Welfare, il governo ritocca l’accordo

16/10/2007
    martedì 16 ottobre 2007

    Pagina 8 – Primo Piano

      CONTI PUBBLICI
      VERSO LA TREGUA

        Welfare, il governo
        ritocca l’accordo

        Dietrofront dell’esecutivo. I sindacati: aspettiamo il testo

          MARIA GRAZIA BRUZZONE

          ROMA
          Per quanto si ostini a dire che «non c’è nessuna marcia indietro» sul welfare, di fatto il governo, in una lunga riunione con Cgil Cisl e Uil, si è impegnato a modificare entro 48 ore il testo licenziato dallo scorso Consiglio dei ministri, che aveva suscitato reazioni negative da parte di sindacati e Confindustria. Ripartendo dagli obiettivi indicati nel protocollo del 23 luglio, sottoposto al referendum sindacale e approvato da oltre l’80% dei lavoratori. La sinistra alternativa resta in fibrillazione, in particolare Rifondazione comunista dove Fausto Bertinotti, incontrando da presidente della Camera la delegazione dei promotori della manifestazione del 20 ottobre contro la precarietà, pronuncia una sorta di chiamata alle armi. «E’ nell’interesse del paese che ci sia una partecipazione rilevante al corteo», dice, malgrado il capogruppo del Prc alla Camera Gennaro Migliore smorzi, precisando che si tratta di un’iniziativa non contro ma «a favore» del governo. Affermazione che a palazzo Chigi viene ironicamente letta come un «presagio positivo».

          E però, proprio mentre Prodi ricuce lo strappo coi sindacati e si dice ottimista («Ci sono aspetti minori da chiarire ma, fatto 999, si può fare 1000»), il Fondo monetario internazionale boccia l’Italia, che avrebbe perso l’occasione di procedere con riforme aggressive a proposito di lavoro e sistema pensionistico. «Sul piano delle riforme del mercato del lavoro si è fatto un passo indietro» afferma a chiare lettere il direttore Rodrigo de Rato.

          Prodi ha invitato a colazione i tre leader sindacali, che avevano sollecitato un chiarimento su alcuni punti dell’accordo (contratti a termine e previdenza) che, a loro dire, sarebbero stati modificati unilateralmente dal governo. Dopo tre ore di discussione, a rompere il silenzio sono stati i sindacati, annunciando che «l’esecutivo cambierà il testo». «Nessun dietro front, nella trascrizione di un protocollo tecnico-sindacale in norme giuridiche possono esserci dettagli da definire meglio», si affrettano a spiegare da palazzo Chigi.

          Spiega Guglielmo Epifani, segretario della Cgil: «Prodi ha detto di essere intenzionato a mantenere integralmente l’accordo di luglio e di portare il nuovo testo entro 48 ore». Ma mette le mani avanti: «Aspettiamo fiduciosi, giovedì ci saranno i nostri esecutivi unitari. Se il governo non rispetterà i patti, il sindacato reagirà». «Il Governo ha compreso bene ed ha detto che vi sarà il rispetto integrale dell’accordo di luglio», osserva il segretario della Cisl Raffaele Bonanni, che era stato il più fermo nell’affermare che «nessuna modifica né in positivo né in negativo può essere fatta al protocollo di luglio, perché romperebbe l’equilibrio raggiunto».

          Il ministro del Lavoro Damiano appare rassicurante: «Ci sono stati gli opportuni chiarimenti e mi pare che l’avvio della verifica sia stata assolutamente positivo». E sminuisce le modifiche: solo «dettagli tecnici che vanno definiti, affinati». Come ribadisce in serata anche palazzo Chigi, visto che il protocollo resta «l’esclusivo punto di riferimento del Governo». «Il protocollo diventerà legge e le buone notizie arriveranno agli italiani», annuncia fiducioso il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Enrico Letta.

          Ma Prodi, prima di ripresentare il nuovo testo al Consiglio dei ministri, dovrà vedersela anche con Confindustria, il cui vicepresidente Marco Tronchetti Provera ieri ribadiva il giudizio negativo sul testo uscito dal Cdm, parlando di «forzature e di variazioni non marginali» e auspicando che «si possa tornare a un punto di equilibrio».

          A sostenere che il protocollo possa essere «ulteriormente migliorato» è invece Prc, che si accinge a presentare emendamenti al Senato.