Weklfare. Il ruolo chiave della Cisl per il summit di lunedì

26/11/2001

Il Sole 24 ORE.com





    Il ruolo chiave della Cisl per il summit di lunedì
    Massimo Mascini
    ROMA – Si preannuncia molto delicato e difficile l’incontro che hanno in programma lunedì Silvio Berlusconi e i sindacati. Non dovranno solo decidere cosa fare dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, l’argomento al centro della riunione. Dovranno definire i rapporti di forza, di alleanza, di contrapposizione tra il Governo in carica e le forze sociali, per adesso e, con tutta probabilità, negli anni a venire. In ballo non c’è infatti solo quell’aspetto della delega che il Governo si appresta a chiedere per la riforma del mercato del lavoro, ma l’insieme di quella che si chiamava concertazione e che l’Esecutivo ha ribattezzato dialogo sociale, senza peraltro cambiarne la sostanza, salvo la forte determinazione a non accettare veti. Una politica che stava dando frutti molto abbondanti se sia per la parte previdenziale che per la riforma del mercato del lavoro stavano maturando le possibilità di un accordo esteso, fino a quando non è entrato in campo l’articolo 18. Le posizioni su questo punto sono note, soprattutto è nota la determinazione del sindacato, schierato contro qualsiasi manomissione della regola stabilita trentuno anni fa sul reintegro dei lavoratori licenziati senza giusta causa. Se il Governo cambia quella norma cade tutto l’insieme del dialogo, per la previdenza, per il mercato del lavoro, per il fisco e più in generale sulla politica economica che l’Esecutivo sta realizzando. Questo almeno a sentire i leader sindacali alla vigilia dell’incontro: poi bisognerà vedere cosa accadrà, quali decisioni effettivamente ciascun sindacato prenderà nel caso in cui non si arrivi a un accordo. L’unico sindacato sul cui comportamento è possibile scommettere è la Cgil. La confederazione di Sergio Cofferati si è schierata senza esitazioni contro la politica di questo Governo. La sua bocciatura della delega per la riforma del mercato del lavoro è stata totale. Non è possibile quindi che Berlusconi riesca a cambiare questa posizione così drastica. Qualsiasi tentativo di mediazione tenterà, e ci proverà certamente, non colpirà nel segno. Probabilmente non basterebbe nemmeno la rinuncia alla revisione dell’articolo 18, proprio perché il dissenso è più ampio, è generalizzato sull’insieme della politica economica. Non è una posizione basata solo sul colore politico del Governo, perché le critiche che vengono espresse attengono tutte al merito, ma certamente il dissenso è esteso. Più in difficoltà è la Uil. Luigi Angeletti è sempre stato chiaro. La sua contrarietà a rivedere l’articolo 18 precisa. Ma questa confederazione ha anche un passato di attenzione al merito da non dimenticare, sui contratti a termine ha assunto un atteggiamento analogo a quello della Cisl consentendo, sulla base delle contropartite che riusciva a ottenere, la determinazione dell’avviso comune che ha consentito al Governo di intervenire. Il suo atteggiamento dipende quindi anche dal tipo di mediazione che Berlusconi potrà, se lo vorrà, avanzare. Sembra difficile che passi dentro la Uil una posizione possibilista, ma non è da escluderlo. I maggiori problemi comunque sono della Cisl, questo è indubbio. Perché all’interno della confederazione esiste una componente, non organizzata, ma non per questo meno forte, che non crede necessaria una battaglia all’ultimo sangue contro il Governo a fianco della Cgil, nemmeno sul tema dei licenziamenti. La riunione dell’esecutivo confederale di due giorni fa ha resa esplicita una dialettica prima sotterranea, che lo stesso Pezzotta ha annunciato di voler tenere in considerazione. Il leader della Cisl è sostenuto dalle grandi federazioni del Centro-Nord e dalle categorie dell’industria (ma la geografia della confederazione è molto più complessa e l’indicazione va presa con mille distinguo). Il punto sul quale si concentreranno tutte le pressioni dunque è proprio Pezzotta, questo mite bergamasco che però sembra avere tutte le caratteristiche necessarie a una battaglia lunga e difficile. La sua segreteria generale, nata quasi casualmente, spinta da un Sergio D’Antoni che cercava un amico più che un leader, è certamente adesso arrivata al momento della verità. Qui si capirà se il segretario ha la possibilità di tenere unita la confederazione nei prossimi anni e quindi il calore delle battaglie che la Cisl porterà avanti assieme al resto del sindacato.
    Sabato 24 Novembre 2001
 
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