Welfare e statali, primi nodi della manovra

15/09/2004


            mercoledì 15 settembre 2004

            ALLO STUDIO UN NUOVO PIANO DI ASSEGNI FAMILIARI CON 600 EURO PER CHI NE GUADAGNA 10 MILA. OGGI VERTICE CON LE REGIONI
            Welfare e statali, primi nodi della manovra
            Siniscalco pesa i tagli ai ministeri. Maroni: sulle famiglie decido io

            Roberto Giovannini

            ROMA. Continua il conto alla rovescia verso il varo della Finanziaria 2005. Ieri il ministro dell’Economia Domenico Siniscalco ha discusso a lungo con il suo collega della Funzione pubblica Luigi Mazzella, confermando puntigliosamente che risorse per rimpolpare i futuri contratti del pubblico impiego non ci sono. Un messaggio ai sindacati, ma un messaggio rivolto anche a tutti i ministri di spesa, con cui nei giorni a venire Siniscalco si incontrerà: sulla questione del tetto del 2% all’aumento (nominale) della spesa pubblica non ci sono margini di trattativa. A meno di dire addio ad almeno 7 dei 24 miliardi di euro di manovra sui conti pubblici che serviranno per far quadrare i numeri della Finanziaria 2005. Stesso ragionamento vale per la cosiddetta «manutenzione fiscale», ovvero la modifica degli studi di settore per i lavoratori autonomi che dovrebbe portare 5 miliardi, che non piace al sottosegretario leghista alle Finanze Daniele Molgora.

            Oggi Siniscalco vedrà il responsabile dell’Istruzione Letizia Moratti, e al ministro – che in realtà vorrebbe un ritocco al rialzo degli stanziamenti – ripeterà lo stesso discorso: la decisione di bloccare la spesa è stata «bollinata» dallo stesso Consiglio dei ministri, e all’unanimità. Cambiare strada, nonostante i prevedibili malumori, non si può. Anche se Siniscalco sa benissimo (e gradualmente i suoi colleghi se ne stanno accorgendo) che il «tetto» creerà grandissime difficoltà ai ministeri. Tenendo conto che le spese cosiddette «obbligatorie» non potranno essere riviste e ridotte, per far quadrare i conti i ministri saranno costretti ad agire giocoforza sulle spese discrezionali, che dunque subiranno una sforbiciata del 25-30%. Sempre oggi è in programma un incontro tra il superministro e una delegazione delle Regioni: anche qui è prevedibile qualche tensione, se è vero – come dicono i bene informati – che Siniscalco abbia intenzione di imporre un drastico giro di vite sui trasferimenti (e la spesa) regionale per la sanità. Sia pure in cambio di un possibile via libera all’aumento dell’addizionale Irpef regionale.


            Un malumore che traspare anche dalle parole del ministro del Welfare Roberto Maroni, che ha trovato sui giornali alcune anticipazioni su un piano del Tesoro per modificare il sistema degli assegni familiari, rendendolo più generoso con l’iniezione di un miliardo di euro di cui dovrebbero beneficiare soprattutto i contribuenti cosiddetti «incapienti», ovvero coloro che hanno un reddito così basso da non poter sfruttare le detrazioni fiscali. Per il settore dello Stato sociale «è il mio ministero che fa proposte – puntualizza Maroni – che verranno sottoposte a tutto il governo, in primis al Presidente del Consiglio e al ministro dell’Economia nelle riunioni sulla Finanziaria».


            Una replica piccata, quella di Maroni, che non commenta le anticipazioni dei giornali: «Facciamo la rassegna stampa – dice – ci può essere qualche buona idea. Ma sui temi sociali abbiamo noi la competenza a fare proposte». Tra queste ci sono anche misure per finanziare i «nidi» nelle aziende e la creazione di un fondo per favorire l’acquisto di case da parte delle giovani coppie, su cui però si dovrebbe coinvolgere in qualche modo le Regioni.


            E vediamo queste ipotesi allo studio del Tesoro: come detto, si pensa a una revisione del sistema degli assegni familiari, che oggi vengono versati a 4.250.000 famiglie italiane, con erogazioni che – a seconda del reddito e della composizione della famiglia – variano dai circa 12 ai 965 euro al mese. Per quanto riguarda i nuclei familiari monoreddito che non superino i 10-11.000 euro di reddito annuo si pensa ad innalzare l’assegno a circa 600 euro mensili medi. Per farcela, servirà un miliardo di euro aggiuntivi. Vero è, riferiscono fonti dell’Economia, che per adesso è assolutamente prematuro ragionare sul tema: questa o altre misure (detrazioni, coefficiente familiare e così via) verrebbero inserite come correttivo di equità all’interno della riforma fiscale. Dunque, prima bisogna trovare le risorse per la riforma, e solo dopo si potrà definirne i meccanismi. Tra cui una possibile revisione degli assegni familiari.