Welfare: intesa sulle modifiche

18/10/2007
    giovedì 18 ottobre 2007

      Pagina 6 – Economia

        Welfare, intesa sulle modifiche
        il governo riapprova il piano

          Sì da sindacati e imprenditori. Ferrero: così non va

            ROBERTO PETRINI

              ROMA – Accordo fatto sul welfare. Dopo una giornata di tensione ieri sera il consiglio dei ministri, convocato nonostante la resistenza della sinistra radicale, ha varato il nuovo testo del provvedimento collegato alla Finanziaria che traduce in legge il Protocollo del luglio scorso su previdenza e mercato del lavoro, approvato dal recente referendum sindacale.

              Positivi i commenti della parti sociali: via libera dei sindacati (il leader Cgil Epifani ha parlato di «accordo migliorato») e della Confindustria (Montezemolo ha definito il testo «condivisibile»). Mal di pancia tuttavia si sono registrati in consiglio dei ministri da parte della sinistra radicale che annuncia battaglia in Parlamento: per Ferrero (Rifondazione) che si è astenuto (come Bianchi di Pdci) la parte sui precari esce peggiorata, «sì con riserva» di Pecoraro Scanio (Verdi) e Mussi (Sd). Sul fronte opposto la Bonino (Commercio estero, Rnp) ha protestato per non aver avuto il tempo di consultare i dossier: «E´ inaccettabile, una funzione notarile, quasi fossi un ministro-squillo…», ha detto.

              Di fatto il nuovo testo «corregge» quello varato dal governo venerdì scorso giudicato troppo indulgente con le richieste della sinistra radicale, duramente contestato dalla Confindustria e maldigerito anche dai sindacati che vi avevano trovato lacune rispetto al Protocollo appena approvato dal referendum nelle fabbriche. Il vecchio testo era stato anche oggetto di un pressing da parte della Ragioneria che ne aveva limitato le risorse disponibili: un altro elemento di polemica. Così, dopo giorni di maretta, si è tornati alla trattativa tra le parti sociali e si è varato il nuovo testo. Ora l´intesa, secondo il ministro del Lavoro, Cesare Damiano «fuga qualsiasi dubbio interpretativo e di trasposizione del protocollo».

              Vediamo la nuova versione del provvedimento.

              In primo luogo al testo della settimana scorsa mancava una norma, contenuta nel Protocollo, in base alla quale la pensione in percentuale del salario non può essere inferiore al 60 per cento dopo la revisione dei cosiddetti «coefficienti di trasformazione» prevista a partire dal 2011. La norma, sulla quale hanno spinto i sindacati, ieri è stata inserita.

              Risolto anche il problema dei lavoratori usurati, che potranno andare in pensione prima degli altri, e sul quale ha insistito molto la sinistra radicale. Non ci sarà, come già previsto dalla prima versione del testo di venerdì il tetto delle 5.000 uscite contenuto nel Protocollo. Sarà mantenuto un tetto finanziario ma le condizioni per accedere alla qualifica di lavoratore usurato vengono allargate rispetto alla prima versione del testo e riportate alla lettera del Protocollo.

              Specificata, nero su bianco e non più rinviata a un provvedimento del governo la questione delle «finestre» per chi ha 40 anni di contributi: saranno quattro (e non solo due). Analogamente ci saranno quattro finestre anche per chi va in pensione di vecchiaia a 65 anni (60 le donne).

              Inoltre nella prima versione del disegno di legge – a garanzia del bilancio pubblico – si disponeva l´aumento dei contributi dello 0,9 per cento dal 2011. Il testo di ieri spiega che l´aumento ci sarà solo se si verificherà il mancato raggiungimento dei risparmi previsti con la razionalizzazione degli enti previdenziali. Tuttavia è stata introdotta una quantificazione di questi risparmi a copertura del disegno di legge pari a 3,5 miliardi.

              Infine la questione dei contratti a termine. Il Protocollo introduce il concetto di «rinnovo assistito» dopo 36 mesi di contratti annuali. Nel nuovo testo non ci sono tetti alla proroga come voleva la sinistra radicale. Inoltre, come chiedeva la Confindustria, saranno esentati dal limite dei tre anni i lavoratori stagionali nonché i lavori individuati di comune accordo nei contratti collettivi. Sono state infine introdotte norme transitorie per i contratti in corso per evitare che ricadano sotto la nuova normativa contratti già in essere.