Welfare, interviene Pera “Concertazione dannosa”

22/10/2001



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Welfare, interviene Pera
"Concertazione dannosa"

Maroni: è sepolta. Cofferati: volete dividerci
Il presidente del Senato con il governo. Riforma inserita già in Finanziaria?


ROMA – Governo all’attacco della concertazione: non solo il ministro del Lavoro Maroni, quello delle Attività Produttive Marzano ma anche il presidente del Senato Pera va all’attacco delle intese del ’93 e giudica la concertazione un «corollario perverso».
«In questi ultimi anni la concertazione non ha avuto l’obiettivo di ricercare soluzioni positive, ma quello di accantonare soluzioni positive e questo non ci interessa», ha detto il ministro per le Attività Produttive Antonio Marzano. Sulla stessa linea, anche se con maggiore cautela, lo stesso ministro Maroni: «Spero che l’epoca della concertazione sia finita, se per concertazione intendiamo quella che si è verificata in alcuni casi negli anni scorsi, cioè il diritto di veto di qualche parte sociale da parte del governo».
Sul terreno dei rapporti tra parti sociali e governo è sceso in campo anche il presidente del Senato Marcello Pera: «La democrazia – ha detto – non è concertazione, o partecipazione, è controllo. La concertazione – ha sostenuto – è uno dei corollari perversi della corporativizzazione degli interessi sociali». Ed ha aggiunto che il potere politico deve «ascoltare ma decidere».
Dura la replica del leader della Cgil Sergio Cofferati di fronte alle dichiarazioni degli esponenti dell’esecutivo: «Il governo – ha tuonato – pensa ad un accordo che, nel 1984 provocò una rottura drammatica nel sindacato, con conseguenze che ancora tutti ricordano». Ma anche il presidente dei Ds D’Alema è sceso ieri campo rivolto a Cofferati: «Sono convinto che l’art. 18 vada difeso. Ma quell’articolo 18 protegge una minoranza dei lavoratori italiani. La totalità dei giovani ne è esclusa, così come i parasubordinati e le aziende sotto quindici dipendenti».
Il ministro del Welfare Roberto Maroni intanto spera di poter inserire le «prime riforme» in Finanziaria e dunque che l’intesa con le parti sociali si raggiunga, grazie a «ragionevolezza e collaborazione», prima del 15 novembre, limite fissato per la presentazione dei disegni di legge collegati su fisco e previdenza. La prossima settimana sarà decisiva e gli emedamenti per ora, sono rimasti intorno alla soglia dei 2.000.