Welfare. È scontro sul futuro del Tfr

26/11/2001

Il Sole 24 ORE.com





    Maroni rivede i piani dopo il no del Tesoro: mai ipotizzata la possibilità di destinarne una parte per finanziare ammortizzatori sociali

    È scontro sul futuro del Tfr
    Confindustria: senza riforme vere le liquidazioni non si toccano – Nella delega il riassetto degli enti
    Marco Rogari
    ROMA – L’unico elemento certo è che non meno del 50% delle liquidazioni future sarà destinato ai fondi pensione. Ma sull’uso delle altre quote del Tfr lo scontro diventa acceso. E soprattutto il confronto tra i ministri Roberto Maroni e Giulio Tremonti si fa sempre più serrato. Ieri Maroni si è affettato ad affermare che in nessun documento del Governo è prevista l’ipotesi i trasformare una fetta delle liquidazioni in ammortizzatore sociale e a smentire che questa ipotesi sia stata "partorita" dal Welfare: «Saranno le parti sociali a decidere». Una soluzione non affatto gradita ai sindacati e tanto meno al Tesoro. Che punta e destinare una fetta del Tfr in busta paga e il resto ai fondi pensione per rilanciare le privatizzazioni (con la cartolarizzazione). Ma anche Confindustria boccia questa opzione e, in generale, il piano-Maroni: «Senza una riforma vera delle pensioni il Tfr non si tocca», ha detto il direttore generale Stefano Parisi. Secondo Parisi «se si deve mettere in gioco il Tfr è perché si riduca il peso della previdenza pubblica dal punto di vista dei suoi costi, per fare spazio ad una previdenza privata, quella integrativa». E aggiunge: «Se il Governo vuole rinunciare a fare una riforma vera, rinunci pure. È un problema del rapporto del Governo con le istituzioni internazionali che chiedono a gran voce la riforma». Anche i sindacati sono contrari a un utilizzo delle liquidazione, il cui flusso annuale è di 13,9 miliardi di euro, in qualità di ammortizzatore sociale (che era stato prospettato nel corso della confronto tecnico al Welfare). Cgil, Cisl e Uil bocciano anche l’intenzione del Governo di aprire una "fase due" dopo il varo della delega, come è previsto dal documento preparato da Maroni (v. «Il Sole-24 Ore» di ieri) per aprire una «verifica» supplementare sui temi più "caldi": tagli ai contributi, estensione del metodo contributivo per il calcolo della pensione e, se possibile, disincentivi per le "anzianità". Ma la Cisl apre al ministro del Welfare affermando che sul piano in cinque punti «l’accordo è possibile». Resta da vedere se il documento preparato dal ministro del Welfare otterrà il via libera di Tremonti. Ad alimentare le voci di possibili dissidi tra i due ministri è anche il "giallo" del mancato incontro sul piano preparato da Maroni, che però, secondo alcune voci, sarebbe stato in calendario nella tarda serata di ieri. Quello che appare certo è che il ministero dell’Economia resta favorevole a incanalare il Tfr sui fondi pensione per "spingere" le privatizzazioni e in busta paga per rilanciare in consumi (prevedendo anche una riduzione dell’Irap per compensare le imprese) e a continuare a sondare il terreno con le parti sociali per realizzare misure strutturali: riduzione delle aliquote contributive e interventi sulle "anzianità" seppure solo con una funzione di "paracadute" nel caso gli incentivi per rinviare i pensionamenti non funzionassero. Ma Maroni ribadisce che sulle "anzianità" non si cambia: «Il sistema rimane quello disegnato dalla legge Dini». Al ministero dell’Economia, comunque, gettano acqua sul fuoco: «Non è in corso nessuno scontro nel Governo». ma ammettono che «sull’utilizzo del Tfr è in atto un confronto». Anche Maroni conferma che il clima è di confronto costruttivo: «Tutto procede bene, abbiamo concordato il testo con il ministero dell’Economia. la prossima settimana presenteremo le proposte alle parti sociali». Che sono articolate in cinque punti e lasciano aperta la porta a una "fase due". Ieri Maroni ha detto che con la liberalizzazione dell’età non ci sarà alcun tetto ai pensionamenti, smentendo l’ipotesi di prevede un limite a 70-72 anni. E ha affermato che per gli aumenti dell"minime" a 516 euro mensili l’emendamento è pronto da tempo è che la platea dei beneficiari resterà quella annunciata nei giorni scorsi. Analoga la situazione per la sanatoria degli indebiti Inps. La Confartigianato, intanto, chiede al ministro che il confronto sulla riforma non si deve esaurire solo con i sindacati. Riforma che dovrebbe essere realizzata per delega. E sempre per delega (forse nello stesso "collegato" sarà varato il riordino degli enti previdenziali che è imperniato sulla trasformazione della figura del direttore generale in amministratore delegato e sulla fusione "operativa" di Cda e Civ in un organismo unico.
    Sabato 24 Novembre 2001
 
 
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