«Welfare familiare per ridurre le distanze»

09/08/2010

Paola Profeta (Bocconi): «I salari inferiori? Si investe troppo poco sul lavoro femminile»
MILANO — La prima riflessione è che «negli ultimi dieci anni le donne hanno investito molto in istruzione ma non si assiste a un ritorno di questo impegno». Il dato sul divario salariale emerso dalla relazione di Bankitalia è «preoccupante» per Alessandra Casarico, giovane economista che con Paola Profeta, entrambe professori associati all’Università Bocconi, da anni studia le disparità di genere. Il loro ultimo libro Donne in attesa (Egea), si occupa infatti di donne «in attesa di spazi d’occupazione, di crescita professionale, di potere e ruoli decisionali».
Al di là delle differenze di salario tra uomini e donne, il nodo tutto italiano dell’occupazione femminile è legato alla bassa partecipazione. «Rispetto agli altri Paesi — spiega Paola Profeta — il tasso di occupazione femminile è inferiore. Si tratta spesso di lavori part-time, oppure con forme di contratto a progetto o a tempo determinato che incide quindi sulla qualità del salario. Inoltre, in caso di abbandono, è più facile che ciò accada quando la retribuzione non è buona rispetto ai casi di impieghi più qualificati e remunerati».
Infatti a parità di livello di istruzione, continua Profeta, le differenze tra uomo e donna si assottigliano, così come nelle posizioni di vertice. Il nodo non è tanto lo stipendio in sé a parità di mansioni «sul quale non si può discriminare, perché c’è una legge che ne stabilisce l’uguaglianza, ma sono gli elementi extra salario che premiano un maggiore impegno talvolta precluso alle donne costrette, per l’organizzazione familiare e aziendale, a optare per forme come il part-time. Insomma, si assiste a una sorta di discriminazione statistica — precisa la Profeta — per cui alla fine a parità di merito la politica aziendale finisce per preferire gli uomini alle donne». Questa tendenza è evidente quando si analizzano i ruoli di responsabilità: «Le donne hanno minore accesso alle posizioni di vertice — puntualizza la Casarico —. Dunque si ritorna a un problema di qualità del lavoro. È necessario incrementare la partecipazione femminile nei lavori più stabili».
Insomma, una soluzione può essere individuata nel welfare: «Politiche adeguate per l’infanzia e la famiglia — prosegue la Profeta — consentirebbero alle donne una maggiore libertà lavorativa e questo aiuterebbe a eliminare i differenziali salariali, che sono viziati dal fatto che se uno lavora di meno guadagna di meno. Il problema è che ancora oggi c’è uno sbilanciamento femminile nella cura all’interno della famiglia». Dello stesso parere è la collega Casarico: «Bisogna intervenire su una catena lunga. Certo, per aumentare la presenza delle donne al vertice la strada potrebbe essere più breve con le quote, ma coinvolgerebbe meno persone».