Welfare, Fini spiazza Maroni

14/01/2004


MERCOLEDÌ 14 GENNAIO 2004

 
 
Pagina 36 – Economia
 
 
Parte il confronto con le parti sociali su sanità, inflazione e lavoro. Assente la Cgil
Welfare, Fini spiazza Maroni
"Tavolo anche sullo sviluppo"
          RICCARDO DE GENNARO


          ROMA – Il tavolo del Welfare – aperto ieri dal governo e dalle parti sociali, assente la Cgil – è fatto in verità di tre tavoli, anzi quattro. Ai tre proposti dal ministro del Welfare, Roberto Maroni, se ne dovrebbe aggiungere infatti un quarto, suggerito a sorpresa da Gianfranco Fini, nelle sue vesti non di vicepremier, come ha precisato lui stesso, ma di «presidente di An».
          Nell´incontro con le parti sociali, Maroni ha proposto tre tavoli distinti: il primo su politiche sociali, sanità e famiglia, il secondo sul lavoro, il terzo sull´inflazione, evidentemente concordati con il resto del governo. Ad un certo punto, però, Fini ha preso la parola e, riconoscendo che la sua mossa era, in quella sede, «un po´ irrituale», ha proposto – a titolo personale – un quarto tavolo, dedicato al rilancio dell´economia. Ai presenti non è sfuggita l´irritazione di Maroni: mentre Fini parlava, il ministro del Welfare si è alzato e si è messo a confabulare con uno dei suoi sottosegretari. Non solo: quando Fini ha terminato, Maroni ha ripreso il suo intervento come se il collega non avesse neppure parlato. Anche il ministro dell´Economia, Giulio Tremonti, ha evitato di commentare la proposta di Fini, che – forse non a caso – va incontro alle richieste dei sindacati e della Confindustria relative a un confronto sull´economia e la crescita. Si ripropone, in sostanza, come al tavolo delle pensioni, il problema di un governo – presente ieri in forze – spaccato a metà: An e Udc da una parte, Forza Italia e Lega Nord dall´altra.
          Durante il vertice, il segretario della Cisl, Savino Pezzotta, ha manifestato la preoccupazione dei sindacati (oltre a Cisl e Uil, c´erano Ugl, Confsal e Cisal). «Prima di aprire qualunque confronto – ha detto Pezzotta – dobbiamo sapere qual è lo situazione reale dell´economia e, quindi, quali sono le risorse a disposizione per una riforma del Welfare. In caso contrario, si rischia di continuare a parlare soltanto in termini generici». Maroni – che ha fatto capire come i tavoli sul Welfare potrebbero portare a risultati contemplabili nel Dpef del 2005 – ha chiesto ai sindacati le loro priorità. Cisl e Uil hanno fatto capire che il primo punto da affrontare è il problema della perdita del potere d´acquisto dei salari e delle pensioni. Renata Polverini, Ugl, ha avvertito: «Le risorse per il nuovo Welfare vanno reperite fuori dal bilancio della previdenza, recuperando i fondi necessari attraverso la lotta al lavoro nero».
          Le organizzazioni imprenditoriali hanno definito il confronto «utile e proficuo». Il direttore generale della Confindustria, Stefano Parisi, ha tuttavia sottolineato l´importanza di arrivare a «una rapida approvazione della riforma previdenziale». Sull´ipotesi di uno slittamento del taglio dei contributi per i giovani neoassunti, Parisi ha osservato che la richiesta degli industriali di introdurre la decontribuzione nella riforma «non è da irresponsabili». Parisi ha poi precisato che per la Confindustria «serve un Welfare più moderno da realizzare non con dei tagli, ma attraverso un riequilibrio della spesa sociale».