Welfare, è scontro tra Billè e D’Amato

18/10/2001



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Welfare, è scontro tra Billè e D’Amato
Parte male il confronto governoparti sociali su flessibilità e pensioni. La Confcommercio contesta l’uso della delega
la riforma

RICCARDO DE GENNARO


ROMA – Non parte sotto i migliori auspici il confronto, che sarà avviato oggi a Palazzo Chigi, tra governo e parti sociali su mercato del lavoro e pensioni. Da un lato, il fronte imprenditoriale si presenta spaccato per la defezione della Confcommercio dal gruppo capitanato dalla Confindustria, che ha inviato una lettera congiunta al premier Berlusconi con i suoi «desiderata». Dall’altro lato, partono le prime schermaglie, non di facciata, tra il leader della Cgil, Sergio Cofferati, e il titolare della «vertenza» per il governo, il ministro del Welfare, Roberto Maroni, il quale ieri ha scelto di convocare al tavolo, per ora, sul versante imprenditoriale, soltanto le sigle firmatarie del documento unitario, suscitando una dura reazione della Lega Coop e imbarazzo nella stessa Confcommercio.
Il fulcro della polemica – che divide nella sostanza Confcommercio e Confindustria ed è segnale di forte attrito tra il governo e i sindacati, che hanno già minacciato lo sciopero generale – è l’ipotesi di ricorso alla delega sulle pensioni da parte dell’esecutivo in caso di mancanza di un accordo con le parti sociali entro il 15 novembre. «La scelta della legge delega è sbagliata – ha detto ieri Cofferati – nelle mani di questo governo serve a togliere sostanza al confronto con le parti sociali e ad esautorare il Parlamento». Maroni ha replicato: «Mi sembra che la pretesa di decidere come il governo tecnicamente possa tradurre in legge le proprie proposte sia un po’ eccessiva da parte di Cofferati».
Nella loro lettera congiunta a Berlusconi, Confindustria, Abi (banche), Ania (assicurazioni), Confartigianato e Confagricoltura, favorevoli alla legge delega sulle pensioni, elencano gli obiettivi che giudicano prioritari: riduzione del carico fiscale e contributivo per le imprese, riorganizzazione della pubblica amministrazione «soprattutto attraverso il passaggio ai privati di attività che oggi lo Stato ha in esclusiva» (come l’Inail?), introduzione della flessibilità in uscita (leggasi licenziamenti senza giusta causa con il solo risarcimento monetario del lavoratore), nuova riforma «strutturale» delle pensioni. La Confcommercio, questa volta, si è dissociata. Dice infatti no a «pericolose scorciatoie» nel dialogo sociale, no al ricorso a leggi delega, priorità alla riforma fiscale rispetto a tutte le altre.