Voltare pagina in tempi rapidi

15/11/2002




          15 novembre 2002

          ITALIA-LAVORO
          Voltare pagina in tempi rapidi


          di Michele Tiraboschi

          È ripreso in questi giorni al Senato l’esame del disegno di legge 848 con la delega al Governo in materia di occupazione e mercato del lavoro. Rispetto alle novità introdotte alla Camera uno dei punti che ha sollevato maggiori perplessità in sede di commissione Lavoro è la inclusione di consulenti del lavoro, enti locali, università e istituti di scuola secondaria di secondo grado tra i soggetti che possono essere abilitati allo svolgimento di attività di incontro tra domanda e offerta di impiego. Eppure si tratta di una previsione coerente con l’obiettivo della delega, che è quello di realizzare un sistema efficace e razionale di strumenti intesi a garantire trasparenza ed efficienza al mercato e a migliorare le capacità di inserimento professionale dei disoccupati e di quanti sono in cerca di una prima occupazione. Un obiettivo a cui ci richiamano da alcuni anni le autorità comunitarie, in sede di attuazione della Strategia Europea per la occupazione, e che, almeno a parole, pare condiviso da tutti; salvo poi verificare persistenti resistenze all’idea di valorizzare le enormi potenzialità non solo dei privati, ma anche di quegli operatori pubblici a cui non sono affidati compiti di mediazione tra domanda e offerta e che pure possono giocare un ruolo decisivo nella prospettiva della riattivazione del mercato del lavoro. L’estensione ai consulenti del lavoro potrà dare luogo a delicati problemi di equilibrio rispetto al ruolo e alle funzioni degli altri operatori privati. Ma si tratta di un passaggio obbligato nella prospettiva della costruzione di un mercato aperto e concorrenziale che oggi è praticamente inesistente. I consulenti del lavoro sono professionisti qualificati, ben radicati sul territorio, e che già oggi possono realizzare un positivo incrocio tra domanda e offerta contribuendo a contrastare quelle diffuse forme di abusivismo denunciate nel Libro Bianco e che tanto incidono sulle inefficienze del nostro mercato del lavoro. L’estensione ai soggetti pubblici, quali enti locali, università e istituti di scuola secondaria si propone per contro di potenziare, e qualificare, la presenza pubblica sul mercato del lavoro. Si tratta di rendere più trasparenti funzioni già oggi positivamente esercitate da taluni operatori pubblici. Ricordo, in particolare, lo Sportello Milano Lavoro, che da alcuni anni opera in convenzione con la Provincia sul versante della ottimizzazione dei canali di incrocio tra domanda e offerta di lavoro rispetto alle categorie svantaggiate. Per non parlare poi del ruolo strategico di raccordo tra percorsi formativi e mondo delle imprese svolto dalle università e dagli istituti di scuola secondaria che oggi si realizza mediante l’esperienza dei tirocini formativi e di orientamento e che, una volta approvata la delega, potrà estendersi ad altre funzioni di collocamento mirato e inserimento al lavoro. Il problema delle università non è tanto – o solo – quello di poter disporre di adeguati finanziamenti pubblici. Ciò che davvero serve è una politica volta ad aprire le università al territorio: sia per assicurare la coerenza dei corsi di studio con le esigenze di nuove professionalità che emergono dalle attuali forme di organizzazione del lavoro sia per finalizzare la ricerca alle richieste di innovazione e modernizzazione provenienti dal tessuto economico-produttivo e sociale del Paese. Anche per questo motivo va accolta positivamente l’altra novità contenuta nella delega, e cioè la possibilità di abilitare le università a funzioni di certificazione in materia di rapporti di lavoro, al pari degli enti bilaterali e di altre strutture pubbliche aventi competenze in materia. Una intuizione fondamentale nella prospettiva di un proficuo dialogo tra università e territorio circostante, peraltro già sperimentata con successo in riferimento alla figura dell’assistente alla persona disabile e alla famiglia, grazie al sostegno della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, che per prima si è resa disponibile ad applicare su base volontaria un ingegnoso sistema di certificazione dei rapporti di lavoro, volto a contrastare forme di lavoro nero, messo a punto lo scorso anno dalla cattedra di diritto del lavoro della Università di Modena e Reggio Emilia. Naturalmente, per gli operatori pubblici e privati abilitati all’incrocio tra domanda e offerta di lavoro occorrerà individuare idonei requisiti, soggettivi e oggettivi, che consentano di pervenire a un unico regime autorizzatorio, modulato in funzione del tipo di attività svolta e in relazione alla natura dell’intermediario. Ma per fare questo occorre rapidamente voltare pagina e rimuovere definitivamente quegli impedimenti normativi e quelle resistenze culturali che sono poi la vera causa delle inefficienze del nostro mercato del lavoro e della proliferazione di una pletora di pseudo-agenzie di intermediazione prive di requisiti minimi di affidabilità e trasparenza.