Welfare: braccio di ferro cercando l’intesa

27/11/2007
    martedì 27 novembre 2007

    Pagina 5 – Economia

    Welfare
    Braccio di ferro cercando l’intesa

      Governo al lavoro per trovare una mediazione sui contratti a termine. Oggi si decide sul ricorso alla fiducia

        di Bianca Di Giovanni/ Roma

        REBUS Una mediazione sui contratti a termine. Questa la carta che il governo sta giocando per salvare protocollo e Parlamento. È l’ultima indiscrezione di una giornata fitta di contatti tra Camera e Palazzo Chigi, in attesa del rientro del premier. In serata Romano Prodi, rientrato dal giro in Medio oriente concluso con una «tappa» in Francia, ha vito i ministri Tommaos Padoa-Schioppa, Vannino Chiti, Cesare Damiano e il sottosegretario Enrico Letta, che in giornata avevano incontrato gli autonomi (Commercianti e artigiani) e i parlamentari. Oggi nuovi contatti con Confindustria e sindacati, poi la decisione. Tre le ipotesi in campo. Se si trova l’intesa nella maggioranza sulle parti da far passare e quelle da emendare, si potrebbe anche escludere la fiducia, come ha chiesto ieri Rifondazione e come in serata ha dichiarato Tiziano Treu. In caso contrario la blindatura è necessaria, e qui resta il rebus tra il testo originario e quello varato dalla commissione con qualche «aggiustamento». «Un terzo testo non esiste – protesta Gianni Pagliarini, presidente di Commissione – Io difendo il lavoro fatto in Parlamento e non accetto che si cancellino solo le proposte di una parte. Se c’è da cancellare, che si cancelli tutto allora. Se si tratta solo di modifiche tecniche, è un altro discorso».

        In effetti è assai strano che tutto il dibattito si sia sviluppato solo su un paio di emendamenti della sinistra dell’Unione, mentre la trentina di modifiche ottenute (anche attraverso pesanti altolà) dai centristi continuino a passare sotto silenzio. Qualche esempio? Il partito più «schizofrenico» è l’Udeur, che con Clemente Mastella grida al tradimento del Patto, mentre in commissione chiede modifiche e minaccia di non votare se non passano. Così i mastelliani ottengono la deroga sul job on call per lo spettacolo e il turismo (votata anche da Ulivo e centro-destra) e l’ampliamento della previdenza complementare alle casalinghe. Anche l’Udc, che grida alla salvaguardia dei conti, aveva presentato una misura che abbassava a 70 i turni di notte (dagli 80 previsti) per rientrare nella categoria degli usuranti. Insomma, le contraddizioni fioccano.

        In Aula Damiano invita ad abbassare i toni e a restare al merito delle questioni sollevate. «Il governo in queste ore è impegnato a trovare un giusto punto di equilibrio – ha spiegato – prosegue i suoi contatti con le parti sociali perché non solo vogliamo tenere la rotta e la sostanza ma vogliamo trovare anche il massimo di convergenza». Anche il relatore Giulio Del Bono parla di modifiche marginali, che non tradiscono il Protocollo. In serata il clima appare più sereno. Nelle stanze dei bottoni prende corpo una proposta che potrebbe convincere Confindustria e piacere anche alla sinistra. Eliminare il limite degli 8 mesi per la deroga sui contratti a termine e demandare alle parti sociali l’individuazione del tetto. Solo in assenza di intesa scatterebbe un termine di legge. Sarebbero fatte salve le altre modifiche votate dalla commissione (lavori usuranti, job on call, staff leasing) su cui si è acceso il dibattito. Questa soluzione, insieme alle rassicurazioni nei confronti di Lamberto Dini sul mantenimento dei saldi, potrebbe consentire di uscire dall’impasse e aprire la strada a un testo su cui non occorrerebbe neanche la blindatura. Secondo altre fonti, però, si starebbe lavorando anche sugli ususranti, con il reintegro del vincolo delle 80 notti, per convincere Dini. Ma cancellare due delle sole tre proposte dell’ala sinistra sembra difficile da far digerire a tutta la coalizione. O gli interventi sono limitati, o saltano anche le correzioni dei centristi, con il ritorno al testo originario. Oggi alle 14, alla ripresa dei lavori in Aula, si scioglieranno gli ultimi nodi.