2007

      Pagina 11- Politica

        SEGGI APERTI NELLE FABBRICHE E NEGLI UFFICI, MA IL GOVERNO E’ DIVISO

          Welfare, Mussi avverte
          “Così non lo voto”
          Prodi: l’intesa si trova

            STEFANO LEPRI

            ROMA
            Si vota in trentamila seggi organizzati dai sindacati in tutta Italia. Autorevoli esponenti del sindacato sostengono che il sì passerò, e non di poco. Ma nell’estrema sinistra c’è perfino chi reagisce con l’accusa di broglio: «Ho le prove – proclama Marco Rizzo dei Comunisti italiani – di troppi episodi in cui è stato possibile votare in più seggi, senza esibire documento alcuno e senza registrare il proprio nome». «Insinuazioni che vanno respinte, è una grande prova di democrazia che solo i sindacati sono in grado di organizzare» ribatte il ministro del Lavoro Cesare Damiano (Ds).

            Se scarsi controlli ci fossero, a votare due volte potrebbero essere tanto i sostenitori del no quanto quelli del sì, specie considerando che una componente importante del sindacato come i metalmeccanici Cgil è per il no. Ma il ministro, autore del protocollo di intesa tra le forze sociali del 23 luglio, lo esclude: «voteranno quattro o cinque milioni di persone». Ai seggi tutto tranquillo, secondo Cgil, Cisl e Uil.

            Non è ancora chiaro come il governo riuscirà a risolvere il contrasto al suo interno. Stando alle parole, tra l’ala sinistra che dice «se non si cambia quel testo non lo votiamo» e i riformisti che dicono «non si cambia», una conciliazione appare lontana. Dietro le quinte, si tratta sugli aggiustamenti proposti da Damiano: «staff leasing» (lavoratori in affitto), lavori usuranti, non rinnovo dei contratti a termine oltre i 36 mesi. Ma la Confindustria si oppone a modifiche, Cisl e Uil non vogliono farsi scavalcare dai partiti.

            Raffaele Bonanni, leader della Cisl, alle ipotesi di compromesso crede poco. Modificare o cancellare lo «staff leasing», dice, farebbe solo comodo alle finte cooperative; sulle norme per disciplinare il rinnovo dei contratti a termine le parti sociali hanno già discusso molto ed è difficile intervenire di nuovo. Per Luigi Angeletti, segretario generale della Uil, « se il governo fa un’altra trattativa al proprio interno per modificare questo accordo, vuol dire che è assolutamente inaffidabile».

            Per passare, il compromesso Damiano richiederebbe acrobazie verbali da tutte le parti. Dovrebbe poter essere vantato come un significativo cambiamento dalla sinistra, mentre per il ministro stesso il protocollo «andrà in consiglio dei ministri così com’è» mentre «eventuali miglioramenti, specificazioni e sottolineature dovranno avvenire con il concorso delle parti»: sindacati e Confindustria (Confcommercio, Confesercenti e artigiani non hanno firmato).

            La sinistra non può spingere fino in fondo perché con la caduta del governo resterebbero le norme volute dal centro-destra (età minima per la pensione di anzianità a 60 anni dal 1° gennaio). Ma per ora Rifondazione e Pdci insistono che l’accordo firmato da Cgil, Cisl e Uil non possono votarlo in consiglio dei ministri così com’è. Non vuole votare senza modifiche «la parte sul lavoro» il ministro per l’Università Fabio Mussi (Sinistra democratica), che è su posizioni meno radicali; ma, ascoltandolo bene, alle proposte di Damiano è interessato. Damiano lo stoppa: «Se Mussi dovesse votare contro, ne prenderemo atto». L’ala riformista della maggioranza non vuole cedere. Proprio alla vigilia delle primarie del Partito democratico domenica 14, un cedimento alla sinistra al Consiglio dei ministri del 12 apparirebbe una inaccettabile debolezza; e probabilmente lo stesso vale per un rinvio.