Welfare e sviluppo, i sindacati europei premono sul governo

16/09/2003

      martedì 16 settembre 2003

      Il 4 ottobre manifestazione a Roma della Ces con le tre confederazioni. I movimenti faranno un altro corteo. In settimana incontro col presidente di turno dell’Unione
      Welfare e sviluppo, i sindacati europei premono sul governo

      Giampiero Rossi

      MILANO Sabato 4 ottobre piazza del Popolo sarà europea per un pomeriggio. La Confederazione dei sindacati europei (Ces) porterà infatti in corteo i lavoratori di tutta l’Unione, in concomitanza con l’apertura dei lavori della conferenza intergovernativa che dovrebbe condurre al varo della Costituzione della Ue.
      Una manifestazione tutt’altro che “contro”, ma dai contenuti articolati rispetto al passaggio decisivo che i 25 paesi dell’Unione si apprestano a compiere nei prossimi mesi: un sì convinto ai principi fondamentali (come diritti, lavoro, antirazzismo ed altri), enunciati nella prima parte della bozza di Costituzione elaborata
      dalla Convenzione presieduta da Giscard d’Estaing, ma anche un invito a non fare passi indietro sul piano dei diritti sociali (minacciati dalle politiche di smantellamento del welfare che strisciano in molti paesi Ue) e a compiere, invece, passi convinti per lo sviluppo e per l’occupazione. «Sarà una manifestazione
      europea – tiene a sottolineare Walter Cerfeda, segretario confederale della Ces – animata da delegazioni di lavoratori e sindacati di tutti i paesi, 5000 sono attesi soltanto dalla Francia». E alla quale aderiscono
      anche Cgil, Cisl e Uil. E contemporaneamente è annunciata anche una manifestazione organizzata dai Cobas e dai movimenti. In vista di quel sabato dal sapore continentale, giovedì 18 settembre il presidente Ue di turno incontrerà i vertici della Ces, a partire dal segretario John Monks, e dei sindacati italiani.
      Anche a lui verranno illustrati i dubbi dei rappresentanti dei lavoratori europei: «In tutta Europa si coglie una forte tentazione verso lo smantellamento dello stato sociale -spiega Cerfeda – e di fronte a ciò ci preoccupa, perciò, che i principi nobili contenuti dalla prima parte della bozza di Costituzione non siano ancora adeguatamente sostenuti da strumenti di applicazione, indicati nella seconda e terza parte
      della stessa bozza.
      In particolare non sembra plausibile che tutte le decisioni in materie sociali ed economiche debbano essere
      assunte all’unanimità. Il problema – aggiunge il sindacalista – è che in assenza di unanimità si va verso 25 legislazioni e 25 mercati del lavoro e questo crea il dumping sociale che noi vogliamo a tutti i costi evitare». E poi c’è una richiesta precisa che riguarda lo sviluppo: un margine di flessibilità nel patto di stabilità. «Però
      deve esser sempre Bruxelles a valutare le spese che sono di interesse europeo e quelle che non lo sono», sottolinea la Ces. Poi c’è la ferma richiesta, da parte dei sindacati, per la definizione chiara e univoca
      dei servizi di pubblica utilità, come l’acqua o la formazione di base, per evitare che in futuro tutto diventi privatizzabile, «a scapito di quei fondamentali elementi di civiltà che distinguono l’Europa».