Welfare al voto: urne aperte, orizzonte più sereno

08/10/2007
    lunedì 8 ottobre 2007

      Pagina 3 – Economia

        Welfare al voto

        Urne aperte, orizzonte più sereno

          Tre giorni per decidere. Venerdì i risultati. Nell’attesa, si ammorbidiscono i contrasti

            di Roberto Rossi / Roma

            D’ACCORDO Quando oggi, in corrispondenza del primo turno di lavoro, si apriranno le urne per il referendum sul protocollo del welfare firmato il 23 luglio scorso, i lavoratori dovranno tenere conto di un piccolo ma essenziale particolare: quell’accordo verrà modificato. Non stravolto, ma ritoccato alla prima occasione utile. E cioè al Consiglio dei ministri del 12 ottobre quando i risultati della consultazione saranno stati già resi noti. E sembra che l’intesa sarà modificata con la benedizione di tutti. Anche con quella di una guardinga Fiom, che sul “protocollo Damiano” aveva rotto per la prima volta con la Cgil, oggi possibilista stando alle parole del suo segretario Gianni Rinaldini.

            D’altronde per tutto il week end il ministro del Lavoro Cesare Damiano si è mosso nella direzione di un’intesa. Sollecitato dall’ala sinistra della maggioranza, Damiano ha dato spazio per l’apertura di due varianti in corso d’opera. La prima riguarda i contratti a termine dove l’obiettivo è «di confermare i 36 mesi come limite massimo per il lavoro a tempo determinato con la deroga assistita presso la direzione provinciale del lavoro. L’interesse di tutti è evitare gli abusi e i rinnovi all’infinito». La seconda è data dalle definizione di lavori usuranti, e cioè tutti quegli impieghi che garantiscono una pensione anticipata. «L’elenco previsto dal testo – spiega Damiano – è puntuale e prevede già fattispecie come il lavoro notturno e quello vincolato tipico delle catene di montaggio. Il vincolo fondamentale a questa misura sono i 2,5 miliardi di risorse stanziate nell’arco dei prossimi 10 anni». Dal vincolo finanziario, come ha ribadito ieri il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa nel corso della trasmissione “In mezzora”, non si esce. Ogni discussione sarà fatta con i soldi sul tavolo.

            Ma oltre ai soldi, sulla bilancia delle modifiche verrà pesato anche il risultato finale del referendum. La forza contrattuale delle forze politiche contrapposte la stabiliranno i lavoratori. Dato per scontato il successo del “sì”, è chiaro, fanno notare i sindacati, che se dalle urne, come molti auspicano, uscirà una maggioranza compatta (calcolata oltre il 65%) la forza persuasiva di Rifondazione comunista, tanto per citarne una, sarà molto limata.

            E con un risultato forte e delle modifiche appropriate nessuno alzerà le barricate. Forse neanche la Fiom. «Qualsiasi ipotesi di miglioramento non può che essere valutata positivamente» ha detto Rinaldini. Aggiungendo, però: «Voglio capire quali siano i possibili miglioramenti».

            E neanche la Cisl nonostante la forte presa di posizione del suo segretario generale Raffaele Bonanni che ieri ha parlato di «tempo scaduto» di un «accordo ormai fatto» non vedendo poi nessuna ragione «per ricominciare da capo su questa storia».

            Che forse venerdì vedrà scritta la parola fine. Sempre che, ha ricordato il segretario della Cgil Guglielmo Epifani «le forze politiche, la maggioranza e tutto il quadro politico si comporti con coerenza».