Comunicati Stampa

Voucher e lavoro domestico, alcune precisazioni

23/11/2015

In molti hanno visto il 22 novembre scorso il servizio di Report, “Nero a metà”, che ha avuto il merito di comunicare al grande pubblico televisivo tutte le contraddizioni e i rischi dei buoni lavoro – i cosiddetti “voucher”, che dovrebbero essere limitati alle prestazioni di lavoro occasionale o accessorio, mentre ormai dilagano senza alcun controllo.

La Filcams e la CGIL sono mesi che cercano di dare l’allarme, preoccupati dalla progressiva liberalizzazione di questo strumento e dalla totale assenza di controlli: “Non possiamo che essere contenti che Report decida di dedicare una piccola inchiesta a questo fenomeno” afferma la Filcams Cgil Nazionale.

“Non abbiamo tuttavia condiviso la raffigurazione che viene fatta del lavoro domestico, descritto come il settore in cui sarebbe auspicabile e utile un utilizzo massiccio dei voucher, per semplificare la vita ai datori di lavoro, che in questo caso sono i privati e le famiglie.”

In un settore come quello del lavoro domestico, pur peculiare e non comparabile con gli altri, è importante distinguere tra prestazione occasionale e rapporto di lavoro subordinato e continuativo. Tra l’altro, in un settore afflitto da alta incidenza di lavoro nero e da una estrema fragilità delle lavoratrici, in gran parte donne e in gran parte migranti, il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro offre una cornice certa di diritti e tutele, indispensabili a salvaguardare la dignità del lavoro e di chi lo svolge,

Una collaboratrice familiare, sebbene impegnata per poche ore settimanali, ma con un rapporto continuativo, è comunque una lavoratrice subordinata e ha diritto ad essere assunta regolarmente con l’applicazione di un contratto nazionale e tutto ciò che ne consegue, incluso il diritto a usufruire della Naspi, ove ve ne siano i requisiti.

“Non condividiamo fra l’altro l’idea che, in nome di una presunta semplificazione, si possa incentivare l’uso dei buoni lavoro al posto di una regolare assunzione” prosegue il sindacato, “operazione che non comporta alcun costo aggiuntivo e che si può effettuare on line in maniera molto semplice e senza appesantimenti burocratici. Infine, anche dal versante dei costi, il pagamento tramite voucher non comporta alcun risparmio per le famiglie, a meno che non li si utilizzino per mascherare il lavoro nero.”

“Come affermiamo da tempo, le famiglie in quanto datori di lavoro, debbono essere aiutate mediante altre operazioni, quali la deducibilità fiscale degli oneri (non solo contributivi) e incentivi alla regolarizzazione ed emersione.”

“Continuiamo a chiedere” conclude la Filcams Cgil, “che si reintroducano vincoli qualitativi alla definizione di lavoro accessorio, non solo per il lavoro domestico ma per tutti gli altri settori in cui è ormai evidente l’abuso che si fa di voucher, e che venga riportato il tetto annuale di reddito ai 2000 euro per l’utilizzo di questo strumento nel settore domestico.”

In mancanza di questi vincoli, il voucher finisce per essere un incentivo all’irregolarità, mentre nelle intenzioni del legislatore avrebbe dovuto favorire l’emersione del lavoro nero.